La Preparazione atletica del Cane – I concetti Fisiologici di base

Cari amici,

siamo davvero lieti di rendervi partecipi di un progetto editoriale importantissimo per tutti i proprietari di cani. Da quest’oggi infatti sul DogMagazine.it pubblicheremo una serie di articoli a firma del dott. Omar Beltran, noto preparatore atletico cinofilo, che vi aiuterà a meglio comprendere i meccanismi fisiologici e ricreare le migliori condizioni per un corretto sviluppo psico-fisico per il vostro cane. Ma non solo.
Attraverso i consigli di Omar, riuscirete a ricreare basi solide per vivere felici assieme al vostro amato amico scodinzolante.
Buona lettura a tutti 🙂

Omar BeltranPrefazione del Libro “Vuoi un cane in forma?”

Vi rechereste da un fruttivendolo se avvertiste i sintomi di una bronchite? Se vi trovaste alle prese con un brutto mal di denti, andreste dall’avvocato?

Ovviamente le domande sono l’esaltazione della retorica, ma se ci pensate bene quando si tratta di mettersi in forma, ancora oggi, si acquista un bel paio di scarpette (non sempre le più adatte) e ci si improvvisa preparatori atletici, basta correre ogni giorno qualche minuto in più.

Ci vogliono 2.500.000 complicatissime operazioni al minuto per mantenere in vita la meravigliosa macchina umana, per far si che l’orchestra sinfonica più numerosa e collaborativa del creato coordini alla perfezione l’incessante fare dei 50 trilioni di cellule che la compongono.

La scienza della preparazione atletica umana ha compiuto dei passi da gigante negli ultimi decenni, la tecnologia e la ricerca hanno consentito di sperimentare ed evolvere verso l’attuale regnante coscienza, peraltro in continua evoluzione. La raccolta di feedback è la parte più importante del lavoro del preparatore atletico, si applicano modelli e metodologie di allenamento ampiamente collaudate in laboratorio, ma queste vengono eseguite su singoli soggetti, ciò significa che il medesimo programma potrebbe dimostrarsi non adatto al singolo, anzi talvolta potrebbe addirittura essere deleterio.

Oggi giorno allenare un atleta significa dedicare svariate ore a valutare, a pianificare, a colloquiare, a correggere il tiro per personalizzare, in altre parole allenare è una scienza altamente complessa.

Pensate che allenare un cane sia più semplice? Niente di più lontano della realtà. Queste meravigliose creature hanno purtroppo un problema di fabbrica: sono pronte a dare la vita… pur di accontentarci. Se a questo sommiamo il fatto che non possono riferirci le loro sensazioni dopo avere fatto una corsa di 30 minuti, non sapremo mai cosa questo sforzo abbia provocato ai muscoli dei nostri amici a quattro zampe.

Questo manuale non vuole insegnare ciò che in anni si riesce a malapena a comprendere, vuole soltanto essere uno strumento di umile difesa della meravigliosa specie canina, che ha dedicato la propria esistenza a seguire l’uomo e le sue contraddizioni.

Lo straordinario potere dei media, unito ad una crisi esistenziale senza precedenti, hanno fatto si che il pericolo “umanizzazione” dei cani diventasse una realtà. Il mio intento è quello di aprire la mente verso l’unione di alcuni basilari concetti della teoria dell’allenamento che possano abbracciare altrettanto basilari concetti di etologia.

Ciò che condivido non è il frutto di lavori svolti in qualche strano laboratorio, ma della pratica quotidiana con i miei cani: la passione cinofila e la carriera agonistica mi hanno permesso di sperimentare sul campo, sbagliando e correggendo.

Sarò in eterno debito con i miei cani. Se applicate anche in una minima parte ciò che con passione vi ho trasmesso il mio debito sarà ridotto, e anche se questo avverrà in termini infinitesimali, la mia coscienza mi ricompenserà, lasciandomi dormire di notte.

I meccanismi energetici

Quando parliamo di meccanismi energetici, ci riferiamo alla fonte che fornisce l’energia necessaria alla contrazione muscolare, la quale una volta avviata genera lo spostamento di due leve ossee dando vita così al meraviglioso ed armonico movimento.

ATP-ADPUna molecola è la responsabile della liberazione di energia necessaria, si chiama ATP e non è il famoso circuito tennistico professionale, ma l’ADENOSINTRISFOSFATO, quando questa molecole si scinde libera l’ultima molecola di fosforo che fornisce l’energia  necessaria per iniziare il processo a catena che chiamiamo movimento. Un po’ come succede quando la scintilla si accende nella camera di combustione del motore a scoppio che sta sotto il cofano della nostra utilitaria, o sportiva o supercar che sia.

Ma se vogliamo che il nostro motore genera quella famosa scintilla, dobbiamo per forza passare da quel supplizio rappresentato dal DISTRIBUTORE DI CARBURANTE.

I muscoli possiedono ATP per fornire l’energia, ma hanno bisogno di combustibile per realizzare detto processo. Così noi possediamo una macchina a benzina, oppure una gasolio e attualmente tanti con l’impianto a Gas metano o gpl.

