cani (2)A cura di Anna De Romita – Educatrice cinofila Bari

Qualcuno di voi avrà forse sentito parlare di “puppy class” o “classi di socializzazione per cuccioli” ma non tutti ne hanno forse un’immagine corretta. Molti, infatti, hanno in mente gruppi di cuccioli che scorrazzano, giocano e si rotolano felicemente nell’erba di un profumato prato primaverile, circondati da proprietari felici e educatori vigili e attenti. Nulla di sbagliato. Però è una visione parziale perché non descrive con esattezza come si svolge (o dovrebbe svolgersi) una classe di socializzazione e, soprattutto, lascia intuire che chiunque potrebbe organizzarne una, senza bisogno di particolari specializzazioni.

Far socializzare dei cuccioli tra loro è un’esperienza basilare, direi fondamentale, per ogni cane ma anche per ogni essere umano che si appresti a vivere la propria vita con un amico a quattro zampe. Esistono persone molto capaci nel garantire al proprio cucciolo di cane varietà di esperienze sotto attenta sorveglianza, esattamente come farebbero con un cucciolo di uomo. Alcune di queste persone si domandano allora perché dovrebbero ricorrere ad un educatore cinofilo se magari, senza l’aiuto di psicoterapeuti o educatori di supporto, se la sono già cavata benissimo con i loro figli o nipoti o figli di amici, insomma con bambini che hanno avuto modo di conoscere e che hanno visto crescere.

Beh, intanto, ciò non è propriamente vero perché noi tutti affidiamo i nostri figli e siamo stati, a nostra volta, affidati a maestri e professori per la nostra educazione e a scuola non abbiamo imparato solo a studiare ma anche a conoscere i nostri simili e a relazionarci con loro, ognuno con la propria storia, i propri punti di forza e le proprie debolezze.

Inoltre, al giorno d’oggi, è ormai sempre più riconosciuto il valore dello psicoterapeuta come figura professionale cui affidarsi non necessariamente in casi di estrema gravità e emergenza ma proprio per far sì che piccole o grandi problematiche quotidiane non diventino ostacoli insormontabili o drammi esistenziali.

Infine, dovremmo fare una considerazione: se la parola chiave è conoscersi e se è vero che ci sono persone che possono essere particolarmente capaci di provare empatia e tentare così di comprendere anche le esigenze e le ragioni dell’altro, un fatto è innegabile e cioè che il cane appartiene ad un’altra specie e non parla la nostra lingua. Ciò significa che può essere molto più difficile conoscersi e capirsi se già in partenza non sappiamo come spiegare reciprocamente le nostre diversità e le nostre emozioni.

Quindi, quella che è sicuramente una difficoltà esistente tra esseri umani, cioè il tentativo di comunicare efficacemente, è senza ombra di dubbio una difficoltà più grande tra esseri appartenenti a specie diverse come l’uomo e il cane. Perciò è importante osservare, studiare, documentarsi e, soprattutto, affidarsi a chi ha scelto di fare della propria passione cinofila anche un impegno professionale.cani (3)

Tornando alla classe di socializzazione. Organizzare un percorso di socializzazione tra cuccioli e, a maggior ragione tra cani adulti, non è un’iniziativa che si può improvvisare e che chiunque può gestire. I cani da inserire nella classe vanno scelti con cura, rivolgendo innanzitutto domande determinanti ai proprietari che aiutino l’educatore a prendere una prima consapevolezza del profilo caratteriale del cane. Questa prima approssimativa valutazione aiuterà nella suddivisione di gruppi basata sia sulla taglia sia su eventuali difficoltà o anomalie comportamentali segnalate dai proprietari.

A partire già dai due mesi fino all’incirca ai 7 mesi i cuccioli possono partecipare ad una “puppy class”, una serie di incontri (dieci o più)  gestiti da due o più educatori, a seconda del numero di iscritti. Al termine di questi incontri ai proprietari saranno state fornite importanti informazioni sulla gestione del cucciolo a più livelli: educativo, alimentare, sanitario e ludico, ovviamente con l’ausilio e la presenza di un medico veterinario. Durante gli incontri gli educatori potrebbero anche decidere di inserire nel percorso uno o più cani adulti, di proprietà degli educatori stessi o ben conosciuti e in ogni caso già preparati e approvati come “teaching dogs”, cioè cani particolarmente indicati per la loro indole e preparazione ad interagire con i cuccioli, in special modo nei casi di madri assenti o carenti nei primi mesi di vita.

I “teaching dogs” mostrano ai cuccioli gli approcci corretti, le giuste modalità di gioco e inibiscono violenza e irruenza, lasciando però che i piccoli si azzuffino, si mordicchino e simulino tra loro attacchi, fughe e difese. Così come farebbero le madri e i “teaching dogs”, noi proprietari non dobbiamo temere e inibire gli incontri tra conspecifici di cui il nostro piccolo Fido può fare esperienza. Dobbiamo vigilare e intervenire se necessario ma solo se necessario! Qualche ringhio, abbaio o scaramuccia serviranno al cucciolo per comprendere fattori basilari in ambito comunicativo: gerarchia, segnali calmanti, segnali di stress, differenze tra gioco e aggressione, potere del morso, insomma regole di comportamento.

Dall’altro lato, i proprietari stessi verranno “educati” a conoscere le basi del linguaggio canino, la chiavi per decodificare ciò che, fino a quel momento, non avevano compreso o che avevano creduto di comprendere. Allontanati equivoci dannosi e abitudini errate, durante la “puppy class” i proprietari potranno dedicarsi alla verifica della nascita di una nuova fantastica comunicazione con il proprio cane, laddove gli esercizi di obbedienza o di condotta diventeranno piacevoli momenti di interazione in cui rinsaldare ruoli e conoscenza reciproca.cani (1)

Questo scenario meraviglioso e impegnativo allo stesso tempo è simile ma un po’ più complesso se parliamo di cani adulti, di un’età che va dai 7/8 mesi in su. Risulta facilmente comprensibile il perché della complessità: i cani adulti hanno un profilo caratteriale più consolidato e, a seconda dell’età e delle esperienze, hanno comunque una storia, un trascorso fatto di incontri e relazioni più o meno felici con conspecifici e con eterospecifici (uomini o altri animali). Bisogna tenere conto di questa storia, quando la si conosce, e analizzare i comportamenti del cane e il contesto in cui vive nonché le condizioni psico-fisiche.

In definitiva, far socializzare un cane, soprattutto se si tratta di un cane adulto, non significa mai, e sottolineo mai, prendere il suddetto cane e inserirlo forzatamente in un campo, una casa, una stanza o qualunque altro luogo dove siano presenti uno o più cani. Può andare bene ma può andare male, molto male. Non ci si può affidare al caso. Indispensabile affidarsi ad un educatore cinofilo che sappia guidarci, in primo luogo, in una pre-valutazione dei cani che non prescinda dalla raccolta di informazioni sulla salute del cane e, in secondo luogo, ci affianchi attivamente e con professionalità nel nostro percorso di gioco e conoscenza con Fido.cani (5)

A volte, crediamo di non aver commesso errori semplicemente perché siamo riusciti a far convivere il nostro cane con altri cani o a farlo giocare senza danni con i conspecifici che incontra al parco ma l’assenza di risposte aggressive può nascondere altri problemi o indicatori di stress o una risposta violenta può manifestarsi inaspettatamente anche a distanza di anni per ragioni che troppo spesso, come si legge di frequente sui giornali, o non vengono comprese o vengono comprese troppo tardi.

Redazione DM.it

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