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A cura di Anna De Romita – educatrice cinofila Bari

Quanti di voi ricordano la tragedia del disastro nucleare avvenuto nella centrale di Fukushima in Giappone, nel marzo 2011? Molti…probabilmente tutti voi. Ma quanti ora, a distanza di quasi due anni, si domandano cosa stia accadendo lì e, soprattutto, se tutti gli animali, tra cui i cani, siano ora curati e “in sicurezza” come le persone…e se abbiano partecipato anch’essi ai programmi di evacuazione?

Ebbene, a giudicare dalla presenza di carcasse animali e di branchi molto numerosi di cani sembra proprio che la salvezza e il benessere dei nostri amici a quattro zampe non siano state delle priorità del governo giapponese. Secondo le denunce di volontari e membri di associazioni come United Kennel Club of Japan le dichiarazioni delle autorità locali circa i programmi di cattura e accoglienza in centri specializzati di tutti gli animali abbandonati a Fukushima sarebbero da rivedere e sottoporre a dura critica.

Sembra, addirittura, che gli sfollati siano stati quasi costretti dalla situazione impostagli a disfarsi dei loro animali domestici. Tenendo conto dello shock subito, del terrore circa le possibilità di contaminazioni, dei familiari morti o gravemente ammalati non è difficile comprendere come, nella concitazione del momento, molte persone non siano riuscite a recuperare e/o a portare con sé il proprio cane e, se poi si scopre che nelle abitazioni allestite dalle autorità governative sembra sia stato imposto il divieto di introdurre animali, allora appare chiara l’impossibilità per quasi tutti gli abitanti della zona di salvare il proprio animale domestico e ricongiungersi a lui.

Riuscite a immaginare cosa significhi vivere improvvisamente secondi di terrore che ribaltano ad una velocità inaccettabile tutta la nostra esistenza? Perdere in un attimo casa, lavoro, affetti ed essere proiettati verso un futuro nero, angoscioso in cui tutto è azzerato e improvvisamente bisogna convivere con estranei, dipendere da un aiuto esterno per il cibo, un tetto sulla testa e dei vestiti per coprirsi? Riuscite a immaginare uno scenario così in cui migliaia di paure spuntano come funghi nei nostri pensieri e nelle nostre emozioni e la sopravvivenza nostra e dei nostri cari diventa l’esigenza primaria, molto più di prima? E’ sicuramente complesso da immaginare e capire e magari a molti sembrerà marginale, in un quadro simile, prendere in considerazione la sorte dei cani… E perché, mi domando, dovrebbe essere marginale? cani.fukushima 2

Se un disastro nucleare come quello di Fukushima, o un altro tipo di catastrofe come un terremoto o un alluvione, colpissero la nostra casa penseremmo subito a salvarci e a salvare la nostra famiglia…perché dunque il cane dovrebbe far parte del nostro nucleo familiare, o “branco misto” o come vogliamo chiamarlo, quando gli imponiamo le nostre coccole, il nostro cibo, la nostra “tana”; quando gli chiediamo di essere obbediente, di fare la guardia, di fare sport, di lavorare con noi, etc. ma poi nel momento del pericolo noi non siamo disposti a garantirgli la protezione che lui stesso cercherebbe di offrire, o ha già offerto, a noi? Perché, nel momento del massimo allarme, del rischio più alto di perdita di sicurezza, i nostri amici a quattro zampe dovrebbero essere esclusi da quel gruppo, da quella famiglia, da quel branco che rappresenta tutta la loro vita? Se ci chiedessero di scegliere chi salvare tra i nostri figli, tra i nostri fratelli o sorelle, tra i nostri due genitori non saremmo mai capaci neppure di concepire una scelta simile…semplicemente non sceglieremmo e ci impegneremmo per proteggere e salvare tutti. Il cane, ogni cane, non dubiterebbe, non esiterebbe mai e resterebbe sempre e comunque vicino al proprio amico umano, rischiando anche la vita stessa. Perché non ricambiarli con la stessa dedizione e lo stesso amore puro?

A Fukushima cani domestici si sono uniti a cani randagi creando branchi sempre più inselvatichiti, cani affamati si sono cibati di altri cani più deboli, cani sani si sono ammalati, cani legati o chiusi nelle case sono morti nel tentativo di fuggire, senza cibo e acqua…tutti i cani hanno aumentato la frequenza di comportamenti aggressivi o patologici e, come riscontrato da ricercatori e volontari che hanno raccolto campioni di urine, i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, dei cani di Fukushima si sono innalzati in maniera preoccupante. Abituati a non doversi procurare cibo e riparo, abituati alla presenza di chi si prendeva cura di loro i cani si sono ritrovati abbandonati, disperatamente senza punti di riferimento e rassegnati a soccombere alle aggressioni o alle malattie oppure costretti a diventare più forti, più pericolosi ma più soli.

I branchi che si sono costituiti hanno composizione e durata effimere dato che le risorse a disposizione sono talmente esigue da causare continue rivalità e ribaltamenti di gerarchie. Inoltre, cibandosi di altri animali morti o uccisi e bevendo l’acqua contaminata molti cani hanno contratto malattie croniche o manifestano malformazioni o sono deceduti per la gravità delle patologie contratte, non curate da anima viva. Gli animali di Fukushima presentano stress e problemi comportamentali e fisici causati unicamente da noi uomini, dalla nostra tecnologia e dal nostro “progresso”, dalla nostra prepotenza e dalla nostra arroganza. Fortunatamente, tuttavia, come una piccola goccia nel mare, ci sono varie squadre di volontari e diverse associazioni che cercano da mesi di occuparsi dei poveri animali di Fukushima, portando cibo e medicinali e soprattutto cercando di riguadagnare un po’ della fiducia che questi cani hanno perso nei confronti del genere umano, una specie che inquina, maltratta, abbandona ma che loro continuano stranamente a voler amare.cane.fukushima 3

 

Redazione DM.it

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