Cultura cinofila dalla parte del cane!
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A cura di Cristiano Zanichelli www.inviaggioconargo.it “Quanto mi piacerebbe avere un cane così”… A quanti di noi è capitato di vedere città e interi paesi messi in ginocchio da malaugurati eventi come i terremoti? Valanghe di neve che si abbattono su ignari sciatori e su […]
Notizie Cinofile Notizie dal MondoA cura di Cristiano Zanichelli www.inviaggioconargo.it


“Quanto mi piacerebbe avere un cane così”…
A quanti di noi è capitato di vedere città e interi paesi messi in ginocchio da malaugurati eventi
come i terremoti?
Valanghe di neve che si abbattono su ignari sciatori e su paesini collocati ai piedi dei monti? Quante volte, in tv o sui giornali, abbiamo appreso della scomparsa di un anziano o di un giovane che non ha più fatto rientro nella propria casa?
Spesso, indispensabili protagonisti nelle azioni di soccorso in queste brutte vicende sono i nostri cani, i cani della Protezione Civile, di cui si parla poco e si vede poco; di rado, solo alcuni fotogrammi o miseri articoli di giornale. E’ per questo motivo che voglio iniziare a scrivere di loro, della loro silenziosa disponibilità, della loro amicizia che li lega agli esseri umani e informare quanto sia reale e importante la loro collaborazione in una società civile come la nostra.
Solo gli “addetti ai lavori” sanno che preparare un cane per questo tipo di lavoro è molto impegnativo, che richiede tanta costanza, un forte impegno (visto che parliamo di Volontariato) ed una grande motivazione oltre alla indispensabile passione per il mondo canino. Conduttore e cane, questo fantastico binomio si chiama Unità Cinofila, proprio perché questi due elementi si fondono in un’unica entità, dove l’interazione e la comprensione reciproca formano un elemento di indissolubile qualità.
Ma cosa serve per ottenere buoni risultati? Oltre alla preparazione del nostro fedele quattrozampe, fondamentale anche la formazione del proprio conduttore il quale è tenuto a frequentare corsi base e di specializzazione cinofila, organizzati dai Coordinamenti Provinciali e Regionali della Protezione Civile, ed a sottoporsi ad esami periodici per poter operare. Complessivamente il percorso formativo è lungo e faticoso: occorrono circa due anni di duro lavoro impegnandosi tutti i fine settimana per poter accedere alla prima sessione di esame operativo che certificherà la idoneità della Unità Cinofila ad operare. Una caratteristica fondamentale nella prima fase di lavoro nella preparazione della U.C. è il legame che si deve creare tra i due “allievi”, dove l’empatia e l’interazione reciproca sono la chiave per ottenere dei risultati eccellenti, sia nel controllo del nostro amico che nel lavoro di ricerca reale.
Solo se questo primo step di lavoro sarà “solidificato” allora si potrà proseguire con i successivi, dove si affronteranno gli aspetti più tecnici legati al vero lavoro di addestramento alla ricerca delle persone.Un altro aspetto da non sottovalutare è l’età del cane. Inutile dire che prima si inizia questo
percorso e più facilmente l’apprendimento sarà rapido, ma è anche doveroso affermare che una buona educazione di base è indispensabile; il cane da Soccorso quindi, dovrà essere ben socializzato sia con le persone che con i “colleghi” in quanto spesso a stretto contatto con entrambi nelle situazioni di emergenza reale. Quindi, a mio avviso dai due mesi in poi il nostro cucciolo dovrà seguire un buon percorso educativo (con un buon educatore-istruttore) per poi affrontare l’addestramento vero e proprio.

Prendiamo ora in esame quali sono le doti caratteriali che un cane da Soccorso deve possedere: una buona sociabilità è molto importante proprio per i motivi che sopra ho citato; Una buona docilità ma non in eccesso (diversamente avremo un cane troppo sottomesso e “schiacciato”); dovrà avere un buon temperamento, quindi una buona velocità reattiva nei confronti di nuovi stimoli; importante una buona tempra, quindi una reale capacità di sopportare stimoli negativi anche fisici (ma non troppo altrimenti avremo un cane troppo “duro”). Infine il nostro amico dovrà avere un’ottima curiosità che lo stimolerà nel lavoro di ricerca. Ecco, questi sono gli aspetti caratteriali più importanti che un cane da Soccorso dovrebbe avere e non sono in ordine di importanza; alla fine insieme queste doti contribuiscono a formare l’aspetto di un cane con un buon equilibrio e disposto positivamente a lavorare con l’uomo.
E la razza? E la conformità fisica? Un cane di grande taglia, (intendo di un peso significativo non l’altezza al garrese come indicato dalla FCI), nel momento in cui gli direte “cerca” vi guarderà dritto negli occhi e vi dirà: mica son matto, vai avanti tu per favore… Una battuta per affermare chiaramente che l’agilità di movimento è una caratteristica importante, da tenere in considerazione, quindi la stazza pesante sarà penalizzante per il lavoro per cui abbiamo preparato il cane. egli si affaticherà molto più velocemente e quindi l’autonomia sarà limitata (parlo solo per cani da soccorso su macerie o superficie, non soccorso in acqua). E’ evidente che sulle macerie un cane “pesante” avrà maggiori difficoltà di movimento rispetto ad un suo “collega” più snello e sarà esposto maggiormente a rischio; anche in superficie lo stesso non riuscirà a seguire un percorso di estrema difficoltà o impervio, mentre l’amico si; stessa cosa per quanto riguarda un percorso sulla neve. Ad un cane di piccola taglia (anche se ne ho preparati diversi e con ottimi successi) l’agilità non mancherà, ma sarà penalizzato soprattutto nell’autonomia, che sarà inferiore a quella di un cane più grande, avendo gli arti più corti e dovendo sprecare più energie rispetto all’altro. Quello che sta in mezzo (ma l’avrete capito tutti) è il cane di media – grande taglia (se di un peso
non significativo), un ottimo compromesso tra agilità resistenza e forza fisica.

Il primo quesito: la razza. Probabilmente qualcuno “torcerà il naso” a queste mie affermazioni, che in ogni caso vengono da esperienze personalmente vissute. Non credo che vi sia una razza per eccellenza adatta a questa attività. Fino ad una ventina o più di anni fa la razza prediletta era il Pastore Tedesco. Si vedeva solo quella. Oggi sono utilizzate svariate razze, come il P. australiano, i P. Belgi Malinois Tervueren e Groenendael, lo Schnauzer
ed ultimamente anche il Weimaraner (cane da ferma) ed altri, ma anche tanti meticci. Sostengo che fondamentalmente la capacità di leggersi a vicenda, la velocità d’intesa, la collaborazione, la stima reciproca e il rendere piacevole e divertente l’attività di ricerca che il nostro compagno svolge con noi, siano la vera carta vincente; non di meno la capacità dell’istruttore-addestratore di sviluppare queste sintonie tra cane e uomo.
Questa che ho fatto è una breve panoramica sul cane da Soccorso, o meglio sull’Unità Cinofila. Ci sarebbe tanto altro da dire e da approfondire; con queste righe ho solo voluto stimolare la curiosità delle persone ed iniziare a diffondere e a parlare maggiormente di questo argomento per dare la
giusta visibilità che questi fantastici e generosi binomi meritano.
Dopo tante lotte sono riusciti ad ottenere il risultato sperato: secondo la Legge n.220/2012 da martedì 18 giugno nei regolamenti di condominio non potranno essere inserite, né ritenute valide, le disposizioni volte a limitare la libertà di vivere con un animale familiare. Ogni tanto arrivano […]
Notizie dal Mondo
Dopo tante lotte sono riusciti ad ottenere il risultato sperato: secondo la Legge n.220/2012 da martedì 18 giugno nei regolamenti di condominio non potranno essere inserite, né ritenute valide, le disposizioni volte a limitare la libertà di vivere con un animale familiare. Ogni tanto arrivano anche delle belle notizie ai proprietari di cani, gatti & Co., e non solo limitazioni e cosette da pagare…
Tutte le novità della legge in questione sono state discusse nel condominio della LAV in Viale Regina Margherita a Roma e sono:
Oggi è quindi una giornata di festa per il 55,3% delle famiglie italiane, cioè tutte le famiglie che condividono la vita con un animale domestico. Sia egli un cane, una tartaruga, un canarino, i beneamati pesciolini rossi o altro ancora! Ci voleva proprio una legge che non vedesse i nostri amici animali come un qualcosa, un oggetto da lasciare nella casa precedente se in quella nuova non c’è spazio, una proprietà che si può cedere con leggerezza come se non vi fossero vincoli affettivi. Gli animali non sono l’aggiunta che fa stare meglio la famiglia, ma sono parte integrante di essa. Pertanto mi sembra doveroso che possano godere, finalmente, di determinate forme di tutela.
Se volete saperne di più sulla nuova petizione della LAV volta a riformare la Legge 281/91 (Tutela animali d’affezione e prevenzione del randagismo), potete consultare il loro sito alla pagina http://www.lav.it/index.php?id=2078

