La fotografia come indagine di sè

Nell’era dei cellulari e dei tablet, spesso mi sono posta la domanda di quanto “l’immagine” nel nostro tempo sia importante.

Ormai si fotografa di tutto e con tutto e credo si sia perso il vero significato di “fotografia”, ossia quella tecnica e l’arte di ottenere immagini durature tramite l’aiuto della luce, infatti “fotografia” deriva da due parole greche: luce e grafia, quindi “disegnare con la luce” è il termine più corretto per identificare questa arte.

Se cercate sul dizionario il significato di “immagine” troverete questa definizione: – forma con la quale una cosa appare a chi la guarda – Ebbene, dopo tanti anni passati a fotografare persone, mi sono sempre resa più conto che ciò che una essere umano vuole far apparire di sé è sempre diverso da quello che effettivamente un osservatore può vedere. Oltremodo se valutiamo le immagini che vengono postate sui social soprattutto da giovani.

Da queste mie meditazioni, nell’arco del mio operare, mi sono sempre più resa conto che non bastava il semplice click per immortalare un soggetto. La mia ricerca sull’immagine andava oltre a quello che i miei occhi vedevano. Conobbi così finalmente il termine corretto sul mio modo di fotografare e mi resi conto che era usato e strutturato in ambito della psicologia dell’arte e che molto di quello che facevo poteva essere inserito nella “fotografia terapeutica”.

Capii quindi che stavo utilizzando la mia macchina fotografica per aiutare la persona che stava posando a far emergere dei suoi vissuti che poi si concretizzavano con un’immagine che congelava un momento, uno stato d’animo, una relazione. La cosa importante è che l’immagine resta, ferma il “qui ed ora” e la si può rivedere tutte le volte che si vuole perchè possa rievocare ricordi, odori, istanti, persone, animali …

E’ importante fare una precisazione: la fotografia terapeutica può essere usata da un fotografo, mentre la “foto-terapia” solo da psicoterapeuti/psicologi in ambito di setting terapeutico in forme e modi differenti.

La fotografia è una traduzione personale di un’immagine interna, appunto un prodotto finale di un percorso fatto tra il fotografo e la persona che posa; è un vero e proprio messaggio comunicativo che può avere mille sfaccettature. Ogni fotografia può contenere emozioni e pensieri, e può spiegare concetti che neppure la parola può esplicitare.

E’ evidente che la fotografia terapeutica non si può applicare in tutti i set fotografici ma sono sicura che può venire sempre in aiuto quando si scatta e si interagisce con persone, anche con gruppi.

Mi è capitato di applicare questa tecnica a gruppi di persone che posavano per me in vari progetti sociali e il risultato finale è stato molto positivo perchè sono emersi vissuti, pensieri intimi che sono stati poi condivisi tra i partecipanti e hanno migliorato il lavoro globale e unito ancora di più il gruppo.

In questo mondo dove tutto corre e tutto è apparire, riuscire a trovare uno spazio dove il giudizio viene sospeso e dove ognuno di noi può andare a sfiorare il più intimo pensiero, penso sia un luogo da conservare con gelosia.

Questo mi propongo di donare alle persone che decidono di intraprendere con me un percorso di immagine introspettiva, dove non serve saper posare, essere fotogenici, belli e prestanti, ma solo aver voglia di condividere un’emozione che rimarrà per sempre.

Pensate ora, voi che avete letto questo articolo, quanto potrebbe essere intenso poter parlare di voi e del vostro cane in un’immagine.

Da quando ho memoria ho avuto un cane, zampe infangate sulla giacca, l’ombra che mi trotterella accanto a quattro zampe, il risveglio con una leccata in faccia e ogni volta che mi accingo a parlare di loro sento un nodo allo stomaco. E’ un rapporto ancestrale il mio con gli animali che va oltre alla razionalità, non riuscendo a descriverlo con le parole, chiedo aiuto all’immagine. E così mi ritrovo a guardare le foto dei miei cuccioli e a pensare che avrei potuto scattarne di più perchè quelle che ho non mi bastano per ricordare tutti i miei amati compagni di vita.

Anche per questo motivo ho accettato di buon grado di poter collaborare con questo blog e magari riuscire a donare a voi lettori, qualcosa che resti unico, come unici sono loro. 

www.paolaluciani.com

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