Educazione cinofila = Evoluzione personale. Perché il tuo cane è il tuo specchio

Il cane infatti ci invia continuamente dei segnali, di disagio, tranquillità, piacere, felicità, che sono lo specchio di un’emozione o di uno stato corrispondente all’interno di noi stessi.

Il cane infatti ci invia continuamente dei segnali, di disagio, tranquillità, piacere, felicità, che sono lo specchio di un’emozione o di uno stato corrispondente all’interno di noi stessi.

A cura di Elena Callegaro – Educatrice Cinofila – http://www.ilcaneinsegna.com/ – Cell. 366.4150792

Il  tuo cane è il tuo specchio. L’indagine intorno ai meccanismi di riflessione emozionale (riflessione intesa sia nel senso di “immagine riflessa dallo specchio”, sia nel senso etimologico di re-flectere: ripiegarsi su se stessi, quindi guardare dentro a se stessi) che stanno sotto alla nostra relazione con il cane ha lo scopo non solo di migliorare la qualità della convivenza quotidiana con i nostri amici a 4 zampe, ma anche di agevolare il nostro sviluppo personale in quanto esseri umani. Il cane infatti ci invia continuamente dei segnali, di disagio, tranquillità, piacere, felicità, che sono lo specchio di un’emozione o di uno stato corrispondente all’interno di noi stessi. A volte sono blocchi, che possono trasformarsi in malattie. E il cane può essere un potente guaritore.

Il cane, terra di mezzo tra umano e non umano, creatura che ha scelto d’accompagnarsi agli esseri umani nel bene e nel male, ci fornisce lo spunto per addentrarci nel nostro viaggio, di gruppo ma anche e soprattutto individuale, verso il miglioramento delle nostre abitudini negative, il superamento di alcuni comportamenti irrazionali che rendono meno piacevoli le nostre vite, dei vizi che tratteniamo anche senza esserne pienamente consapevoli, di molte dipendenze fisiche e di pensiero.

“Pazienza” è la prima tappa del viaggio alla scoperta del messaggio d’evoluzione che il cane ci suggerisce.

Essendo che siamo tutti immersi in un grande campo elettromagnetico e che il suono è vibrazione, quindi energia e informazione, se urliamo informiamo (vale a dire diamo forma) malamente il nostro cane.

Essendo che siamo tutti immersi in un grande campo elettromagnetico e che il suono è vibrazione, quindi energia e informazione, se urliamo informiamo (vale a dire diamo forma) malamente il nostro cane.

“Seduto”, “seduto”, “seduto”, “SEDUTO”. Ci siamo passati tutti, probabilmente proprio la prima volta che ci siamo messi in testa di insegnare al nostro cane il comando “seduto”. Lo dico una volta pian pianino, non succede niente, lo ripeto, e niente, alzo leggermente la voce, ancora nulla, alzo ancora di più il tono e il volume, e il cane continua a guardarci come per dire: “Ma cosa vuole questo qui?”. A quel punto di solito succede che si comincia ad urlare, cercando di far recepire all’altro il nostro desiderio con l’imposizione. Costringendolo. Ma, osservando i risultati, vi sarete accorti che urlare contro il vostro cane, e in particolare modo insistere ad urlare, non porta mai all’obiettivo che avevate in mente, anzi, semmai si finisce per ottenere il contrario.

Al cane non si urla, ma si propone, sussurrando amorevolmente. Non è una questione morale o di gentilezza, ma di fisica quantistica, scienza della natura. Essendo che siamo tutti immersi in un grande campo elettromagnetico e che il suono è vibrazione, quindi energia e informazione, se urliamo informiamo (vale a dire diamo forma) malamente il nostro cane. Pensiamoci bene la prossima volta che ci verrebbe da dire: “che stupido cane sei se non mi ascolti…..”. Sarebbe bene prestare molta prudenza con le parole che escono dalla nostra bocca (ovviamente ancor di più vale il passo precedente, moltiplicando la cautela con i pensieri che creiamo).

Il problema è che noi esseri umani, in un maldestro tentativo, e disperato bisogno, di farci capire, siamo abituati a sbraitare. Ma proprio così facendo impediamo all’altro di capire, e di capirsi (e infatti, urlando, “informiamo” le altre persone in modo da renderle meno intelligenti. Voi riuscite a pensare lucidamente se avete davanti qualcuno che vi strilla contro?). E’ facile osservare come la nostra cultura dispensi tributi e onorificenze a chi urla di più, basta accendere la televisione e sintonizzarsi su qualsiasi canale nell’orario dei talk show, ancor meglio se parlano di politica, per averne la prova. Più uno alza la voce per sovrastare l’altro, più vuole dominare, più rende l’altro schiavo. Perché lo fa? Per paura.

Essendo che siamo tutti immersi in un grande campo elettromagnetico e che il suono è vibrazione, quindi energia e informazione, se urliamo informiamo (vale a dire diamo forma) malamente il nostro cane.

Essendo che siamo tutti immersi in un grande campo elettromagnetico e che il suono è vibrazione, quindi energia e informazione, se urliamo informiamo (vale a dire diamo forma) malamente il nostro cane.