Video realizzato dalla Stray Animal Foundation
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Un fastidioso problema che coinvolge amanti di cani e non, sono i marciapiedi imbrattati di escrementi di cani abbandonati lì da proprietari non curanti. Per colpa della loro incuria, spesso e volentieri i cani vengono etichettati come “animali che sporcano”. Effettivamente, loro sporcano… ma […]
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Un fastidioso problema che coinvolge amanti di cani e non, sono i marciapiedi imbrattati di escrementi di cani abbandonati lì da proprietari non curanti. Per colpa della loro incuria, spesso e volentieri i cani vengono etichettati come “animali che sporcano”. Effettivamente, loro sporcano… ma sta al proprietario, nel momento in cui si assume la responsabilità dell’avere un cane, di provvedere a raccogliere lì dove il suo amato quattro zampe ha sporcato.
Questo non è un problema solo italiano, infatti, nella città di Brunete, in Spagna, poco distante da Madrid, la cittadinanza si trovava a dover far fronte a questo sgradevole problema.
Il comune ha cercato per molto tempo di sensibilizzare i proprietari dei cani ma, spesso e volentieri, alcuni di essi fanno “orecchie da mercante” e ignorano che il loro cane abbia appena sporcato il marciapiede. Così, con la complicità di 20 volontari, l’amministrazione comunale della cittadina ha dato il via ad una particolare iniziativa: spedire in una busta gli escrementi abbandonati per strada direttamente a casa del proprietario!
Questa iniziativa è durata una settimana, durante la quale i volontari hanno osservato e “spiato” i proprietari di cani. Con una telecamera nascosta hanno filmato i proprietari cogliendoli sul fatto. Molti di loro, infatti, lasciavano che il cane si liberasse tranquillamente sul marciapiede e con nonchalance si allontanavano lasciando lì gli escrementi.
I volontari allora, arrivavano con paletta e bustina e raccoglievano i bisogni del cane. Con qualche scusa poi si avvicinavano al proprietario chiedendo nome e razza del cane e il gioco era fatto!
Sapendo nome e razza hanno fatto un controllo nel database del comune verificando a chi appartenesse quel cane e l’indirizzo.

A quel punto, poche ore dopo, la bustina “incriminata” veniva spedita in un pacchetto al proprietario sporcaccione con su la scritta “proprietà smarrita”.
E all’interno, come se non bastasse l’ironia già presente nella frase sul pacchetto, si trovava un biglietto della polizia municipale: “Cari residenti, questo è solo un avviso. La prossima volta potrebbe arrivare una multa che va dai 30 ai 300 euro”.
Immaginatevi la faccia della persona che ha apre il pacchetto!
Di pacchetti “sorpresa” ne sono stati spediti circa 147!
Questa strana idea ha comunque portato un notevole calo degli escrementi abbandonati. Infatti, secondo una stima del comune della cittadina, gli escrementi abbandonati per strada sono diminuiti del 70%!!
A quanti di noi è capitato di passeggiare per strada magari sovrappensiero e calpestare qualcosa di cui si sarebbe fatto volentieri a meno?! E quanti di noi in quell’occasione hanno pensato di voler restituire al mittente quel “regalino”?!
È un gesto davvero incivile che purtroppo porta la gente a considerazioni sbagliate sui cani! Credo che sia un obbligo morale e civile pulire lì dove il nostro beniamino ha appena sporcato. Le strade sono di tutti e non è giusto ignorarne la pulizia. In più, diciamolo, sono sgradevoli alla vista e maleodoranti, soprattutto in questo periodo in cui il caldo non aiuta di certo!
Amare e rispettare il proprio cane è anche questo!

Già noi, come proprietari e amanti dei cani, quando siamo fuori in compagnia del nostro amato quattro zampe, veniamo a volte mal visti perché c’è tanta gente che ha paura dei cani e fuori dalla porta di molti negozi c’è il divieto di accesso. Così come siamo soggetti a molte limitazioni, per esempio nelle spiagge, nei parchi pubblici, in campeggi o alberghi, ecc… e questo, forse, almeno in parte, accade anche perché la gente non si fida di noi come proprietari responsabili ma fa di tutta l’erba un fascio!
Perciò il cattivo comportamento di alcuni diventa cattiva pubblicità per tutti, compresi i padroni responsabili.
Riusciremo a modificare questa cattiva pubblicità solo se ci impegneremo tutti ad essere attenti e responsabili! E magari si può far notare al proprietario “smemorato” che sul marciapiede c’è ancora qualcosa di sua proprietà…
Ci sono modi e modi di dare le notizie. La pietra dello scandalo è questa: Melissa Lawrence ha aizzato i suoi due Pit Bull contro una troupe che voleva intervistarla. Sembra che la giornalista Abbey Niezgoda si sia dovuta recare in ospedale a causa di […]
Notizie dal Mondo
Ci sono modi e modi di dare le notizie. La pietra dello scandalo è questa: Melissa Lawrence ha aizzato i suoi due Pit Bull contro una troupe che voleva intervistarla. Sembra che la giornalista Abbey Niezgoda si sia dovuta recare in ospedale a causa di un morso. La cosa ha suscitato scalpore ed i media non hanno mancato di sottolineare come il comportamento della donna sia stato folle, indice di profondo squilibrio.
Nel mezzo di tutte queste informazioni ci viene fatto presente, ma come notizia che fa da sfondo, che l’intervista (tra l’altro non richiesta né, evidentemente, voluta dalla donna) verteva sulla morte della figlia della Lawrence. La ragazza sedicenne è stata uccisa qualche giorno fa durante la festa di fine asilo della cuginetta.
Premesso che non trovo lecito scagliare il proprio cane o i propri cani contro qualcuno, trovo che faccia riflettere la modalità di esposizione degli eventi. Dare di matto, diventare aggressivi ed offensivi non è la cosa giusta da fare, ma in alcuni casi (come questo) la questione è delicata. Non si tratta di un ragazzino esaltato che ha aizzato i suoi cani contro il rivale di turno. La Lawrence, evidentemente in condizioni emotive di estrema sofferenza, si è vista costretta a parlare davanti alla telecamera di una troupe che si era piazzata davanti a casa sua. Invece, tutto viene trattato con estrema superficialità. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa ognuno di voi…
E’ chiaro che non avrebbe dovuto fare quello che ha fatto, e per almeno due motivi: 1) non si utilizzano i propri cani per togliere le persone di mezzo 2) avete idea di cosa sarebbe potuto succedere ai due Pit Bull se avessero aggredito seriamente la troupe, seppur dietro ordine della padrona…?
Tuttavia quello che si sottolinea è solo e solamente quanto la donna sia folle e che ad aggredire siano stati due Pit Bull (cosa che, vista la reputazione della razza, fa audience). Le altre informazioni sono presenti sullo sfondo. Eppure, in queste vicenda dove tutti hanno un po’ torto e un po’ ragione (anche se la legge ha un parere diverso), c’è qualcosa che disturba.
Intanto, una volta di più, in mezzo ci potevano andare i cani. E solo per aver fatto quanto gli veniva chiesto.
L’agente di polizia Jason Ellis, residente in Kentucky, è stato ucciso durante una sparatoria il mese scorso. Il suo partner, il cane-poliziotto Figo, ha presenziato ai funerali insieme ai colleghi di Ellis, alla sua famiglia e a parte della cittadinanza. Figo e Jason negli ultimi […]
Notizie dal Mondo
L’agente di polizia Jason Ellis, residente in Kentucky, è stato ucciso durante una sparatoria il mese scorso. Il suo partner, il cane-poliziotto Figo, ha presenziato ai funerali insieme ai colleghi di Ellis, alla sua famiglia e a parte della cittadinanza. Figo e Jason negli ultimi anni hanno lavorato fianco a fianco per combattere lo spaccio di droga in un’area particolarmente difficile. Di commenti se ne possono fare molti e non tutti andrebbero nella stessa direzione. Quello che penso, è che questo Pastore Tedesco abbia compreso che il suo amato Jason si trovava lì e, non potendo fare altro, abbia voluto stabilire un contatto toccando il feretro con la zampa. Resta l’immagine commovente di un cane che offre l’ultimo saluto al suo amico e collega. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che ha saputo smuovere qualcosa nel profondo di ognuno. Figo è stato congedato e trascorrerà i suoi ultimi anni da “pensionato” con la vedova Ellis e i suoi figli.

