Neve, cani e slitte…eccovi lo sleddog

La corsa più famosa è l'Iditarod: prevede un percorso lungo ben 1800 km a -40°, senza bussola ne altri aiuti.

La corsa più famosa è l’Iditarod: prevede un percorso lungo ben 1800 km a -40°, senza bussola ne altri aiuti.

Ci sono esperienze talmente suggestive che, anche se vissute da bambini, restano impresse in modo vivido nella nostra memoria. Poco fa mi è caduto l’occhio su una videocassetta (ebbene si…un’ “antica” videocassetta) sulla quale c’è scritto “Sleddog” e mi è venuto in mente un pomeriggio di tanti anni fa, passato tra gli husky e le slitte. La parola sleddog, infatti, è composta da sled (slitta) e dog (cane). Potete trovare la parola sleddog, sled dog o sled dog racing, se vi piacciono le corse con i cani da slitta e volete informarvi su dove e come si svolgono. Si hanno notizie di slitte trainate dai cani fin dal 2000 a.C., ma la prima gara risale al 1911 quando il norvegese Roald Amundsen divenne la prima persona a raggiungere il Polo Sud.

Comunemente si pensa che solo gli husky vengano usati per trainare le slitte ma non è così. Vi sono diverse razze che si sono dimostrate idonee a questo tipo di compito e non tutte sono riconosciute dall’ American Kennel Club. L’Alaskan Husky, ad esempio, è molto usato nelle gare ma viene considerato un tipo o categoria di cane, non una razza vera e propria. In una muta di cani da slitta potremmo trovare i conosciutissimi Siberian Husky ed Alaskan Malamute, oppure i meno famosi Canadian Inuit Dog, Chinook, Eurohound (un mix tra un Alaskan Husky ed un pointer), Samoiedo, Tamaskan Dog ed altri ancora. Sono tutti cani selezionati per avere una grande resistenza fisica sia alla fatica che al freddo intenso.

Le gare più importanti si svolgono nell’America del Nord, in Canada e nel Nord Europa. La corsa più famosa è l’Iditarod: prevede un percorso lungo ben 1800 km a -40°, senza bussola ne altri aiuti. Ci vogliono due settimane per fare tutto il percorso. Vi lascio quindi immaginare che tipo di preparazione venga richiesta al conduttore ed ai suoi cani… Ovviamente i principianti potranno partecipare ad altri tipi di gare: più brevi e con percorsi meno pericolosi. Solo dopo molti anni di esperienza e dopo aver superato una difficilissima selezione un conduttore può partecipare all’Iditarod. Continue reading

I cani di Fukushima

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A cura di Anna De Romita – educatrice cinofila Bari

Quanti di voi ricordano la tragedia del disastro nucleare avvenuto nella centrale di Fukushima in Giappone, nel marzo 2011? Molti…probabilmente tutti voi. Ma quanti ora, a distanza di quasi due anni, si domandano cosa stia accadendo lì e, soprattutto, se tutti gli animali, tra cui i cani, siano ora curati e “in sicurezza” come le persone…e se abbiano partecipato anch’essi ai programmi di evacuazione?

Ebbene, a giudicare dalla presenza di carcasse animali e di branchi molto numerosi di cani sembra proprio che la salvezza e il benessere dei nostri amici a quattro zampe non siano state delle priorità del governo giapponese. Secondo le denunce di volontari e membri di associazioni come United Kennel Club of Japan le dichiarazioni delle autorità locali circa i programmi di cattura e accoglienza in centri specializzati di tutti gli animali abbandonati a Fukushima sarebbero da rivedere e sottoporre a dura critica. Continue reading

I cani riconoscono i volti degli altri cani attraverso le immagini

Ma i cani possono riconoscere un loro simile soltanto guardando l’immagine di un altro cane anche se di razza diversa?

Ma i cani possono riconoscere un loro simile soltanto guardando l’immagine di un altro cane anche se di razza diversa?

Gli animali di una stessa specie per natura sono portati a riunirsi per la vita sociale.

Solitamente gli individui della stessa specie si riconoscono e sono più attratti da immagini di altri individui sempre della stessa specie rispetto a quelli di specie diverse.

