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A cura di Anna De Romita – educatrice cinofila Bari

Parlando di cani, credereste mai che una striscia di pelle, corda o tessuto possa comunicare qualcosa? No, non stiamo parlando dell’ultima moda in fatto di guinzagli e collari…beh, certo il tipo di accessorio che scegliamo la dice lunga sulla nostra personalità e sul nostro modo di rapportarci agli amici a quattro zampe!

Ma c’è molto di più… Abituati a vivere in città o in campagna i nostri cani familiarizzano fin da cuccioli con il guinzaglio e in svariate maniere più o meno ortodosse vengono educati ad accettarlo come indispensabile compagno di passeggiate e uscite in società.

Portati come siamo a dare per scontato il guinzaglio come fosse quasi una parte del corpo del cane, indissolubilmente e incontestabilmente parte della vita di quotidiana convivenza tra uomini e cani, trascuriamo l’importante valenza comunicativa di questo “oggetto” che non è solo un valido aiuto per permetterci di gestire e controllare il cane.

Una delle richieste maggiormente avanzate da proprietari di cani che si rivolgono ad educatori cinofili è quella che il proprio cagnetto non tiri al guinzaglio, si muova soltanto entro lo spazio corrispondente alla lunghezza del suddetto guinzaglio e resti fermo immobile o assecondi i nostri movimenti quando tiriamo un po’ o cerchiamo di tenere il nostro “quattrozampe” stretto al nostro fianco. E quando ciò non accade i proprietari rimangono stupiti se non indispettiti e la domanda che rivolgono a se stessi o direttamente (sigh!) al povero cane confuso è: “ma non capisce/capisci??”caneguinzagliouomo

Per dare risposta a questo interrogativo perché non proviamo a porci, invece di cercare frettolosamente risposte, un’altra domanda e cioè: “attraverso il guinzaglio cosa sto trasmettendo al mio cane?”. La parola “trasmettere” deriva dal latino “transmittere”, composto di “trans”: al di là e “mittere”: mandare…quindi significa “mandare al di là”, da qualcuno o qualcosa verso qualcun’altro o qualcos’altro.

Ora, quando pensate alla parola “trasmettere” o alla parola “trasmissione” non vi scatta facilmente l’associazione mentale con l’apparecchio televisivo? Bene, e la televisione cosa fa se non comunicare? La Scuola psicanalitica di Palo Alto (Watzlawich, Bateson, Beavin, Jackson) individua cinque leggi che governano la comunicazione e tra queste quella secondo la quale “non si può non comunicare”. Infatti, qualunque nostra postura, atteggiamento, gesto, parola, perfino il restare fermi o in silenzio, al di là delle nostre stesse intenzioni, comunicano qualcosa di noi all’esterno. Chi “subisce” la nostra comunicazione interpreta in modi del tutto personali l’eventuale messaggio e ci rimanda a sua volta una risposta più o meno attiva.

Ciò significa che se è vero che qualunque nostro gesto, parola, postura raccontano molto di noi e dei nostri stati d’animo ai nostri cani, è tanto più vero che attraverso il guinzaglio trasmettiamo, proprio in virtù di quel legame tangibile, moltissime informazioni e di diverso tipo rispetto a quelle che trasmettiamo visivamente. Si tratta, infatti, di informazioni forse più sfuggenti e difficili da definire ma assolutamente non meno importanti.

Mentre camminiamo il cane non presta solo attenzione (e come potrebbe non farlo?) se lo tiriamo, lo avviciniamo o lo strattoniamo ma percepisce con estrema intelligenza ogni più piccola vibrazione del nostro corpo. Individua la sicurezza, l’esitazione, l’allegria, la paura, il nervosismo, l’ansia e, soprattutto, i cambiamenti di umore e di stato d’animo e questo perché il nostro corpo alimenta, alleggerisce o cancella tensioni a seconda del benessere o malessere interiori.4475149016_328bdf2d71-300x199

Stabilito che il cane cerca di allontanarsi se lo sgridiamo, lo picchiamo o cerchiamo di trascinarlo con il guinzaglio verso dove desideriamo noi e stabilito che questi comportamenti, oltre ad essere deprecabili, portano ad ottenere esattamente il contrario di ciò che la violenza o la prepotenza cercano di ottenere con velocità…

Stabilito che non sempre possiamo essere capaci di controllare o trasformare il nostro umore, mostrandoci sempre sereni e allegri…e stabilito che il cane non nasce con un guinzaglio attaccato ma lo accetta per restarci accanto pur non potendo così scegliere quale posture o quale movimento adottare in presenza di un altro cane o un’altra persona…cosa che potrebbe pregiudicare la possibilità di un approccio corretto…

Stabilito tutto ciò…dobbiamo semplicemente avere pazienza e almeno provare a controllare o trasformare il nostro umore, imparando a conoscere, apprezzare e rispettare la compagnia del nostro cane e, perché no, imparando grazie a lui, a relativizzare quando possibile il peso e l’importanza dei nostri piccoli problemi quotidiani.

E come diceva Charlie Brown…”La felicità è accarezzare un cucciolo caldo caldo, è stare a letto mentre fuori piove, è passeggiare sull’erba a piedi nudi, è il singhiozzo dopo che è passato”.

 

 

 

 

 

 

Redazione DM.it

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