Cuccia e pappa

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A cura di Anna De Romita – educatrice cinofila Bari

Quante volte vi sarà capitato di esclamare con tono seccato e di rimprovero: “vai a cuccia!” in direzione del vostro cane che sta continuamente stuzzicando la vostra pazienza chiedendovi insistentemente attenzione, saltandovi addosso, abbaiando o assumendo comportamenti a voi non graditi?

Innanzitutto, chiariamo che se il cane chiede attenzione la cosa non è propriamente un male ma è certamente un male se il proprietario non si domanda cosa stia chiedendo il proprio amico a quattro zampe e perché. Una volta compresi il cosa e il perché o, meglio, contemporaneamente a questa comprensione, impostiamo un linguaggio comune per comunicare con il cane in maniera semplice e chiara, cercando di evitare di rivolgerci a lui argomentando una richiesta con mille parole. Il cane comprende il nostro tono di voce, la mimica del nostro viso, la nostra postura e impara ad associare una parola ad una richiesta. E’ capace di ricordare la nostra reazione felice e soddisfatta o la nostra indifferenza, la nostra entusiasta elargizione di cibo, di un tono allegro, di un tono gratificante, di un meraviglioso momento di gioco.

Quindi, parlare tanto o ripetere continuamente una singola parola o frase come “vieni!”, “seduto!”, “a cuccia!”, “lasciami stare!” o, peggio, usare per una stessa richiesta sinonimi o frasi con l’ordine delle parole invertito come “seduto!”, “stai seduto!”, “siediti!”, “Fido, seduto!” o “seduto, Fido” porterà all’unico risultato frustrante per il cane e per il proprietario di creare un bel po’ di confusione. Il cane non risponderà alle richieste o lo farà in maniera discontinua irritando il proprietario che in molti, troppi casi si convincerà di aver adottato un cane “eccessivamente problematico” o “ingestibile”.

Al contrario, molto spesso il proprietario in buona fede commette degli errori e crea o amplifica una difficoltà che, affidandosi ad un bravo educatore, si rimpicciolirebbe gradualmente ma costantemente fino a sparire o a ridursi a qualcosa di insignificante.

Facciamo un paio di esempi: cuccia e pappa, appunto. Ogni amante di cani ha la propria teoria e/o un proprio personale stile di vita da condurre con il proprio quattrozampe ma difficilmente si potrà negare che, in linea generale, anche quando ci rapportiamo tra noi esseri umani, noi cerchiamo sempre, consciamente o inconsciamente, di capire il nostro ruolo, la nostra collocazione rispetto agli altri e rispetto al loro ruolo e alla loro collocazione e, per quanto siamo sempre gli stessi, coerenti chi più chi meno con la propria personalità, calibriamo i nostri modi di comportarci e interagire a seconda di questo ruolo e questa collocazione.

Tra cani vale la stessa cosa e, perciò, il nostro amico che divide le nostre giornate con noi, la nostra famiglia e i nostri amici, si aspetta da noi messaggi e segnali che gli permettano di comprendere e regolarsi di conseguenza.cani-che-mangiano

Se abbiamo scelto di adottare un cane sappiamo anche che la gestione di importanti risorse come, per l’appunto, il cibo o il luogo dove vivere, riposarsi e dormire spetta a noi per un’evidente impossibilità del cane stesso di occuparsene. Il nostro cane di casa, infatti, non va a caccia per procurare il cibo del branco-misto e non sceglie una tana per sé…siamo noi che acquistiamo il cibo e controlliamo qualità, quantità e orari dei pasti e siamo noi che decidiamo dove il nostro cane dormirà, se su un brandina, un materassino, una stuoia, un cuscino, un divano, un letto, una cuccia interna o esterna all’abitazione. Inoltre, a parte l’impossibilità logistica dell’amico cane di occuparsi di queste incombenze…non è forse il membro più importante di un branco che stabilisce e gestisce questi aspetti della vita in comune?