In modo metaforico, nel muscolo avviene analogamente, quindi la combustione di uno dei questi combustibili fornisce la energia necessaria per liberare l’ATP innescando quella serie di reazioni biochimiche che non possiamo apprezzare solo nella sua manifestazione fisica: quando i muscoli si contraggono o si distendono in armonia sinfonica provocando il movimento. L’ATP è così scisso, dall’utilizzo dei carboidrati contenuti nei muscoli stessi e nel fegato, oppure dai grassi contenuti nelle cellule adipose [principale fornitore di energia nel metabolismo canino, a differenza di quello umano che preferisce i carboidrati] oppure in casi estremi dalle proteine stesse. In altri termini dai muscoli medesimi in quanto costituiti da cellule proteiche. [pensate ad una bistecca se non siete vegetariani]

Viaggio dentro il movimento

metabolismoInizia il movimento, i muscoli devono accedere ad una fonte che fornisca loro energia in modo immediato e quindi utilizzano ciò che hanno a disposizione ovvero l’ATP di riserva contenuto nei muscoli stessi. Queste riserve sono preziose e quindi limitate, la fornitura attraverso questo meccanismo è appena sufficiente per un’autonomia di 15, 20 secondi.  Questo meccanismo energetico è conosciuto come il meccanismo anaerobico alattacido.

Anaerobico perché non serve l’ossigeno per la combustione di alcun carburante e alattacido perché l’utilizzo del ATP muscolare non crea nessun residuo o specificamente non si forma acido lattico.

Superata la soglia temporale dei 20” e in condizioni di elevata richiesta [esercizio fisico intenso] i muscoli hanno bisogno di ATP e l’organismo lo mette a disposizione ricorrendo ad un meccanismo di “prestito” [usurario per certi versi]. La produzione di ATP viene garantita attraverso la combustione delle molecole di carboidrati presenti nei muscoli in primo luogo e nel fegato come riserva straordinaria. La produzione di energia da questo meccanismo e anche essa limitata nel tempo dato rappresentato dalla fornitura apice che avviane attorno al 40^ secondo e fino ai 2’ circa. L’organismo che ha elargito questo prestito ha fatto indebitare i muscoli, e questi pagano le conseguenze accumulando al loro interno il detrito di questa reazione, il famigerato acido lattico. La tollerabilità di questo detrito è direttamente proporzionale alla composizione genetica del muscolo, il che significa che solo geneticamente si può sopportare alti livelli di accumulo di acido lattico nei muscoli. Un comune mortale con 4 – 5 mmol di acido lattico nei muscoli è praticamente immobile, i migliori atleti di mezzo fondo (800m per esempio) sopportano quantitativi pari alle 20 – 30 mmol di acido lattico.

Questo meccanismo è conosciuto con il nome di anaerobico lattacido. A differenza del primo, il <<lattacido>> sta per il detrito che lascia.

Se invece dopo i primi 20” la richiesta è bassa o mediamente intensa, l’organismo provvede alla formazione di ATP a partire di una combustione in presenza di ossigeno e a questo punto s’innesca il sistema aerobico. In questo caso i substrati energetici possono essere due: i carboidrati [preferito nell’umano e in caso di elevate richieste di potenza] oppure i grassi [preferito dai cani sempre].

Il metabolismo dei cani usa quasi esclusivamente questo substrato, preferendo i carboidrati provenienti da fonti animali nei casi di elevata richiesta d’intensità.

Qualunque sia la provenienza i substrati verrano degradati  all’interno delle cellule nelle centraline energetiche: i mitocondri, attraverso un processo conosciuto come il Ciclo di Krebs, sempre in presenza di ossigeno. Questo meccanismo assicurerebbe la fornitura di energia permanente, a patto che ci siano sempre le riserve e che l’intensità dell’esercizio sia moderata.

Metaforicamente accade che una volta <<rotto il fiato>> il prestante motore turbo benzina dallo scatto fulminante, diventa un motore che può essere paragonato ad una macchina con l’impianto GPL se le velocità di crociera sono basse [usa solo i grassi], oppure un buon turbo diesel moderno, capace di ottime prestazioni di potenza [usa una miscela tra il GPL e il Gasolio.

Si può, facilmente, dedurre che la cosa non sia proprio così semplice, dato che l’organismo cerca sempre la maggiore efficienza con il minor costo, specie se allenato, e di conseguenza utilizza sempre delle miscele di combustibile, dando preferenza all’utilizzo di miscele più ricche di carboidrati quando l’intensità e alta, e miscele più ricche di grassi quando l’intensità e bassa.

greyhoundLa genetica in questo caso gioca un ruolo preponderante. Un Levriero utilizzerà  preferenzialmente, dato la propria dotazione genetica, i meccanismi anaerobici sia alattacidi che lattacidi. Un molosso, o pitbull utilizzerà quello lattacido, un cane da pastore uno aerobico. In questo caso le differenze possono essere significative, pensate ad un pastore tedesco e ad un husky per esempio.

Infine, l’organismo animale può, in casi di estrema necessità, liberare energia utilizzando le proteine come combustibile. Ciò può accadere quando le riserve di glucogeno e di acidi grassi sono esaurite, come nei casi di prolungato digiuno, oppure quando la domanda di energia supera la capacità del organismo di produrre i combustibili [una muta di cani da slitta dopo una settimana di lavoro estremo]

La sottolineatura precedente sulla estrema necessità può trarre in inganno, non è poi così raro quando si allena sia persone sia cani, specie se l’allenamento è aerobico, l’incorrere in processi di over-trainning, o sovvrallenamento, dove pur di generare energia, l’organismo si <<mangia>> i propri muscoli.

avater-omarOMAR BELTRAN

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Parola di Cane, il nuovo libro di Omar Beltran

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