A cura di Anna De Romita – educatrice cinofila Bari

Tre giorni fa la Camera dei deputati ha iniziato l’esame di una legge che dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2012 riguardante i regolamenti condominiali.

Si parla anche di cani, gatti e loro gestione nella convivenza tra uomini e animali nei contesti urbani. Tale legge tutela sia i proprietari dei “quattrozampe” sia coloro che non convivono con animali. Infatti, se da un lato si stabilisce l’illegittimità di qualunque clausola contrattuale o divieto condominiali che impediscano la detenzione di animali in appartamento, dall’altro lato si impongono precise regole di comportamento nella gestione degli spazi comuni e nel rispetto altrui.

La persona che decide responsabilmente di adottare un cane e di dividere con lui/lei il proprio spazio abitativo dovrebbe prestare sempre attenzione affinché l’animale non determini “pericolo o disturbo” agli altri condòmini.

Su questo punto, però, risulta difficile trovare un accordo come dire “di convivenza” perché spesso la soglia di tolleranza nei confronti di comportamenti del tutto naturali del cane risulta piuttosto bassa. Talvolta sono gli stessi proprietari a non sopportare determinati comportamenti dei propri cani fino al punto di decidere di abbandonare o “restituire” al canile il proprio amico a quattro zampe.

Altri proprietari, fortunatamente, decidono invece di rivolgersi ad un educatore cinofilo per comprendere quello che sembra essere un problema comportamentale del cane ed avviarsi così verso l’obiettivo di un costante miglioramento della relazione uomo-cane.

Una o più azioni messe in atto da un essere vivente per l’ottenimento di un risultato definiscono il comportamento, a sua volta generato da una motivazione o energia interna all’organismo attivata da uno o più stimoli esterni.

Stimoliž ž→ Motivazione → žComportamento → žRisultato

Definito cos’è un comportamento, che cosa intendiamo quando parliamo di “problema comportamentale” del cane?

Si tratta di una difficoltà di comunicazione e convivenza tra cane e uomo all’interno di quella speciale entità sociale che è il “branco misto”.

Proprietario/i e cane/i che convivono in una stessa abitazione devono continuamente conoscersi e trovare la giusta strada per comunicare, considerata la differenza di linguaggio. Gli uomini si affidano principalmente alla comunicazione verbale e ai linguaggi che hanno codificato e che sono noti e condivisi.

I cani parlano e “ascoltano” soprattutto il linguaggio posturale e della mimica facciale nonché i toni delle voci o i tipi di vocalizzazioni. Inoltre, acquisiscono informazioni principalmente attraverso il loro senso più importante: l’olfatto.

In altre parole, se dovessimo fare una classifica delle modalità comunicative dovremmo collocare al primo posto per il cane la comunicazione olfattiva e la comunicazione paraverbale e metaverbale (timbro, tono, volume e velocità di emissione della voce; gestualità, mimica, posture, etc.).

Per l’uomo, invece, pur rivestendo una notevole importanza la comunicazione paraverbale e metaverbale il posto principale spetta alla parola, alla comunicazione verbale.

L’orizzonte comunicativo e relazionale dell’uomo è antropocentrico, quello del cane è cinocentrico. Il cane compie un notevole e amorevole sforzo nel tentativo di vivere al nostro fianco seguendo i ritmi frenetici della contemporaneità e della vita cittadina. Spetta a noi fare un medesimo sforzo nella direzione di un’approfondita conoscenza della natura, delle esigenze e delle modalità di espressione del cane.

Nell’ambito delle inter-relazioni uomini-cani all’interno del branco misto possiamo suddividere quattro categorie di problemi comportamentali:

1)      Propri

2)      Impropri

3)      Indotti

4)      Derivati

 I problemi comportamentali propri sono dati da azioni messe in atto dal cane più o meno improvvisamente e inspiegabilmente pur trovandosi all’interno di una corretta relazione educativa uomo-cane. Tali problemi emergono sempre in relazione ad un evento scatenante che però non sempre il proprietario è in grado di individuare. Solo un’attenta e paziente osservazione del cane permetterà di isolare il momento e/o il luogo scatenante l’azione problematica.

I problemi impropri rappresentano una categoria strettamente collegata al contesto. Infatti, rappresentano un fastidio, una molestia o una fonte di preoccupazione solo per il proprietario e/o i vicini di casa ma non per il cane che sta assumendo un comportamento perfettamente logico e coerente con la sua natura. Un esempio è dato dall’abbaio attivato dal cane in risposta a presenze o rumori sconosciuti.

I problemi comportamentali indotti sono quelli che si riscontrano più di frequente e interessano carenze nell’ambito della socializzazione (responsabilità dell’allevatore) e/o dell’educazione (responsabilità del proprietario).

I problemi derivati, infine, comprendono anomalie comportamentali scatenate da patologie fisiche o psicologiche in corso.

Ne deduciamo che le figure professionali da coinvolgere nel relazionarsi al proprio cane sono: il medico veterinario, l’educatore cinofilo e/o il rieducatore comportamentale. Il primo darà un fondamentale contributo nell’escludere o nel trattare in maniera corretta problemi connessi alla salute psico-fisica del cane.

L’educatore si occuperà di indirizzare lo sviluppo comportamentale del cane all’interno della società verso una felice integrazione, lavorando anche e soprattutto con il proprietario.

Il rieducatore effettuerà un vero e proprio intervento psicologico-rieducativo dopo aver valutato attentamente tutti i fattori psicologici, sociali e ambientali.

©magnum. New York City, 2000, Elliott Erwitt.

L’ottica migliore per affrontare i problemi di convivenza uomini-cani passa senza dubbio attraverso la disponibilità ad osservare, conoscere e rispettare la natura del cane con pazienza e dedizione. Forse una delle più grandi difficoltà per l’uomo moderno che si relaziona con il cane risiede proprio nel riscoprire quel ritmo lento in cui concedere a se stessi il giusto tempo per conoscersi, capire e comunicare. Potremmo estendere al cane la frase dell’antropologo ed etnologo francese Marc Augé secondo cui: “uno stesso individuo può essere alternativamente considerato o meno come un altro; c’è l’altro nel sé e la parte di sé che è nell’altro è indispensabile alla definizione dell’io sociale” (cit.: Marc Augé, Un etnologo nel metrò, 1986). Non possiamo, cioè, conoscere noi stessi in rapporto al nostro sé e al nostro ruolo sociale se escludiamo il cane e gli animali dal nostro orizzonte di comunicazione e convivenza.

 

Anna de Romita, educatrice cinofila (Bari)

 

 

 

Redazione DM.it

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