Se permettiamo a nostro figlio di mangiare quando vuole e qualunque cosa desideri, di dormire sul letto o per terra o di fare ciò che vuole del proprio letto o di quello di mamma e papà sfido qualunque genitore a farsi ascoltare nel momento in cui cercherà di far comprendere al figlio le regole del rispetto e del vivere sociale. Fermo restando che i cani e i bambini sono simili per certi versi ma non uguali, in questo caso il paragone può essere di certo esteso ai nostri pelosetti.

Non si tratta di imporre o sottrarre nulla né si tratta di obbligare, coercizzare o fare atti di prepotenza…chi ama veramente i cani e il loro meraviglioso mondo non potrebbe mai accettare queste parole nel proprio vocabolario. Si tratta di scegliere con attenzione il cibo adatto e le quantità in relazione alla taglia, alle aditudini, ad eventuali allergie o sensibilizzazioni magari servendosi della consulenza del proprio veterinario in collaborazione con un educatore cinofilo. Scelto il cibo, la quantità e gli orari abituiamo il cane a mangiare dopo di noi che, ai suoi occhi, siamo coloro che procurano il cibo e quindi coloro che mangiano per primi e le parti migliori…anche se spesso oggigiorno è il nostro amico a nutrirsi di prelibatezze quasi quasi più squisite del nostro pranzo o della nostra cena!

tre-caniScherzi a parte, terminata la nostra “pappa” prepariamo la ciotola e chiediamo un piccolo facile esercizio, ad esempio un “seduto” al nostro amico peloso che, in tal modo, si sentirà ancora più gratificato per il suo comportamento e, allo stesso tempo, avrà sempre più chiara idea di come rapportarsi a noi, di chi è lui e chi siamo noi. Non lasciamo, poi, a disposizione, il cibo a tempo indeterminato ma, trascorso un tempo ragionevole, facciamo sparire la ciotola, qualunque sia il contenuto residuo o il comportamento del cane e se il cane ha lasciato anche una modica quantità del suo pasto, al pasto successivo gli presenteremo quella stessa identica quantità. Sembra un comportamento un po’ insensibile ma non lo è e sarà utile, come si diceva prima, ad impostare una regola per il benessere del cane stesso che si abituerà nello stesso tempo a consumare la “pappa” nei tempi giusti e a capire chi è e come si relaziona a lui quello strano essere senza coda e con due zampe che è l’essere umano.

A questo punto, è facile comprendere la necessità di evitare di permettere al nostro cane di dormire nel nostro letto o sui nostri divani o poltrone, luoghi sopraelevati, privilegiati punti di osservazione dai quali poter controllare tutte le attività della casa. Non è lui a dover occupare tali posizioni e, soprattutto, non quelle che sono le nostre. Ciò sarebbe in palese contraddizione con il nostro atteggiamento nei confronti del cibo e di altre risorse come il gioco e l’incoerenza creerebbe anche in questo caso confusione e conseguenti risposte contraddittorie e imprevedibili da parte del cane. Quindi, scegliamo una bella e comoda cuccia e non soltanto in base al nostro gusto e alle nostre esigenze ma anche tenendo conto che non a tutti i cani piace salire su una brandina o adagiarsi in mezzo a pelose e pesanti coperte piene di fronzoli e merletti. Posizioniamo la cuccia in una stanza della casa di modo che il cane sia libero di gironzolare ma non si senta legato a dormire nella nostra stanza da letto…e facciamo in modo che quel piccolo o grande spazio diventi il regno-rifugio del nostro amico, un posto per riposare, dormire e, soprattutto, sentirsi bene e potersene stare tranquillo, un luogo dove mai gli accadrà qualcosa di negativo. E per “qualcosa di negativo” intendo anche la sgridata o il tentativo di far uscire di prepotenza e di fretta il cane…perciò evitiamo di gridargli “a cuccia” quando vogliamo allontanarlo e piuttosto, se ad esempio ci salta addosso, scansiamolo in maniera ferma ma non brusca e magari dedichiamo del tempo di qualità ad impostare qualche esercizio di obbedienza o qualche gioco o sport divertente e stimolante cosicché per il cane sia sempre eccitante e piacevole trascorrere momenti con noi.

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