cane e stress

A cura di Anna De Romita – educatrice cinofila Bari

Alla base di tanti equivoci tra noi esseri umani e, soprattutto, tra noi uomini e gli animali c’è spesso una disattenzione verso l’importanza del tono della nostra voce. La nostra comunicazione si basa prevalentemente sul linguaggio e non di rado siamo convinti che usare le parole giuste e spiegare coscienziosamente il nostro pensiero con resoconti e descrizioni renda semplice far arrivare a destinazione i nostri messaggi forti e chiari. Abbiamo parlato e non abbiamo dubbi che le parole siano state efficaci ed efficienti messaggere delle nostre idee e intenzioni e ci aspettiamo una reazione da chi ci è di fronte, uomo o animale che sia, coerente con la linea delle nostre parole. Quando non accade ci sentiamo sorpresi e sopraffatti dal disappunto o dalla rabbia e incominciamo a pensare di aver avuto a che fare con un ottuso, uno stupido, un essere cattivo o dispettoso. Tentiamo di spiegare ancora e ancora e ognuno di noi ha, poi, la propria personale soglia di sopportazione oltre la quale la pazienza si volatilizza e decidiamo di urlare, sbattere oggetti, andare via o, in casi estremi, addirittura picchiare il malcapitato che non ci comprende.

Che cosa è accaduto? C’è stato un equivoco, un fraintendimento e ciò significa che qualche “interferenza” ha ostacolato il percorso delle nostre intenzioni. Ma urlare, scappare o picchiare non ci aiuterà di certo a superare l’equivoco e farci capire!

Le parole in sé costituiscono, infatti, il linguaggio verbale ma il senso di quest’ultimo può essere più o meno fortemente modificato dal tono della voce o, più precisamente, da quattro fattori che rappresentano la comunicazione para-verbale: il timbro, il tono, il volume e la velocità della voce. Il primo si riferisce all’elemento distintivo peculiare della voce di ogni individuo e dipende dalle caratteristiche fisiche delle corde vocali, dei tessuti, dei muscoli, del diaframma e può differenziarsi in infinite varietà più o meno profonde, squillanti, nasali, etc.

Il tono rappresenta, invece, la particolare intenzione e il senso preciso che si intende attribuire al proprio messaggio. Una stessa frase o parola possono assumere un significato molto diverso se dette con un tono che esprime serietà o leggerezza, interesse o indifferenza, piacere o disgusto e così via.

Quindi, il tono sembrerebbe facilmente comprensibile da tutti e sembrerebbe un valido sostenitore delle parole. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che il tono è influenzato e intimamente collegato agli altri tre fattori: timbro, volume e velocità, fattori molto soggettivi, propri dell’unicità che rappresenta ogni individuo.

Ciò significa che quando comunichiamo con i nostri amici a quattro zampe dobbiamo sforzarci di rendere i nostri toni di voce non solo chiari nelle loro intenzioni ma soprattutto nettamente differenti l’uno dall’altro per permettere ad esseri viventi, quali i cani, che non condividono il nostro stesso linguaggio verbale, di intuire agevolmente il senso della nostra comunicazione.

Se, ad esempio, sono un tipo piuttosto silenzioso che parla poco e con un timbro profondo e gutturale e un tono di voce monotono e apparentemente annoiato dovrò impegnarmi a modulare toni diversi per esprimere a Fido la mia approvazione o disapprovazione e, soprattutto, per far sì che la voce accompagni con coerenza la parola.

Infatti, da un lato sarà importante usare con il mio amico a quattro zampe un vocabolario costituito da poche ma importanti parole come “seduto”, “terra”, “vieni”, “bravo”, etc.; dall’altro lato sarà fondamentale fare in modo che ad ogni parola-richiesta corrisponda un tono adeguato.

Se chiedo a Fido di sedersi eviterò di usare sinonimi, perifrasi e giri di parole vari ma utilizzerò sempre la stessa e unica parola: “seduto” oppure qualunque altra parola io desideri utilizzare. Sarò attenta ad usare sempre quella parola che ho scelto di far corrispondere all’azione del sedersi e utilizzerò un tono adeguato alla richiesta di un esercizio: un tono autorevole.

Attenzione! Autorevole non significa urlato, autoritario o minaccioso! E’ necessario essere fermi, decisi ed utilizzare un tono secco e sicuro, senza esitazioni, nervosismi o impazienza nella voce. Solo così il cane comprenderà la nostra capacità di essere una guida che chiede soltanto cose ragionevoli e convenienti per lui.

Lo stesso tono autorevole apparirà assolutamente inadeguato se stiamo lodando o premiando il nostro amico per un comportamento gradito o un esercizio ben svolto e, quindi, in questo caso, il nostro tono sarà gratificante, cioè squillante, allegro e divertito e vi assicuro che il cane comprende perfettamente la differenza tra questo tono e il precedente! La sua coda scodinzolante e la sua disponibilità a ripetere quel comportamento associato alla vostra voce compiaciuta e felice ve lo dimostreranno!happy dog

Un altro tono sul quale esercitarsi scrupolosamente è il tono curioso, quello che di solito va associato al nome del cane. Fido, o qualunque altro nome abbiamo scelto per il nostro peloso, è una parola che fin dalle prime esperienze dovrà sempre essere abbinata alla positività e mai abusata di modo che il nome (e vi suggerisco di sceglierlo non troppo lungo e di facile pronuncia) simboleggi per sempre un valore chiaro, importante e positivo per il cane. Quindi con una tonalità allegra, quasi interrogativa e che attiri l’attenzione ci rivolgeremo al cane prolungando leggermente l’ultima vocale del nome cosicché la lettera “allungata” sembri quasi un immaginario elastico che ci tenga uniti e ci avvicini in maniera totalmente spontanea e gentile.

E non dimentichiamo che questo tono è associato al nome ma non alla richiesta successiva al richiamo. Se dico “Fido, vieni!” il tono del nome del cane sarà curioso mentre il tono del “vieni!” sarà autorevole per differenziare l’attivazione dell’attenzione dalla richiesta del comportamento.

Se, infine, incentivare e premiare i comportamenti corretti e ignorare e non lodare quelli sgraditi non sortisce, in alcuni rari casi, l’effetto di interrompere l’azione si renderà allora necessario un secco “no” pronunciato con un tono molto profondo e simile a un ringhio sommesso. In rari casi, quindi, e sottolineo rari, in cui la gravità della situazione o un’indispensabile tempestività lo rendano utile, si sceglierà questo tono ma mai e poi mai utilizzeremo toni urlati, nervosi o caratterizzati da continue ripetizioni di parole o, peggio, intere frasi.

Il cane non comprende il nostro linguaggio e i nostri discorsi articolati, le nostre urla o le nostre ansiose ripetizioni otterrebbero l’unico risultato di farci ottenere proprio il contrario di ciò che desideravamo e, cioè: indifferenza, ansia e vari segnali di stress, fuga o, addirittura, aggressione.

Perciò impariamo a controllare le nostre emozioni e a non scaricarle addosso al nostro fedele amico a quattro zampe e, soprattutto, non sottovalutiamo il potere e la complessità della comunicazione perché un tono giusto al momento giusto può fare la differenza tra una comunicazione efficace e produttiva e una comunicazione stressante e piena di equivoci.

Redazione DM.it

Di Redazione DM.it

Redazione di DogMagazine.it per info e contatti: dogmagazine.it@gmail.com

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