Sappiamo bene che i cani si riconoscono, lo notiamo quando andiamo in passeggiata e il nostro cane rivolge la sua attenzione ad una altro cagnolino anche se questo si trova molto distante…ma in questo caso entrano in gioco fattori olfattivi ed uditivi.

Ma i cani possono riconoscere un loro simile soltanto guardando l’immagine di un altro cane anche se di razza diversa?

La dottoressa Autier-Derian della Scuola Nazionale di Veterinaria di Lione in Francia e il suo team di ricercatori hanno studiato questo fenomeno tra cani domestici. Tra i cani domestici ci sono moltissime razze riconosciute e queste sono razze molto diverse tra loro, conosciamo i cani molto pelosi, quelli con il pelo corto (senza considerare il colore), cani con il muso corto e cani con il muso lungo, le orecchie sono diverse e così via… Continue reading

Bambini cresciuti con i lupi (parte seconda)

Kamala costituisce un buon esempio di come venivano percepiti i bambini-lupo dalla società e di quali risultati si ottennero nell'educarli.

Kamala costituisce un buon esempio di come venivano percepiti i bambini-lupo dalla società e di quali risultati si ottennero nell’educarli.

Prima che la psichiatria facesse luce su alcuni punti particolarmente oscuri della psiche umana, vi sono stati secoli di buio attorno a determinati fenomeni. Ecco perché, leggendo le cronache dell’epoca, le troviamo piene di “mostri” di ogni genere e tipo. Malformazioni fisiche di tipo raro, disagi psichici causati da eventi dolorosi, difficoltà a rapportarsi con il contesto socio-culturale della propria epoca: da qui nacquero quelle storie-leggende che sono giunte fino a noi.

Per quanto riguarda i bambini-lupo, al giorno d’oggi sappiamo che in molti casi si trattava di bambini affetti da schizofrenia o autismo o, più in generale, di bambini affetti da handicap percettivi ed intellettuali. Nell’India degli anni ’20 furono ritrovate e prese in cura da un missionario britannico due bambine cresciute con i lupi: Kamala e Amala. La prima al momento del ritrovamento aveva circa 8 anni, la seconda 18 mesi. Amala morì dopo aver trascorso un anno nell’orfanotrofio della missione, mentre Kamala visse fino ai 17 anni. Proprio per il fatto di aver trascorso una decina d’anni con il missionario e sua moglie, i quali non smisero mai di tentare di insegnarle a parlare e a comportarsi in modo meno animalesco, Kamala costituisce un buon esempio di come venivano percepiti i bambini-lupo dalla società e di quali risultati si ottennero nell’educarli. Questa bambina non imparò mai a parlare. Però riusciva ad emettere una trentina di suoni (decisi da lei in modo arbitrario) ai quali corrispondeva un oggetto. Quando emetteva questi suoni non lo faceva in modo interrogativo, cioè non li si poteva considerare delle vere e proprie domande, ma piuttosto continuava a ripetere il suono in questione fino a che non otteneva ciò che voleva. Come se noi iniziassimo a ripetere “acqua, acqua, acqua” fino a che qualcuno non ci porta ciò che vogliamo o non lo troviamo da soli. Kamala continuò per anni a camminare sui quattro arti e a mordere e graffiare ogni qualvolta lo ritenesse necessario. Mostrava un atteggiamento diffidente ed aggressivo verso gli altri bambini e l’unica persona verso la quale ebbe un atteggiamento affettuoso fu la moglie del missionario. Tuttavia, secondo le cronache, furono atteggiamenti molto più simili a quelli di un animale affettuoso che a quelli usati comunemente nelle interazioni tra esseri umani (come abbracciarsi, fare una carezza,etc..). Non ho motivo di credere che Kamala avesse qualche ritardo mentale. Ritengo piuttosto che l’aver trascorso i primi 8 anni di vita nella foresta combinato con le tecniche non proprio d’avanguardia utilizzate per educarla, non l’abbiano aiutata a sviluppare quelle facoltà mentali che condizionano il nostro apprendimento. Certo è che, da un punto di vista animale, Kamala era molto più dotata di noi: aveva un udito finissimo, un olfatto molto sviluppato che le permetteva di sentire l’odore di un piccolo pezzo di carne anche a grandi distanze e riusciva a vedere abbastanza bene anche nell’oscurità. Continue reading

Bambini cresciuti con i lupi (parte prima)

Bambini cresciuti con i lupi.

