A cura di Carlo Apollo-Gruppo Cinofilo da Soccorso “Le Orme di Askan”, Roma – car.77@libero.it
Il cane, in miglior amico dell’uomo. L’infinita storia del rapporto dell’uomo con il cane ha origini antichissime. Qualcuno racconta che le prime tracce risalgono alla notte dei tempi quando un lupo, avvicinandosi ad un insediamento vi trovò del cibo che l’uomo aveva gettato e da quel momento l’uomo capì che da quell’essere a quattro zampe poteva trarre dei benefici e utilità. Dall’esperienza di molti appassionati si è riusciti a sfruttare una serie di caratteristiche del cane (innate) per diversi scopi utili all’uomo. Intendo, sia caratteristiche fisiche come l’udito e l’olfatto ma anche quelle caratteriali: socialità, curiosità, tempra, temperamento, docilità, aggressività etc. Negli eserciti di molte nazioni, i cani trovano il loro impiego in servizi di vigilanza, di collegamento, di trasporto, di segnalazione ordigni esplosivi e altri servizi di utilità. Anche nell’Esercito Italiano sin dal 1895, per l’iniziativa di qualche appassionato, vennero intrapresi gli studi per l’impiego dei cani in servizi da guerra. Nel 1911, quando ebbe inizio la guerra italo-turca per l’occupazione della Libia, il nostro esercito non disponeva ancora di un servizio di cani da guerra e per l’occasione vennero assegnati alle truppe del Corpo di Operazione un certo numero di cani approvvigionati dalla Regia Guardia di Finanza e altri ancora raccolti affrettatamente tra quelli da guardia e della razza sarda (il cane del Fonnese).

Questo primo esordio dei cani durante le operazioni belliche, nonostante avesse dato evidenti risultati nelle operazioni di sicurezza e collegamento, non ebbe riscontro alcuno e infatti, allo scoppiare della Grande Guerra, non esisteva ancora nel nostro paese un vero e proprio servizio di cani da guerra. A Bologna era presente un canile presidiario (dell’Esercito Italiano) che aveva in organico un esiguo numero di elementi per la maggior parte della razza cane-lupo e cane da pastore. Durante il nostro periodo di neutralità (agosto 1914 – 24 maggio 1915) venne posta l’attenzione sul miglior modo di utilizzare il cane e dopo opportuni esperimenti si scelse di utilizzarli per i trasporti in montagna. Venne costruito un carretto del peso di 53 Kg con relative bardature (fettucce per l’attaccatura del carretto all’animale) e più tardi anche un bastello(pettorine corredate di sacche laterali) per il trasporto a soma. I cani eseguivano il loro servizio, trasportando a mezzo traino/slitta o a mezzo soma sia viveri che munizioni fino alla 1ª linea (zona di combattimento più vicina al nemico), attraversando una serie di difficoltà poste dai ghiacciai e dalla neve e percorrendo anche gallerie scavate nella neve stessa. Il Comando Supremo, il 1° luglio del 1915, assegnò al 35° Reggimento di Fanteria (VI Corpo d’Armata) un gruppo di 30 cani per effettuare degli studi che durarono fino all’ottobre dello stesso anno. Al termine delle prove, un’apposita commissione si pronunciò positivamente ritenendo di dover estendere l’utilizzo dei cani nel servizio di trasporto di ogni genere (acqua, filo di ferro, attrezzi, barili, scudi metallici etc), valutando, in sede di esame, un drappello di 10 cani che eseguì un trasporto a pieno carico percorrendo un percorso di 4 Km su terreno vario (800 m in salita) in un tempo variabile da 42’ a 50’. Ma gli studi non terminarono qui.
Allo scoppio del primo conflitto mondiale, l’Esercito Italiano non era ancora dotato del servizio di cani da guerra per la consegna di ordini, trasporto e vigilanza. Vennero iniziati i primi studi di fattibilità per l’utilizzo dei cani nel servizio di trasporto di oggetti di ogni genere (munizioni, filo spinato, scudi, ecc) utilizzando apposi carretti e per il trasporto a soma.
Il Comando Supremo, non essendo state effettuate prove sul ghiaccio, ordinò di effettuare una sessione di valutazione nella stagione invernale, nel marzo del 1916 e di costituire altri gruppi di cani da assegnare alle truppe di una Divisione. Contemporaneamente, il canile militare di Bologna effettuò altri esperimenti per il trasporto a soma, a nuoto e di trasmissione di ordini. Così facendo, nel giugno del 1916 si ebbero al fronte: 1 gruppo di cani al 35°, al 1°, al 2° e al 36° Reggimento Fanteria e 2 gruppi di cani presso la Brigata “Tevere”. Ciascun gruppo era composto da 30 cani da pastore, 15 carrette con bardatura, 1 sergente, 2 caporali e 13 conduttori. A seguito degli studi effettuati presso il canile militare di Bologna, si prese in considerazione anche il trasporto a soma ma si sconsigliò l’impiego dei cani per la trasmissione di ordini in quanto occorrevano soggetti particolarmente adatti e uno specifico addestramento che, per di più, richiedeva notevole tempo che la particolare situazione contingente non concedeva. Così il Comando Supremo ordinò la formazioni di ulteriori gruppi di cani che vennero assegnati al 4° Reggimento Alpini sull’Adamello, alla Brigata “Pisa” e “Tevere” e in Alto Judrio dove ottennero ottimi risultati sia per il trasporto a traino che per quello a soma (tranne presso la Brigata “Re” dove a causa delle condizioni locali diedero cattiva prova). Alla fine del 1916 i cani che erano al fronte raggiungevano i 478 soggetti con 16 carrette, 182 bastelli (per il trasporto a soma) e 110 slitte. Successivamente non vennero effettuati altri esperimenti e non risulta che i cani venissero usati in altre zone di guerra. Le prove svolte in quegli anni avevano permesso di stabilire (testo originale tratto da una relazione ufficiale):

- la convenienza da adoperare i cani attaccati a pariglie a carrettini e a slitte con un carico da 59-80 Kg;
- considerare l’impiego a someggio come eccezionale non potendo il cane sopportare sul dorso un carico di 15-20 Kg per molto tempo;
- la possibilità di ottenere che un solo conducente guidi due carrettini;
- che i cani possono far servizio giornaliero con un riposo di un giorno per settimana;
- la razione tipo nella misura seguente: pane gr. 700 – carne gr. 180 – pasta o riso gr. 100 – caffè con latte (in 3 pasti giornalieri) – 3 o 4 litri di acqua. Praticamente però è sufficiente una razione di 700 gr. di pane coi rimasugli di cucina;
- un buon rendimento si ottiene con i gruppi di 40 cani attaccati a pariglia a 20 carrettini o slitte; per ogni gruppo occorre: 1 sergente (capo gruppo), 4 caporali e non più di 20 soldati conducenti;
- che sono da escludersi in modo assoluto forti dislivelli (pendenza superiore al 12-15%), su strade con breccia e su terreno roccioso, per il deperimento e per gli inconvenienti che il fondo cattivo produce alle zampe (gonfiori, lesioni)[1].
[1] Fondo L3, b.42 A.U.S.S.M.E.
In considerazione della spesa per l’allestimento di ogni gruppo di cani (circa L. 5000) e delle difficili condizioni del terreno sul nostro fronte, l’impiego dei cani nella grande guerra ebbe carattere limitato e facoltativo nonostante il Comando Supremo ne avesse permesso l’utilizzo presso alcuni reparti che si trovavano ad operare in condizioni favorevoli per il loro impiego.
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