Cani soldati e lo stress post-traumatico

La guerra è sempre una tragedia, al di là dei motivi per i quali la si combatte. Bombe, sparatorie, torture, paura… per tutti, soldati e civili, la guerra è terribile.

I cani vengono utilizzati durante i combattimenti come veri e propri soldati.

I cani vengono utilizzati durante i combattimenti come veri e propri soldati.

I cani vengono utilizzati durante i combattimenti come veri e propri soldati. Inoltre, purtroppo, spesso e volentieri questi cani sono mandati alla ricerca di mine e possiamo ben immaginare cosa possa succedere quando per errore mettono una zampa sull’ordigno…

 

Tra i militari americani c’è un detto: le emozioni corrono attraverso il guinzaglio. Le sensazioni terribili che i soldati provano in zone di guerra, le provano indiscutibilmente anche i loro partners a quattro zampe. Nel 2010 è stato identificato il disturbo da stress post traumatico (DSPT) nei cani da un team di dottori del dipartimento della difesa.

Lo stress post traumatico nei cani militari mostra segni di iper-vigilanza e iper-reattività a rumori e altre stimolazioni ambientali.

 

Il disturbo da stress post traumatico (chiamato anche “nevrosi da guerra) negli esseri umani è stato accettato dalla comunità scientifica alla fine degli anni ’70, ma la diagnosi fu introdotta nei manuali negli anni ’80. Negli esseri umani il DPTS porta a flashback dell’evento, stato di stordimento e confusione, evitamento di quello che potrebbe ricordare l’evento traumatico, incubi ed hyperarousal (cioè un insieme di insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione).

 

I conduttori considerano i loro cani come veri e propri "membri delle forze armate" e non come semplice equipaggiamento.

I conduttori considerano i loro cani come veri e propri “membri delle forze armate” e non come semplice equipaggiamento.

Oggigiorno, nell’esercito americano i cani sono considerati pezzi dell’equipaggiamento anche se in congresso stanno cercando di modificare le cose rendendo i cani dell’esercito “membri effettivi delle forze armate”. Ovviamente i conduttori militari considerano già i loro cani come membri del team e li vedono come i migliori partners possibili. 

 

Durante o alla fine del combattimento, il primo a notare che c’è qualcosa di strano nel cane è sicuramente il conduttore. Il cane purtroppo non può parlare, non può dire che, anche lontano dalla zona di combattimento ha ancora paura, non può dire che ha gli incubi. Gli unici quindi che, conoscendo bene il cane, possono accorgersi che qualcosa non va, sono i conduttori.

 

Il Dr. Burghardt, capo del dipartimento di medicina veterinaria per i cani militari, ha notato che i segnali clinici nei cani con il DSPT sono da ricercare nel modo che ha il cane di relazionarsi con il conduttore e/o con l’ambiente circostante: il cane può diventare “appiccicoso” come la colla nei confronti del conduttore o potrebbe diventare persino distaccato e aggressivo; nei confronti dell’ambiente il cane fallisce nei lavori nei quali prima era bravo e si dimostra riluttante ad andare in particolari aree o cerca di scappare da determinate zone.

 

Ovviamente, come ogni patologia, disturbo o problema è necessario accorgersene tempestivamente. Nelle prime 24-72 ore se il cane non può essere riportato alla base dalle zone del conflitto, sia il cane che il conduttore vengono spostati dalla zona di guerra piena. Se il disturbo viene rilevato dopo le 72 ore allora i dottori prescrivono qualche anti-depressivo.

Come ogni disturbo è necessario accorgersi tempestivamente dei segnali clinici del DSPT per poter agire il più velocemente possibile.

Come ogni disturbo è necessario accorgersi tempestivamente dei segnali clinici del DSPT per poter agire il più velocemente possibile.

Se invece, sfortunatamente, il disturbo viene rilevato dopo qualche settimana il cane viene direttamente portato in base.

 

Una parte della cura per questi cani affetti dal DSPT è di portarli in contesti familiari possibilmente nel contesto familiare del conduttore con il quale c’è uno strettissimo rapporto. Il cane in questo periodo ha bisogno di un ricondizionamento molto graduale facendolo concentrare su un piccolo problema fino a che la paura sparisca. I cani vengono esposti a piccole dosi agli stimoli che gli causavano paura fino a che non mostrino più segni di agitazione. C’è bisogno di calma, esercizio e ricompense e questa procedura dura all’incirca dalle 12 alle 16 settimane.

Per ora la percentuale di successi è del 50%. Per il restante 50% la carriera può continuare nel campo di addestramento o in altri lavori quali polizia, ricerca, soccorso con la possibilità finale di venire adottati.

Il Dr. Burghardt sta anche conducendo delle ricerche circa l’esistenza di una razza più suscettibile al DSPT.

Ma, a prescindere dalla razza, il disturbo da stress post traumatico nei cani è una patologia seria e deve essere trattata e curata nel miglior modo possibile in modo tale da poter restituire una vita dignitosa a questi cani combattenti che ogni giorno salvano la vita a tanti soldati impegnati nei combattimenti.

I cani non sono oggetti, vivono, respirano e provano emozioni. E’ arrivato il momento di dare a questi eroici pelosi un posto d’onore!

I cani non sono oggetti, vivono, respirano e provano emozioni. E’ arrivato il momento di dare a questi eroici pelosi un posto d’onore!

Ed è altrettanto importante che l’America si svegli e cominci a considerare i cani militari non come “pezzi di un equipaggiamento” alla stregua di una borraccia per l’acqua o una divisa. Questi cani per il loro coraggio, il loro eroismo e il loro lavoro, meritano di essere considerati membri effettivi del esercito. Non sono oggetti, vivono, respirano e provano emozioni. E’ arrivato il momento di dare a questi eroici pelosi un posto d’onore!

Paola De Ruggieri
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