Bambini cresciuti con i lupi.

Ci sono storie davvero affascinanti. Storie che non vorremmo mai smettere di ascoltare, a qualsiasi età. Storie che ci piace raccontare per vedere la meraviglia dipingersi sul volto di chi ci ascolta. Alcune sono storie inventate, altre sono vere e altre ancora sono un ibrido. Nel senso che c’è qualcosa di vero, ma quanto e cosa non siamo in grado di definirlo con esattezza.

Tra le mie storie preferite (e sono sicura che è così anche per molti di voi) vi sono quelle dei bambini-lupo. Ragazzi cresciuti allo stato selvatico o che, per svariate circostanze, si sono ritrovati a convivere per periodi anche lunghi con un branco di lupi. Molte testimonianze giungono a noi attraverso i secoli e prima di trovare la loro forma scritta sono passate di bocca in bocca, quindi non sappiamo quanto la notizia originale potesse somigliare a quella a noi pervenuta. Certo è che, viste le numerose testimonianze (alcune delle quali decisamente attendibili), non possiamo non considerare che vi sia molto di vero. Ma cosa ci incanta di queste storie? Sarà il mito del “buon selvaggio” che non tramonta mai, sarà il senso dell’avventura che vi scaturisce, sarà che l’idea di potersi considerare parte integrante di un branco di lupi ha un suo fascino…

Oggi voglio condividere con voi questa storia. Una storia che è l’inizio di un piccolo viaggio che ci porterà a conoscere diversi aspetti di questi bambini-lupo e delle storie-leggende che li accompagnano. Continue reading

Gli standard di razza, veri e presunti

E' davvero indegna la ricerca esasperata di una perfezione estetica che trascura la salute del cane: avremo cani apparentemente bellissimi ma con problemi respiratori, cardiaci, etc...

E’ davvero indegna la ricerca esasperata di una perfezione estetica che trascura la salute del cane: avremo cani apparentemente bellissimi ma con problemi respiratori, cardiaci, etc…

Due settimane fa, in accordo con  la redazione, ho pubblicato dei video sulla direzione presa da alcuni allevatori: cani di razza ma malati. Ho notato con piacere che i video hanno avuto un buon seguito e ci tengo a precisare che le critiche non erano e non sono rivolte a chi per lavoro si occupa di allevare e vendere cani. Ma solo ed esclusivamente a coloro che, per questioni economiche, trascurano la qualità in favore della quantità o decidono di improvvisarsi allevatori quando, del suddetto mestiere, non conoscono nulla.

Ed ora veniamo al dunque: cosa si intende per standard di razza? In 333 cani di razza, pubblicato da De Vecchi Editore nel 2005,leggiamo che: “Con la cinofilia moderna, a partire dal XIX secolo in Gran Bretagna, la definizione ufficiale di una razza passa attraverso la stesura di uno standard, vale a dire di un testo che ne descrive le caratteristiche morfologiche e caratteriali che devono essere prese come linee guida per l’allevamento. (…) Il mondo delle razze riconosciute trova la sua espressione nelle esposizioni di bellezza, che pur ponendo l’accento sull’aspetto estetico non devono mai perdere di vista l’aspetto funzionale”. O ancora, in 342 cani di razza: “Standard: raccolta di informazioni che descrivono il cane ideale appartenente ad una determinata razza. Lo standard viene stilato nel paese d’origine del cane dal club specializzato che tutela la razza in oggetto, o dal più vecchio dei club specializzati qualora ne esista più di uno”.

Ogni razza presenta delle caratteristiche morfologiche e comportamentali che costituiscono le sue peculiarità. Naturalmente la soggettività del singolo individuo fa si che non vi sia una garanzia assoluta che, ad esempio, un cane figlio di campioni diventi a sua volta un campione. Diciamo che vi sono delle altre probabilità. Scegliere di condividere la propria vita con un pastore tedesco piuttosto che un golden retriever o un beagle o una qualsiasi altra razza, ha un senso nel momento in cui noi mostriamo un alto livello di empatia nei confronti dei cani appartenenti a quella razza in particolare. Lo standard dovrebbe permettere al futuro proprietario di avere alcune certezze circa il cucciolo in questione. Continue reading

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