Bambini cresciuti con i lupi (parte seconda)

Veronica Berardi
Kamala costituisce un buon esempio di come venivano percepiti i bambini-lupo dalla società e di quali risultati si ottennero nell'educarli.

Kamala costituisce un buon esempio di come venivano percepiti i bambini-lupo dalla società e di quali risultati si ottennero nell’educarli.

Prima che la psichiatria facesse luce su alcuni punti particolarmente oscuri della psiche umana, vi sono stati secoli di buio attorno a determinati fenomeni. Ecco perché, leggendo le cronache dell’epoca, le troviamo piene di “mostri” di ogni genere e tipo. Malformazioni fisiche di tipo raro, disagi psichici causati da eventi dolorosi, difficoltà a rapportarsi con il contesto socio-culturale della propria epoca: da qui nacquero quelle storie-leggende che sono giunte fino a noi.

Per quanto riguarda i bambini-lupo, al giorno d’oggi sappiamo che in molti casi si trattava di bambini affetti da schizofrenia o autismo o, più in generale, di bambini affetti da handicap percettivi ed intellettuali. Nell’India degli anni ’20 furono ritrovate e prese in cura da un missionario britannico due bambine cresciute con i lupi: Kamala e Amala. La prima al momento del ritrovamento aveva circa 8 anni, la seconda 18 mesi. Amala morì dopo aver trascorso un anno nell’orfanotrofio della missione, mentre Kamala visse fino ai 17 anni. Proprio per il fatto di aver trascorso una decina d’anni con il missionario e sua moglie, i quali non smisero mai di tentare di insegnarle a parlare e a comportarsi in modo meno animalesco, Kamala costituisce un buon esempio di come venivano percepiti i bambini-lupo dalla società e di quali risultati si ottennero nell’educarli. Questa bambina non imparò mai a parlare. Però riusciva ad emettere una trentina di suoni (decisi da lei in modo arbitrario) ai quali corrispondeva un oggetto. Quando emetteva questi suoni non lo faceva in modo interrogativo, cioè non li si poteva considerare delle vere e proprie domande, ma piuttosto continuava a ripetere il suono in questione fino a che non otteneva ciò che voleva. Come se noi iniziassimo a ripetere “acqua, acqua, acqua” fino a che qualcuno non ci porta ciò che vogliamo o non lo troviamo da soli. Kamala continuò per anni a camminare sui quattro arti e a mordere e graffiare ogni qualvolta lo ritenesse necessario. Mostrava un atteggiamento diffidente ed aggressivo verso gli altri bambini e l’unica persona verso la quale ebbe un atteggiamento affettuoso fu la moglie del missionario. Tuttavia, secondo le cronache, furono atteggiamenti molto più simili a quelli di un animale affettuoso che a quelli usati comunemente nelle interazioni tra esseri umani (come abbracciarsi, fare una carezza,etc..). Non ho motivo di credere che Kamala avesse qualche ritardo mentale. Ritengo piuttosto che l’aver trascorso i primi 8 anni di vita nella foresta combinato con le tecniche non proprio d’avanguardia utilizzate per educarla, non l’abbiano aiutata a sviluppare quelle facoltà mentali che condizionano il nostro apprendimento. Certo è che, da un punto di vista animale, Kamala era molto più dotata di noi: aveva un udito finissimo, un olfatto molto sviluppato che le permetteva di sentire l’odore di un piccolo pezzo di carne anche a grandi distanze e riusciva a vedere abbastanza bene anche nell’oscurità. Il caso delle due sorelline indiane non conduce, dunque,   sulla strada di un disagio psichico congenito…ma è anche vero che Amala e Kamala costituiscono una specie di eccezione.

Ma che dire invece di Jean Grenier? Jean Grenier era un ragazzo di quattordici anni nella Francia di inizio 600′ e si autoaccusò di essere lupo mannaro. Per questo venne condannato a morte ma la pena, grazie ad una richiesta di clemenza, venne commutato in un internamento forzato all’interno di un convento a Bordeaux. Jean era cresciuto con i lupi? Era un vero lupo mannaro? Direi di no, anche se i suoi comportamenti già bizzarri, dopo la sentenza, divennero indubbiamente di stampo lupesco. Tuttavia, questa non è una prova sufficiente a sostegno della tesi di un suo contatto con i lupi. E’ invece significato che negli ultimi otto anni della sua vita, chiuso in convento, continuò sì a comportarsi in modo animalesco, ma il suo corpo era ormai completamente deforme e la sua mente era piena di deliri.

Tutto ciò che abbiamo sono le testimonianze di chi, adulto o ragazzo, ha trascorso un periodo nelle foreste con i lupi (per sua scelta) senza che questo, naturalmente, destabilizzasse il loro sentirsi degli esseri umani.

Tutto ciò che abbiamo sono le testimonianze di chi, adulto o ragazzo, ha trascorso un periodo nelle foreste con i lupi (per sua scelta) senza che questo, naturalmente, destabilizzasse il loro sentirsi degli esseri umani.

Negli anni ’50, alla University of Chicago, un gruppo di psicologi studiò diciannove bambini come Grenier: costruivano tane negli angoli delle stanze, camminavano carponi, mangiavano carne cruda,etc… Ma non erano cresciuti con i lupi…erano tutti figli di ricche famiglie americane. Ed erano tutti autistici.

Cosa resta, quindi, dei bambini-lupo che tanto hanno catturato la nostra immaginazione? Purtroppo non vi sono prove concrete di bambini che ebbero un comportamento lupesco a causa della loro prolungata convivenza con un branco di lupi. Tutto ciò che abbiamo sono le testimonianze di chi, adulto o ragazzo, ha trascorso un periodo nelle foreste con i lupi (per sua scelta) senza che questo, naturalmente, destabilizzasse il loro sentirsi degli esseri umani. Ma questa è un’altra storia…

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