Qui di seguito il link del video:
L’ultimo saluto del cane-poliziotto al suo partner
Passiamo le nostre giornate in compagnia del nostro amico a quattro zampe e, una volta che arriva il momento di partire, non sappiamo che fare…limitazioni in spiaggia, negli alberghi, musei, viaggi in aereo difficoltosi e quant’altro. Ma per il nostro “Fido” saremmo disposti a tutto, […]
Curiosità
Passiamo le nostre giornate in compagnia del nostro amico a quattro zampe e, una volta che arriva il momento di partire, non sappiamo che fare…limitazioni in spiaggia, negli alberghi, musei, viaggi in aereo difficoltosi e quant’altro. Ma per il nostro “Fido” saremmo disposti a tutto, anche a rinunciare o a modificare le nostre vacanze. Ma non parliamo solo di estate e ferie, parliamo anche di un bel viaggio in inverno verso qualche località estera, o anche un trasferimento in qualche altro paese…
Per chi non riesce o non può separarsi dal proprio cane in caso di viaggio (o trasferimento) all’estero sarà contento di questa nuova decisione del Parlamento europeo: un nuovo passaporto per cani, gatti e furetti!
Viaggiare con il nostro beniamino a quattro zampe non sarà più un problema dovuto a documenti, certificati ecc…
Il Parlamento ha modificato e integrato il testo adottato nel 2003 dall’assemblea di Strasburgo. Sono state chiarite le norme riguardanti la vaccinazione anti-rabbica, l’installazione e l’uso del trasponder e le condizioni generali di salute dell’animale.
Finalmente possiamo notare un interesse attivo verso i nostri animali da compagnia tanto amati!

Ma vediamo bene cosa ha deciso la Commissione:
Per avere il passaporto, “Fido” deve essere accompagnato da qualcuno e cioè deve esserci qualcuno che si assume la responsabilità dell’animale in viaggio e deve essere munito di trasponder (il noto microchip elettronico di riconoscimento), che oramai sappiamo bene che dev’ essere inserito per legge, passaporto a parte. Nel caso non ci fosse la possibilità di inserire il microchip, il Parlamento ha consentito l’uso del tatuaggio che deve essere ovviamente ben visibile. Senza uno di questi due “segni di riconoscimento” il passaporto non potrà essere rilasciato.
Il Parlamento Europeo ha inoltre stabilito che l’inserimento del microchip, considerato un intervento invasivo, deve essere effettuato solo da personale qualificato e cioè ilveterinario, il quale dovrà essere autorizzato a svolgere questo intervento. Ma se uno Stato membro decide di designare altre figure professionali all’inserimento del dispositivo, allora dovrà determinare dei requisiti minimi per queste figure.

Il passaporto deve presentare tutte le pratiche veterinarie effettuate, il numero di microchip e altre informazioni riguardanti lo stato di salute dell’animale compreso il trattamento antiparassitario. E’ importante che sul passaporto compaia tutta la storia sanitaria del cane in modo tale da non creare problemi al paese ospitante.
I proprietari di cani, gatti o furetti che intendono quindi spostarsi nei Paesi membri dell’Unione Europea sono obbligati a richiedere il rilascio le passaporto al Servizio Veterinario dell’ASL e i costi variano da regione a regione.
Prima di partire con il nostro amico peloso oramai dotato di passaporto e pronto per il viaggio, è bene documentarsi sempre in anticipo sugli obblighi sanitari dei paesi di destinazione. Per quanto riguarda un ipotetico viaggio nel Regno Unito, Irlanda, Svezia e Malta sappiate che le autorità richiedono che i passaporti presentino la trascrizione delle analisi per gli anticorpi della rabbia, analisi che dovrà essere effettuata almeno 120 giorni prima della partenza per la Svezia e 6 mesi prima della partenza per Regno Unito, Irlanda e Malta.
Per il Regno Unito sappiate che il tatuaggi non è considerato valido e i trattamenti antiparassitari devono essere effettuati non più di 48 ore e non meno di 24 ore dalla partenza.
Per la Finlandia si richiede anche un trattamento contro l’echinococco effettuato massimo 30 giorni prima della partenza.
Per i paesi extra europei è bene informarsi accuratamente tempo prima dalla partenza.
Ovviamente queste sono informazioni generali, è sempre bene rivolgersi al proprio veterinario o alle autorità competenti per avere informazioni più dettagliate. Non mi resta che augurare a voi e al vostro compagno a quattro zampe buon viaggio!
Addestrare il cane perfetto by Sarah Fisher Fonte: TTeam Connections Traduzione a cura di Veronica Berardi. A dire il vero tutti i cani sono perfetti perché sono animali meravigliosi, geneticamente programmati per eseguire una varietà di compiti come radunare il gregge, proteggere il bestiame, cacciare, […]
Educazione e AddestramentoAddestrare il cane perfetto by Sarah Fisher

Fonte: TTeam Connections
Traduzione a cura di Veronica Berardi.
A dire il vero tutti i cani sono perfetti perché sono animali meravigliosi, geneticamente programmati per eseguire una varietà di compiti come radunare il gregge, proteggere il bestiame, cacciare, seguire le piste e così via; sono stati parte integrante della vita umana per centinaia di anni. Un training appropriato modella le qualità naturali dei cani e gli insegna come vivere e cooperare con successo con gli esseri umani e le altre specie.
I cani sono animali sociali che possono convivere con successo con una molteplicità di altre specie inclusi gli umani, i gatti, i cavalli, il bestiame e creature più piccole, e vivere felicemente in diversi ambienti. Come i bambini, i cani hanno bisogno di imparare come ci si deve comportare. In quanto proprietari, è una responsabilità completamente nostra aiutare i nostri cani a sviluppare delle buone abilità sociali per essere sicuri che siano tutti bene educati, sicuri e felici.
Il tuo cane non vuole diventare Presidente, ma gli piacerebbe davvero lavorare. Le sue qualità, che sono determinate dalla razza, sono rimaste le stesse per tantissimi anni. Egli è un campione di sopravvivenza ed un essere pensante e senziente. I cani amano imparare e continuare ad imparare durante tutta la loro vita ed avere un cane ben addestrato è un piacere. Diventano dei veri partner e parte integrante e molto amata della vita familiare. Sono obbedienti, gioiosi, divertenti, brillanti, felici e spassosi e arricchiscono la vita dei loro compagni umani a diversi livelli.
Addestrare non significa che creerai un automa che non oserà mettere una zampa fuori casa per paura di essere punito. Addestrare vuol dire semplicemente insegnare al tuo cane le buone maniere che permetteranno a te di restare sano di mente e a lui di non correre pericoli purché gli forniate adeguati stimoli fisici e psichici che saranno garanzia del fatto che sta conducendo una vita sana e felice. Ogni cane ha la capacità di venire quando viene chiamato, di mettersi a terra e calmarsi quando è il caso, di sedersi e rimanere seduto, di camminare senza tirare al guinzaglio, di non prendere i vestiti e di salutare le persone e gli altri animali in maniera adeguata. Molti cani che finiscono nei rifugi sono andati incontro a delle problematiche perché il precedente proprietario era incapace o non aveva voglia di insegnargli come comportarsi.
Dunque… Cosa significano tutti i termini dell’addestramento? Ebbene, questo dipende da cosa il cane ha già imparato. Idealmente, Heel Work significa che il cane lavora restando al tuo fianco, sia con che senza guinzaglio, ma per alcuni cani Heel Work significa attaccarsi fermamente al fondo dei pantaloni con i denti. Il “vai” per alcune persone significa insegnare al proprio cane ad andare verso un target a comando ma per altre può significare che gli ospiti sono rispediti nelle loro macchine correndo istericamente con un segugio inviperito dietro alle calcagna. E poi, ovviamente, si è presi dallo sconforto e nessuno dovrebbe sentirsi così quando pensa al suo rapporto con il cane.
Tanto prima si inizia l’addestramento, tanto più brillanti saranno i risultati, perché ci sarà meno bisogno che il tuo cane disimpari ma, comunque, i cani più anziani possono ancora imparare delle nuove abilità e perfino la frequenza dei comportamenti indesiderati ben consolidati può essere sensibilmente ridotta con il tempo, la conoscenza e un po’ di pazienza. Sebbene i cani più anziani possono essere più lenti ad apprendere delle nuove abilità a causa dei cambiamenti del loro stato di salute, il vecchio proverbio secondo il quale non si possono insegnare trucchi nuovi ad un cane vecchio…è semplicemente falso.
Come chiunque lavori con il TTouch sa bene, non si deve sempre lavorare su ogni singolo problema in modo da raggiungere il risultato sperato. Il pensiero creativo è la chiave di volta. Insegnare al tuo cane a trovare dei giocattoli e delle sorprese nascoste, insegnargli a saltare dei piccoli ostacoli, superare un percorso con i coni, oltrepassare dei tunnel e così via, rafforzerà il suo benessere fisico, emotivo e mentale indipendentemente dall’età. Sarai sorpreso da quello che il tuo cane può imparare e, cosa ancora più importante, da quello che tu stesso puoi insegnargli. Se sei fantasioso nel modo di lavorare con il tuo cane, lui troverà più semplice capirti quando gli chiedi di camminare piano al tuo fianco, di sedersi, di venire quando lo chiami etc… Addestrare il cane non significa salvaguardare pochi soggetti altamente abili che sono praticamente nati in una scatola per cuccioli. Tutti possono riuscirci ed anche tu.