Ma, di che cosa possiamo aver timore nel momento in cui ci mettiamo con insistenza ad alzare la voce con il nostro cane se egli non esegue immediatamente i comandi che gli chiediamo? (di solito diciamo che “non ci ubbidisce”)  A questo punto ognuno deve guardare dentro di sé, in profondità ma soprattutto con onestà. Potrebbe esserci la paura di “fare brutta figura”, che quindi potrebbe trarre origine dall’insicurezza e dalla necessità di farsi benvolere ed accettare dagli altri, oppure quella di sentirsi poco considerati, quando ad esempio si arriva a pensare “se addirittura il mio cane non mi ascolta vuol dire che sono proprio una nullità”, oppure ancora, dietro ad un urlo impaziente e aggressivo potrebbe esserci la fissazione di avere sempre tutto sotto controllo, affetti, oggetti e situazioni. La terribile e diabolica mania che tutto sia perfetto. Le combinazioni, è facile intuirlo, possono essere tante quante sono gli esseri umani e i cani che vivono insieme sulla faccia della Terra. Il denominatore comune però, e anche la chiave per cominciare a comprendere qualcosa, sta nel fatto che se prestiamo attenzione agli atteggiamenti che adottiamo e agli stati emotivi in cui siamo immersi nel momento in cui ci mettiamo in contatto con il nostro cane, possiamo capire molto di noi stessi, di come stiamo, se e quanto siamo equilibrati. Come possiamo dunque anche solo pensare di andare d’accordo, comunicare e farci ascoltare dal nostro cane se noi siamo i primi ad infondergli paura?

Pazienza, ci suggeriscono vocabolari ed enciclopedie “è la facoltà umana di rimandare la propria reazione alle avversità, mantenendo nei confronti dello stimolo un atteggiamento neutro”, ma pazienza è molto di più.

E’ soprattutto saper mantenere il giusto atteggiamento durante l’attesa che ci separa dall’evento desiderato (o nel peggiore dei casi indesiderato). Può essere anche lunga e snervante. Il che significa essere in grado di mantenere la calma, ma anche  serenità ed amorevolezza. Essere costanti e imperturbabili nei nostri desideri. Non arrabbiarsi, e non intestardirsi. In questa fase è fondamentale saper accettare che tutti i processi, e quindi tutti i cambiamenti, grandi o piccoli che siano, accadono in maniera graduale, in tempi diversi a seconda di ciascun essere vivente, e a seconda del momento che ciascuno di loro sta vivendo. Tutto questo tradotto in termini pratici, sul campo, ci suggerisce non solo come comportarci con il nostro cane quando ci troviamo in difficoltà, ma anche come cavarcela meglio, con più significato, nella vita di tutti i giorni.

E' chiaro dunque che per fare qualcosa che viene considerato semplice, per non dire banale, l'unico modo per fare dei passi avanti è prima di tutto lavorare su noi stessi.

E’ chiaro dunque che per fare qualcosa che viene considerato semplice, per non dire banale, l’unico modo per fare dei passi avanti è prima di tutto lavorare su noi stessi.

Adottiamo un cane, che non è abituato a passeggiare con il guinzaglio. Quando lo portiamo fuori tira come un dannato, arpionando il terreno con le unghie, per andare avanti il più possibile. Ci trascina. Oppure, situazione opposta, si pianta per terra e non si muove più, né in avanti, né all’indietro, né di lato. Non c’è modo di farlo proseguire. Ora, cosa succederebbe se noi perdessimo subito la pazienza e cominciassimo a strattonarlo e a urlargli di fare esattamente quello che vogliamo noi? Strattonando, o a tirando per opporre resistenza, non arriveremo mai a fare una passeggiata tranquilla e rilassante con il nostro cane al guinzaglio. Bisogna mantenere la calma. Avere pazienza. Non lottare contro chi lotta, in questo caso si traduce in: non tirare chi tira. E’ un lavoro semplice, perché semplice è il principio, ma nello stesso tempo è anche molto impegnativo, perché la maggior parte di noi non è abituata a muoversi sempre con costanza e coerenza. E’ chiaro dunque che per fare qualcosa che viene considerato semplice, per non dire banale, l’unico modo per fare dei passi avanti è prima di tutto lavorare su noi stessi.

In fondo, a guardarli da questo punto di vista, gli esercizi che gli educatori cinofili propongono per imparare a gestire il cane al guinzaglio sono delle tecniche, alcune molto efficaci, altre meno, per allenarsi a portare pazienza, a lasciar andare con consapevolezza la volontà di imporsi su un altro essere vivente, ma anche di abbandonare la rigidità mentale e l’ostinazione che ci portano a volere sempre tutto. E subito.

One Comment

on “Educazione cinofila = Evoluzione personale. Perché il tuo cane è il tuo specchio
One Comment on “Educazione cinofila = Evoluzione personale. Perché il tuo cane è il tuo specchio
  1. Pingback: Il Cane insegna su Dogmagazine - Il Cane insegna

Comments are closed.