Controlla la gamma, davvero fantastica, di giocattoli interattivi per cani dell’addestratrice Nina Ottoson disponibili su internet. I giochi insegnano al cane a risolvere i problemi e lo incoraggiano a pensare, ad usare le zampe ed il naso per raggiungere i bocconcini. Compra un buon libro di clicker training (…) e tieniti del tempo libero ogni giorno per interagire con il tuo cane. L’attività cognitiva può essere più stancante e molto più soddisfacente di una corsa senza guinzaglio, sebbene sarebbe auspicabile che il cane potesse fare entrambe le attività. Se, comunque, hai poco tempo o le condizioni climatiche non sono favorevoli, puoi stimolare facilmente il tuo cane insegnandogli degli esercizi semplici ed impegnarlo con i giocattoli di Nina Ottoson. Ricorda, un cane soddisfatto è un cane felice. Ed un cane felice è un cane tranquillo, che sa adattarsi alle circostanze, che dorme bene, mangia bene e può gestire il fatto di essere lasciato a casa da solo.
Come aiuti il cane ad adattarsi alle circostanze della vita è un compito che spetta a te. Ad un certo punto puoi decidere di fare agility, prove di lavoro o dog dance. Puoi scegliere semplicemente di lavorare con lui a casa. Indipendentemente dai tuoi obiettivi, avrai bisogno di essere un insegnante equo ed efficiente per aiutare il tuo cane ad esprimere le sue vere potenzialità, che diventi in futuro un vincitore durante le competizioni o sia un Campione nel tuo cuore. Includere il clicker training nel tuo uso del TTouch ed insegnare ai cani ad affrontare gli esercizi di lavoro a terra, con e senza guinzaglio, può portare a risultati davvero incredibili perfino nel più problematico dei segugi.
Perché usare il cliker?
Alcune persone addestrano i cani utilizzando il rinforzo negativo; queste tecniche avversative sono usate per punire il cane se si comporta in modo indesiderato. Altri utilizzano il rinforzo positivo e mettono in evidenza e premiano i comportamenti desiderati. Le tecniche positive non sono solo le più gentili; sono anche molto più efficaci.

Immagina. Ti sei aggregato ad un gruppo dove nessuno parla la tua lingua e nessuno ti ha detto cosa fare. Non sei stato preparato per il nuovo lavoro e la descrizione di quest’ultimo è a dir poco vaga. Non puoi chiamare un amico per chiedergli aiuto, così provi a cavartela da solo.
Va da una parte all’altra offrendoti di fare un po’ di tutto perché hai tante meravigliose capacità naturali e molta energia. Però tutti sembrano disapprovarti: quando ti precipiti freneticamente provando a proteggere la proprietà, saluti i clienti dandogli due bacioni sulle guance, ti immischi nelle riunioni di famiglia nel caso avessero bisogno di te, afferri tutto ciò che i tuoi colleghi lasciano per terra e ti servi di quella che pensi sia la tua porzione del pranzo aziendale oppure il direttore ti maltratta o ti trascina via dalla tua scrivania e ti chiude in un’altra stanza. Gli gridi contro ma lui non ha idea di quello che stai provando a dirgli. Ti lascia lì da solo. E lo fa ogniqualvolta lo infastidisci. Non hai indicazioni, compiti precisi e ti senti confuso. E ti stai anche annoiando…Cominci a scarabocchiare sulle pubblicazioni interne e fai delle formine con la carta che è nel cestino. Questo incontra la riprovazione generale e non ti è permesso di lasciare l’edificio durante la pausa pranzo, così impari a metterti in riga. Il tuo capo non ti dà niente da fare, ma allo stesso tempo sembra che non voglia che trovi il modo di riempire quelle lunghe ore…
Con il tempo, impari che è inutile provare a comunicare con gli altri membri del team aziendale ed il tuo capo sembra più felice perché sei più tranquillo. Non ti sei sottomesso, ci hai rinunciato. Non fai nulla. Improvvisamente, il tuo capo ricomincia a parlarti e tu sei così eccitato che si stia di nuovo relazionando con te che non riesci a scacciare l’immensa voglia di abbracciarlo. E ti ritrovi ancora una volta in quel posto noioso, grigio e solitario. Scopri l’arte di sentirsi impotenti e “depressione” diventa il tuo secondo nome.
Se sei fortunato, il tuo capo non ti scaricherà e arriverai a passare un po’ di tempo in un’agenzia d’impiego fino a quando arriva un direttore più moderno e ti prende con sé o, ancor meglio, il tuo vecchio capo inizia a seguire un corso meraviglioso durante il quale gli vengono insegnati dei modi di lavorare con i suoi impiegati che sono più produttivi e motivanti. Il tuo capo acquisisce nuove competenze ed ora riesce a parlare linguaggi diversi. Improvvisamente ti ritrovi in un ambiente in cui il “Pezzo Grosso” ti capisce. Riesce a comunicare! Yeeeeah! Ti fa sapere con calma e chiarezza che sei il suo assistente personale. Urrà!!! E’ il tuo lavoro preferito! Il capo ti insegna come svolgere i compiti che si aspetta tu sia in grado di portare a termine e lo fa un passo alla volta. Ti sorride. E’ orgoglioso di te. Ti ringrazia. Ti riserva il posto. Non sei schiacciato dal peso delle responsabilità ed ogni volt ache svolgi bene il tuo lavoro vieni elogiato. Se fai un errore il tuo capo non grida né ti ignora per il resto della settimana o del mese perché sa che dev’essere stata colpa sua; evidentemente non ti ha istruito bene o ti ha mandato in confusione. Se ti senti sopraffatto perché è tutto dannatamente eccitante, ti porta nella sala relax cosicché tu possa riposarti e ti offre biscotti e un’adorabile tazza di thè.

Ogni giorno impari qualcosa di nuovo, infatti non ti annoi mai. Il tuo capo ti fa fare la pausa pranzo e non ti sovraccarica mai di lavoro. Tu ami il tuo lavoro!Adori il tuo capo! E la cosa più straordinaria di tutte è che sembra che anche lui ti adori. Ti fa dei regali; una super pinzatrice, una penna nuova di zecca. Se saltuariamente fai qualche scivolone e torni alle tue vecchie abitudini, ti viene ricordato gentilmente che non devi occuparti del reparto della sicurezza né essere il primo a fare da comitato di benvenuto, e vieni reindirizzato verso la tua splendida scrivania e il tuo caro telefono di modo che tu possa svolgere il lavoro per il quale sei stato assunto. Ci sono degli uffici deliziosi. La solidarietà della squadra è ormai assodata. Ognuno è felice ed ogni evento è un grandioso trionfo. Finalmente vieni apprezzato per l’individuo unico e leale che sei e va tutto bene.
Molti cani vivono costantemente nella prima parte della scenetta da noi immaginata perché i loro proprietari semplicemente non sanno cosa devono fare. Ignorare il cane e limitare gli esercizi, o punirlo per un comportamento indesiderato non lo aiuteranno ad imparare. Pensa a come il tuo cane potrebbe vedere la sua vita con te e guardati attraverso i suoi occhi. Comprenderesti cosa ti vieni chiesto? Ti godresti la compagnia? Vorresti condurre la vita che hai scelto per lui? Guardarci attraverso gli occhi del nostro cane può essere utile poiché ci aiuta ad essere più equi nelle nostre aspettative e più consci dei loro bisogni.
Questo articolo è stato tratto da alcune pagine che ho scritto per il mio nuovo libro che combina il TTouch con il clicker training. La mia co-autrice è Marie Miller, una Practitioner di TTouch di 3° Livello ed una meravigliosa educatrice cinofila. Ci siamo divertite un mondo scrivendo il libro ed il risultato è “100 Ways to Train The Perfect Dog” . Mettere i nostri pensieri e le nostre convinzioni sulla carta ci ha anche fatto guardare di nuovo i nostri cani con occhi diversi. E’ così facile cadere in trappola, prendere delle abitudini che poi non sono utili né per i nostri cani, né per noi, né per le altra persone. Anche se la tua vita è frenetica è davvero facile trovare dei modi fantasiosi per aiutare il tuo cane a ricordarsi che è un essere unico e speciale.
Oramai tutti sappiamo benissimo che lo sport fa bene. Fa bene al corpo e allo spirito, come si suol dire. Lo affermano i medici di tutto il mondo, ma possiamo benissimo rendercene conto da soli visto che, praticando un po’ di sport anche solo a […]
Notizie dal Mondo
Oramai tutti sappiamo benissimo che lo sport fa bene. Fa bene al corpo e allo spirito, come si suol dire. Lo affermano i medici di tutto il mondo, ma possiamo benissimo rendercene conto da soli visto che, praticando un po’ di sport anche solo a livello amatoriale, ci sentiamo tutti meglio!
I muscoli sono più allenati, respiriamo meglio, non ci preoccupiamo della cosiddetta “prova costume” e, stranamente, dopo aver praticato il nostro sport preferito, ci sentiamo meglio.
Ma non voglio solo riferirmi allo sport praticato in maniera assidua…vi sarà certamente capitato di fare una bella corsa a perdifiato, vero?! E avete presente quella strana sensazione di euforia una volta terminata? Magari non la chiamate “euforia”, forse rilassatezza o sfogo o semplicemente avete pensato che dopo la corsa vi sentivate meglio…
La sensazione piacevole di euforia si chiama “runner’s high” e la provano di solito gli atleti dopo l’attività fisica. Ebbene…un nuovo studio americano ha dimostrato come, quella stessa sensazione tanto appagante, la provano anche i nostri amici a quattro zampe dopo una bella corsa! (altro…)
Fonte: Japan Times Aut: Sue Manning Traduzione a cura di: Veronica Berardi e Paola De Ruggieri LOS ANGELES – Le gemelle avevano 7 anni, erano timide e spaventate. Parlare con loro era difficile e descrivere cosa gli era accaduto era quasi impossibile. Così […]
Notizie dal MondoFonte: Japan Times Aut: Sue Manning
Traduzione a cura di: Veronica Berardi e Paola De Ruggieri

LOS ANGELES – Le gemelle avevano 7 anni, erano timide e spaventate. Parlare con loro era difficile e descrivere cosa gli era accaduto era quasi impossibile. Così il procuratore mentre le preparava a testimoniare di nuovo contro il padre, il quale a detta delle gemelle le aveva molestate, ha condotto con sé un cane di nome Jeeter.
“ Era l’ultimo sforzo disperato per provare a costruire un rapporto con le mie bambine che sono veramente timide” – ha detto Kelly Dempsey, la madre delle gemelle. “Il procuratore non aveva idea di come entrare in confidenza con loro… Semplicemente credeva sin nel profondo della sua anima che alle bambine era stato fatto del male, e voleva assolutamente fare giustizia”.
Dieci anni fa a Seattle, Jeeter è diventato il primo cane addestrato a livello professionale per aiutare i bambini a testimoniare, secondo quanto detto dagli esperti. Da allora i cani sono stati utilizzati con centinaia di vittime e testimoni. Oggi ci sono 41 cani che lavorano nei tribunali in 19 stati degli U.S.A. e molti altri sono in fase di valutazione. Ma alcuni cambiamenti si stanno facendo strada nelle corti, portati avanti dagli avvocati che sostengono che i cani sono delle diversivi per i bambini o che portano ad essere più indulgenti. Da tempo, tutti i tribunali hanno sostenuto l’utilizzo dei cani.
Nel 2003, Jeeter andava al tribunale ordinario una volta alla settimana con il vice procuratore di King County Ellen O’Neill-Stephens. Durante il resto della settimana, Jeeter apparteneva a suo figlio Sean, 21 anni, che è affetto da paralisi cerebrale. Quando i suoi colleghi le chiesero di portare Jeeter per le gemelle, la risposta fu subito si.
“Grazie alla presenza di Jeeter, io non penso mai ‘Oh, era così spaventoso andare in tribunale e vedere nostro padre dopo un bel po’ di tempo’” ha detto Erin, attualmente studentessa di liceo al secondo anno. “Non ricordo le cose brutte, ricordo solo Jeeter. Credo che ci siamo risparmiate molto di quello che avremmo potuto patire in una situazione così negativa, tutto grazie a Jeeter”.
La stampa normalmente non usa i nomi o le foto delle vittime di abusi, ma le ragazze hanno concesso l’utilizzo dei loro nomi e delle foto perché vogliono che i cani possano prestare servizio nei tribunali (la madre ha un cognome diverso).
Jeeter assisteva le ragazze. “Mentre mi facevano le domande, lui poggiò la testa sulla mia pancia e lo abbracciai un po’” ha raccontato Erin.
Quando c’erano delle domande riguardanti l’anatomia, le ragazze usavano Jeeter.

“Un buon cane porta ad una diminuzione dell’ansia per tutte le vittime, che siano un bambino, un adulto o un anziano. Se dà alle vittime l’opportunità di concentrarsi e trovare il coraggio di parlare, che c’è di male?” ha chiesto Dempsey.
Non vi erano obiezioni verso Jeeter nel caso delle gemelle, e la richiesta di un cane era così alta che nel 2004 i legali dell’ufficio del distretto in questione presero un cane a lavorare a tempo pieno, Ellie.
Jeeter e Ellie sono stati addestrati dalla “Canine Companions for Independence” (CCI), situata a Santa Rosa, nel nord di San Francisco. CCI ha addestrato più di 230 “cani da supporto”, includendo i cani dei tribunali e quelli che lavorano nel reparto ustionati, nei reparti per malati terminali o scuole. I cani sono per la maggior parte Labrador o Golden Retrievers o incroci, secondo quanto affermato da Jeanine Konopelski, la direttrice nazionale del marketing della CCI.
Cinque anni fa, O’Neill-Stephens era così sicura che le vittime ed i testimoni avrebbero tratto dei benefici dalla presenza di un buon cane in tribunale che ha fondato la “Courthouse Dogs Foundation” (Fondazione per i cani nei tribunali, N.d.t) in onore di suo figlio. E’ andata in pensione nel 2011 per dedicarsi a tempo pieno a questo progetto. O’Neill-Stephens e il direttore esecutivo della “Courthouse Dogs Foundation”, Celeste Walsen, stanno inoltre aiutando la diffusione del progetto in Canada, Cile e Finlandia, e la standardizzazione dell’addestramento per i cani dei tribunali.

La prossima sfida per quanto riguarda i cani è programmata a metà maggio nella Corte Suprema dello stato di Washington. Il caso coinvolge un uomo che è stato accusato di aver svaligiato un appartamento a Seattle nel 2008. Dato che la vittima ha le capacità cognitive di un bambino, gli è stato concesso di usare Ellie durante la testimonianza. La Corte d’Appello ha accettato l’uso del cane, quindi l’avvocato Jan Trasen con l’ausilio del “Washington Appellate Project” ha portato il caso alla Corte Suprema.
Trasen sostiene che non ci sono precedenti per l’uso di un cane in tribunale. Secondo le leggi dello stato è legale, per i testimoni considerati vulnerabili, portare con sé un orsacchiotto o una bambola. E’ ancora in sospeso la decisione del giudice in un caso simile dibattuto in precedenza nella Corte d’Appello di New York.
I giurati, nel caso delle gemelle, sono stati incapaci di emettere un verdetto, quindi il processo è stato annullato. Prima che potesse iniziare un secondo processo, il padre delle ragazze è stato dichiarato colpevole di aggressione di terzo e quarto grado.
“Non è riuscito a fare i suoi interessi personali. E’ stato ritenuto responsabile in un modo che le altre persone ritenevano appropriato. Ma è stato estromesso completamente dalla vita delle bambine, non potevo chiedere niente di meglio” ha dichiarato Dempsey.
Nel novembre 2004, quando è finito il processo, le gemelle si sono iscritte per crescere un cucciolo con la CCI – per ringraziare O’Neill-Stephens e Jeeter. Hanno preso Alou e lo hanno portato alle puppy class, lo hanno aiutato a socializzare e gli hanno insegnato i comandi.
“Ci siamo sentiti autorizzati perché potevamo aiutare qualcuno nel modo in cui Jeeter aveva aiutato noi” ha detto Dempsey.

Alou aveva quasi due anni quando andò via per iniziare l’addestramento avanzato e per essere collocato lavorativamente, ma nove mesi dopo la famiglia ricevette una chiamata in cui gli si chiedeva se volevano Alou indietro dal momento che era incapace di eseguire i comandi da parte di conduttori diversi.
“Credo che fosse destinato ad essere un cane al servizio di Erin e Jordan”, ha affermato Dempsey.
Per maggiori informazioni: Valeria Boissier – Istruttrice di TTouch Uno degli strumenti più utili del metodo Tellington TTouch è una semplice benda elastica. Da anni, i practitioner TTouch e TTEAM usano le bende per influenzare la postura, il movimento ed il comportamento degli animali. Talvolta […]
Notizie Cinofile Notizie dal Mondo
Per maggiori informazioni: Valeria Boissier – Istruttrice di TTouch
Uno degli strumenti più utili del metodo Tellington TTouch è una semplice benda elastica. Da anni, i practitioner TTouch e TTEAM usano le bende per influenzare la postura, il movimento ed il comportamento degli animali. Talvolta il risultato ottenuto è appena percettible, come quando un cavallo poggia un piede nel trailer in un modo che non era mai riuscito a fare prima e talvolta il risultato è apparentemente miracoloso, come quando un cane terrorizzato dai temporali è in grado di sdraiarsi tranquillamente e dormire nonostante il rumore. Come può un semplice pezzetto di tessuto come questo avere un’influenza così forte su un animale ?
Generalmente una benda viene applicata sul corpo di un animale in modo da formare una specie di figura ad otto, facendo in modo che prenda contatto attorno al petto ed attraversando la schiena, qualche volta arrivando fino agli arti posteriori. (Ovviamente possiamo anche usare la benda sulle persone in numerose altre configurazioni).
La benda viene applicata in modo confortevole e non troppo stretta poiché il suo scopo è semplicemente quello di portare consapevolezza sulla zona del corpo dell’animale con cui viene in contatto, oppure per fornire un qualche tipo di supporto specifico. Con la lieve tensione con la quale viene applicata, il contatto fornisce una leggera sensazione di pressione sul corpo che si muove leggermente nel mentre che anche l’animale procede in movimento. Ciò ha l’effetto di portare una maggior attenzione o una consapevolezza su come un animale usa quella parte del suo corpo durante il movimento.
Per comprendere come funziona il bendaggio, dobbiamo soffermarci su alcune nozioni di base del sistema sensomotorio. I nostri corpi acquisiscono le informazioni dai n ostri sensi, compreso quelli più conosciuti di vista, suono, olfatto, gusto e tatto (sistema tattile). Possediamo anche un altro sistema sensoriale che ci fornisce l’informazione circa la posizione delle zone del nostro corpo, noto come sistema propriocettivo. Il sistema propriocettivo viene attivato dal movimento. L’informazione rilevata dal sistema tattile e propriocettivo viene inviata attraverso i nervi al midollo spinale ed a quella parte del cervello che si occupa di registrare l’informazione, conosciuta col nome di corteccia somatosensoriale. Ciò che è interessante di quest’area, è che alcune zone del corpo vengono maggiormente rappresentate rispetto ad altre. Per esempio, il viso e la bocca possiedono un maggior numero di terminazioni nervose e dunque una zona più grande della corteccia somatosensoriale viene dedicata proprio a catturare informazioni proprio da quelle parti del corpo. Per le persone le mani sono molto importanti e non siamo quindi affatto sorpresi di saper utilizzare meglio le dita delle mani piuttosto che quelle dei piedi! Una volta che l’informazione sensoriale viene elaborata, il cervello restituisce ai muscoli i segnali per organizzare postura e movimento del corpo. Questo costante scambio bidirezionale di informazioni è ciò che permette, sia alle persone che agli animali, di fare movimenti coordinati e di eseguire azioni fisiche complesse. Utilizzando una benda, semplicemente intensifichiamo l’invio dell’informazione sensoriale al cervello da parte delle zone del corpo che si trovano a contatto con la benda (attraverso il senso del tatto) e stimoliamo il sistema propriocettivo quando l’animale si muove indossando la benda. La risposta a questa arricchita informazione sensoriale, si traduce spesso in un miglioramento dell’equilibrio, della coordinazione e/o del movimento dell’animale. In qualche occasione, possiamo anche registrare la riduzione di una zoppia ed una diminuzione del movimento asimmetrico.
Poiché un animale, indossando una benda, può mostrare cambiamenti significativi nella sua deambulazione, è importante togliere la benda dopo un breve periodo (5-10 minuti) per prevenire un sovraccarico di quei muscoli, precedentemente meno utilizzati, che il cane usa di più in base al nuovo schema motorio indotto dall’applicazione della benda. Dal momento che l’animale si adatta al nuovo schema di movimento, la benda può venire impiegata in attività e prestazioni più complesse.

Oltre ai cambiamenti nei movimenti e nella postura, spesso osserviamo cambiamenti comportamentali in un animale quando gli viene applicato un bendaggio. Avete mai avuto occasione di calmare un neonato agitato avvolgendolo in una coperta ? Possiamo applicare un analogo principio quando utilizzando una benda su un animale. Le sensazioni tattili sono molto specifiche. Persone ed animali possono percepire tocchi molto leggeri (pensate come un cavallo riesca a percepire una mosca che si posi sulla sua schiena) oppure tocchi con pressione (il peso della vostra mano quando accarezzate leggermente il vostro animale). Il sistema tattile trasmette anche temperatura, vibrazione e dolore. Il sistema nervoso risponde differentemente a ciascuno di questi tipi di tocco. Tocco molto leggero, temperature estreme e dolore, stimolano una risposta e le sensazioni ricevute permettono di attivare una funzione protettiva. Servono insomma a mettere in allerta. Il TTouch viene praticato con pressione leggera ed una benda fornisce il medesimo livello di pressione. Generalmente, il tocco con pressione attiva la parte par asimpatica del sistema nervoso, che consente una rigenerazione, una miglior connessione con la terra ed un rilassamento del sistema nervoso. Gli effetti calmanti cui assistiamo spesso con l’utilizzo della benda possono essere dovuti all’influenza di sensazioni di pressione sul sistema nervoso.
Il modo migliore per comprendere gli effetti della benda è sperimentarli su voi stessi. Trovate un amico che vi aiuti ad indossare un bendaggio molto semplice, utilizzando una benda di 7-10 cm di larghezza. Srotolate la benda e lasciate cadere le due estremità attorno ai lati del vostro collo, come fareste nell’indossare una cravatta. Ora chiedete al vostro amico di prendere entrambe le terminazioni della benda, passarle sotto le braccia ed annodarle nuovamente alla benda dietro al vostro collo. Osservate com’è la vostra postura. Vi sembra di sentirvi più eretti ? Camminate con la benda così posizionata e ponete attenzione e consapevolezza alla zona del corpo con cui la benda è in contatto. Siate attento a qualsiasi altra sensazione possiate notare. Dopo qualche minuto, togliete la benda ed ancora una volta osservate se la vostra postura è diversa quella comunemente assunta nella posizione abituale. Spesso noterete un cambiamento perfino quando la benda viene tolta, perché il sistema nervoso “ha imparato” da quella esperienza.
E’ dimostrato che la benda è uno degli strumenti più preziosi della “cassetta degli attrezzi” del TTouch. Possiamo utilizzarla nel migliorare i movimenti, la postura, l’equilibrio, così come per calmare un animale attivo o pauroso. Nei cani, al posto della benda possiamo anche utilizzare una maglietta in modo da fornire analoga sensazione di pressione leggera al sistema nervoso. La cosa positiva è che possiamo acquistare una benda in farmacia ad un costo tutto sommato contenuto, oppure utilizzare allo scopo una vecchia maglietta dimenticata in fondo ad un cassetto.
E’ maggio e per fortuna le giornate sono sempre più calde…anche se a volte si esagera e le ore centrali della giornata ci costringono a cercare un po’ d’ombra! Pensate a quanto devono soffrire il caldo i nostri amici a quattro zampe. E questo non […]
Benessere e cura Veterinaria
E’ maggio e per fortuna le giornate sono sempre più calde…anche se a volte si esagera e le ore centrali della giornata ci costringono a cercare un po’ d’ombra! Pensate a quanto devono soffrire il caldo i nostri amici a quattro zampe. E questo non solo perché alle volte hanno un pelo davvero folto e nero, ma soprattutto perché i cani non riescono ad eliminare il calore eccessivo con la traspirazione.
La temperatura corporea dei nostri amici a quattro zampe è di 38,5° circa, dunque quando parlo di “calore eccessivo” mi riferisco ad una temperatura corporea superiore ai 39°. Quando il caldo inizia a farsi sentire dobbiamo prestare attenzione alle abitudini che abbiamo con Fido. La prima passeggiata del pomeriggio la fate alle 14, appena tornati da lavoro? Forse non è il caso… Potrebbe non succedere niente ma è meglio non rischiare. I cani dovrebbero restare in casa nelle ore più calde della giornata e non dovrebbero essere lasciati in luoghi chiusi ed esposti al sole.
Fino a qualche anno fa, si faceva un gran parlare del lasciare il cane chiuso in macchina o meno e, se proprio lo dovevi lasciare in macchina, lo potevi fare a patto che il finestrino fosse un po’ abbassato. Credo che oggi la maggior parte dei proprietari sappia che queste misure non sono sufficienti. Se ho necessità di lasciare Fido in macchina dovrò cercare un parcheggio all’ombra innanzitutto, poi abbasserò tutti i finestrini di almeno 10-15 cm di modo che l’aria possa circolare meglio e, soprattutto, non lascerò il cane in macchina per un tempo prolungato. Se ci sono 30° all’ombra anche dieci minuti possono essere lunghi da sopportare dentro l’abitacolo di una macchina. Per non parlare di tutti quei cani che soffrono di problemi al cuore…per loro le uscite con il caldo devono essere ridotte al minimo (giusto il tempo di fare i bisogni). Si potrà poi recuperare con una bella passeggiata la mattina presto, una nel tardo pomeriggio e una quando è ormai buio.
Ma come faccio a capire che Fido ha un colpo di calore? Innanzitutto il vostro amico a quattro zampe avrà dei comportamenti anomali e apparirà particolarmente affannato o letargico. Che fare? Utilizzate dei panni bagnati con acqua fredda o liquidi che evaporano facilmente come aceto e alcool poiché l’evaporazione sottrae calore al corpo. Sarebbe meglio non utilizzare il ghiaccio perché un raffreddamento troppo rapido potrebbe causare scompensi e persino degli shock cardiocircolatori. Ad ogni modo, per essere sicuri di aver capito bene i sintomi e poter intervenire nel modo migliore, dopo aver prestato i primi soccorsi al vostro amico a quattro zampe non esitate a chiamare il vostro medico veterinario di fiducia. Nel caso questi non fosse reperibile fuori dagli orari dell’ambulatorio, ricordatevi di tenere sempre a disposizione il numero di uno o due veterinari con reperibilità h24. Contattateli ed assicuratevi che in caso di emergenza si possa fare affidamento su di loro qualsiasi giorno della settimana ed a qualsiasi orario!
L’unione delle due parole “cani” e “Cina” fa scattare subito nelle nostre menti un’associazione negativa. I recenti (e anche meno recenti) fatti di cronaca che hanno coinvolto i nostri amati amici a quattro zampe e il continente asiatico hanno lasciato molti di noi senza parole, […]
Notizie dal Mondo
L’unione delle due parole “cani” e “Cina” fa scattare subito nelle nostre menti un’associazione negativa. I recenti (e anche meno recenti) fatti di cronaca che hanno coinvolto i nostri amati amici a quattro zampe e il continente asiatico hanno lasciato molti di noi senza parole, ma quest’ultima notizia potrebbe lasciar intravedere un piccolo spiraglio di apertura da parte della Cina nei confronti dei cani.
Abbiamo sentito parlare, e purtroppo anche visto delle immagini, di cani utilizzati in Cina come cibo. Ebbene si, in Cina i cani li mangiano e utilizzano anche metodi brutali per abbatterli. Siamo quindi tutti d’accordo nel pensare che in Cina la vita dei nostri amati quattro zampe non è molto facile!
Eccoci davanti al nostro amico a quattro zampe che ha appena imparato a camminare al nostro fianco (il famoso “al piede”) tutto impettito. E noi siamo più impettiti di lui! Ma farsi prendere la mano dall’entusiasmo non porta lontano, anzi…è controproducente. Non appena si trova la […]
Educazione e Addestramento
Eccoci davanti al nostro amico a quattro zampe che ha appena imparato a camminare al nostro fianco (il famoso “al piede”) tutto impettito. E noi siamo più impettiti di lui! Ma farsi prendere la mano dall’entusiasmo non porta lontano, anzi…è controproducente. Non appena si trova la chiave per educare il proprio cane, ci si stupisce di quanto sia bravo, di quanto in fretta riesca ad imparare e, tutti soddisfatti per i risultati ottenuti, si procede spediti verso il prossimo obiettivo. Oramai è scoccata la passione per le attività con Fido. E ben venga! Purché le richieste che facciamo al nostro amico a quattro zampe siano alla sua portata…
Non metto in dubbio che il vostro cane sia intelligente e che voi abbiate instaurato un bel rapporto con lui, nè che siate entrambi felici di fare qualcosa insieme. Quando parlo di richieste adeguate, mi riferisco al chiedere qualcosa che in quel momento il vostro amico sia in grado di poter imparare ed eseguire. Se gli avete appena insegnato a camminare al guinzaglio senza tirare, è inutile nonché dannoso pretendere che mentre cammina ci guardi in faccia tutto il tempo tenendo la testa attaccata alla nostra gamba. So che guardare i video di Obedience fa sempre un certo effetto…però bisogna comprendere che dietro quelle performance, così come dietro qualsiasi performance, ci sono ore di lavoro. Non tutti i cani sono portati per fare la stessa cosa, né allo stesso livello, né con le stesse tempistiche. I tempi di apprendimento sono una questione delicata e puramente soggettiva. Voi avete imparato ad andare in bicicletta senza il supporto delle rotelle laterali all’età di 9 anni, il vostro amico Luca a 7 pedalava che era una meraviglia. Pensate a cosa sarebbe successo se vi avessero imposto di andare in bici come Luca senza che voi foste davvero in grado di farlo. Punto primo: sareste caduti. Punto secondo: non avreste più voluto andare in bici o comunque l’avreste guardata con un certo rancore.
Quando fate una richiesta a Fido che è momentaneamente al di fuori delle sue possibilità, non solo non otterrete il risultato sperato, ma lo farete sentire frustrato. Perché? I cani possono provare la frustrazione? Eccome! E noi siamo dei maestri a trasmettergli la nostra. Rispettare il cane non riguarda esclusivamente il fornirgli una casa, cibo, passeggiate, amore e via dicendo. Tutte queste cose sono importanti, ma non possiamo rapportarci a lui nel modo corretto se non lo conosciamo in quanto essere vivente con delle caratteristiche molto diverse dalle nostre. Le cose importanti da sapere sono molte, ma qui, visto che stiamo parlando di insegnargli un esercizio, quello che dobbiamo tener presente è: 1) una cosa non è facile solo perché è facile per noi 2) il tempo di attenzione. Vediamo le cose un pochino più nel dettaglio…
Il punto numero uno riguarda la cattiva abitudine di dare le cose per scontate e di guardarle solo dal proprio punto di vista. “Come mai non mi capisce? Eppure gliel’ho spiegato bene!”. Vi farò solo una domanda: Voi credete di riuscire a comprendere il vostro amico a quattro zampe quando vi fa le sue richieste? No, non intendo una richiesta. Intendo tutte le richieste. Non credo proprio… Quindi è inutile continuare a pretendere che Fido ci capisca al volo, sempre e comunque. Comunichiamo in modo differenti ed i fraintendimenti si sprecano. Noi pensiamo che se il cane fa l’esercizio “seduto” ed il “terra”, allora è automatico che da terra sappia mettersi seduto. Ed invece… Non è automatico per niente e dev’essere spiegato quasi come esercizio a parte. I movimenti che il corpo del cane compie per sedersi e mettersi a terra sono diversi da quelli che deve fare per mettersi seduto dalla posizione “terra”.

Poi c’è il tempo di attenzione. Iniziamo ad insegnare un esercizio a Fido e subito pretendiamo che ci ascolti attivamente per un’ora (magari proprio l’oretta in cui non sapevamo cosa fare ed abbiamo deciso di impiegare così). Per avere un’idea di come regolarsi con i tempi dobbiamo tenere in considerazione l’età del cane (un cucciolo o un cane anziano devono fare delle sessioni di lavoro molto brevi, all’incirca un paio di minuti…ma ogni cane è un caso a sé) e da quanto tempo abbiamo cominciato a lavorare con lui. Oggi? Benissimo, allora non facciamolo stancare troppo. Una sessione di cinque minuti è più che sufficiente. Tenete conto che 1 minuto di attenzione di Fido corrisponde all’incirca a 10 minuti della nostra attenzione. Voi per quanto tempo riuscite ad ascoltare qualcuno senza distrarvi? Ecco, appunto… Ricordatevi di giocare sempre con Fido, soprattutto dopo che avete lavorato. Il vostro amico a quattro zampe dovrà vivere gli esercizi come qualcosa di gratificante e divertente, non come un obbligo. Se un cane si diverte facendo quello che fa, impara molto più in fretta!
Inoltre, non dimenticate lo stato d’animo. Il vostro stato d’animo. Non dubito che quello dei vostri amici a quattro zampe, che si trovano a mangiare bocconcini in mezzo ad un bel prato, sia ottimo. Se siete nervosi, troppo stanchi, tristi o comunque lontani da uno stato d’animo positivo, evitate di lavorare con Fido. I cani percepiscono il nostro umore e stamparsi sulla faccia un sorriso tirato quando tutto il resto del nostro corpo comunica altro, non serve a molto! Iniziate una sessione di lavoro solo se siete rilassati o quantomeno contenti di passare del tempo con il vostro cane. Non lasciate che l’entusiasmo per quello che state facendo o il vostro malumore o le vostre aspettative ricadano su Fido. Tra passione e pressione c’è una bella differenza. Fate si che ogni piccolo passo avanti nell’apprendere un esercizio sia un momento di gioia condivisa e che gli esercizi non siano il fine, ma un mezzo formare una coppia ancora più affiatata.
Nella città di San Franisco, per il nono anno consecutivo, si svolgerà il “Dog Day on the Bay” organizzato dalla San Francisco SPCA, un ente no-profit che si occupa di salvare, proteggere e fornire cure immediate ai cani e ai gatti senza casa, a quelli […]
Notizie dal Mondo
Nella città di San Franisco, per il nono anno consecutivo, si svolgerà il “Dog Day on the Bay” organizzato dalla San Francisco SPCA, un ente no-profit che si occupa di salvare, proteggere e fornire cure immediate ai cani e ai gatti senza casa, a quelli malati e forniscono anche un avvocato ai piccoli amici a quattro zampe che ne hanno bisogno! Il “Dog Day on The Bay”, evento che avrà luogo il 2 giugno, prevede qualche ora di crociera durante la quale agli ospiti a due zampe verrà servito un brunch e quelli a quattro zampe potranno gustare il bow-wow buffet. Per non parlare del prato costruito sulla nave per consentire ai cani ospiti di poter fare i loro bisogni nel caso ne avessero voglia…
“La solita cosa per ricchi” penserà qualcuno. Ed in effetti, cosa c’è di più “in” che sorseggiare vino frizzante e mangiare tartine navigando in compagnia di Fido? Però la causa è di quelle che ne valgono la pena. Il beneficiario sarà il “Puppy Dog Tales Reading Program” (PDT), iniziativa che ha come scopo quello di promuovere l’alfabetizzazione tra i bambini di San Francisco che si trovano in difficoltà perché l’inglese è la loro seconda lingua o perché hanno dei deficit nell’apprendimento o ansia o sono estremamente timidi. Questi bimbi imparano ad amare i libri leggendoli ad alta voce ai cani che fanno parte del programma del PDT ed in questo modo si riesce ad eliminare quella condizione di tensione data dai compagni di classe o dagli adulti. Sin da quando il PDT è stato promosso dalla San Francisco Public Library’s Chinatown, il progetto è stato così apprezzato da diffondersi rapidamente per tutta San Francisco.

I prezzi della crociera non sono proprio alla portata di tutti, perché se è vero che Fido non paga, il biglietto del suo compagno umano costa 125$. Tuttavia per chi può permetterselo, è un’ottima occasione per divertirsi in compagnia del proprio amico a quattro zampe e di altri amanti dei cani, facendo nel contempo una buona azione. Gli organizzatori, poi, hanno davvero pensato a tutto: una rete posta intorno alla nave salvaguarderà Fido da eventuali tuffi imprevisti e i veterinari della SPCA viaggeranno con gli ospiti per monitorare che tutto proceda per il meglio. Gli amici a quattro zampe sono i benvenuti indipendentemente dalla razza e dalla taglia, l’unica limitazione (più che ragionevole) a cui saranno sottoposti é il guinzaglio.
Sarebbe bello se si potesse viaggiare sempre con Fido senza alcun problema. Se i cagnetti da 3-4 kg fossero i benvenuti come quelli da 30-40 kg. Soprattutto ora che l’estate è vicina molti proprietari devono, come al solito, fare i conti con le difficoltà che si incontrano quando si vuole portare il proprio amico a quattro zampe con sé. Oramai è da anni che le compagnie aeree, le ferrovie e compagnia bella, fingono di essere lì lì per decidersi…ma, di fatto, non è ancora cambiato niente (a meno che non si voglia mettere Fido insieme alle valigie). Se a qualcuno sono giunte notizie diverse fateci sapere. Saremo lieti di dare la bella notizia…una piccola rivoluzione per cani e proprietari che amano andare in viaggio insieme!
A cura del Dott. Maurizio Dionigi – Istruttore Cinofilo del Centro Cinofilo Del Chiaro Di Luna (Cesena) – Il rispetto del cane parte da lontano. Tutto ciò che si è opposto ai metodi coercitivi (metodo gentile, cognitivo, emozionale, relazionale….) non è che un modo per […]
Notizie Cinofile Notizie dal MondoA cura del Dott. Maurizio Dionigi – Istruttore Cinofilo del Centro Cinofilo Del Chiaro Di Luna (Cesena) –

Il rispetto del cane parte da lontano. Tutto ciò che si è opposto ai metodi coercitivi (metodo gentile, cognitivo, emozionale, relazionale….) non è che un modo per affermare la necessità di rispettare il cane. L’affermazione è giustissima: c’è una profonda esigenza di rispetto che deve prendere le mosse dalla consapevolezza della coevoluzione di cui siamo protagonisti da quindicimila anni. Ma il rispetto esige alcune condizioni che sorgono prima della scelta di ogni metodologia educativa. La prima istanza si rivolge agli allevatori di cani di razza pura: ogni esemplare, a qualunque razza appartenga, è quello che lo standard ci ha consegnato. Lo standard non è una descrizione di caratteristiche opzionali tra loro indipendenti, ma è l’insieme di un’armonica “opera d’arte” costituita da una forma corrispondente mirabilmente ad una funzione. Un’opera d’arte nella quale tutti gli elementi concorrono all’insieme con un’estrema attenzione ai dettagli. E’ così che aspetto, ossatura, dimensioni, arti, angolazioni, cranio, coda, lunghezza e tessitura del pelo, presenza o assenza del sottopelo, ampiezza della gabbia toracica, conformazione del piede, in breve tutto ciò che disegna una morfologia, è strettamente correlata ad una specifica funzione che è contemporaneamente supportata da un attento dosaggio delle diverse componenti del carattere: tempra, docilità, aggressività, vigilanza, territorialità, socialità…..

Dando un’immagine concreta a quanto sostengo: un labrador è un cane che corrisponde, per morfologia e carattere, a quello che lo standard stabilisce. Rispettare il cane significa, per chi alleva Labrador , prima di tutto rispettare lo standard e offrire ai cinofili un meraviglioso cane perfettamente adeguato alle tante funzioni che lo vedono protagonista. Ogni deviazione dallo standard è mancanza di rispetto per il cane. Allevare è però compito complesso. Tenere insieme tutti i molteplici aspetti che selezionano il cane è, spesso, troppo difficile ed ecco che pseudo allevatori, con motivazioni che non li giustificano affatto, scindono la complessità in operazioni semplici e perseguono le parti anziché il tutto : cane da lavoro o cane da bellezza. In questo modo abbiamo “ brave-brutte macchine” , da una parte, e “stupidi cani da mostra” dall’altra. Hai voglia a predicare il rispetto del cane. Da questo punto in avanti tutto è sbagliato. Alcuni cani non lavoreranno mai; voi direte “poco male se vengono trattati bene”. Già, poco male; peccato che proprio questi cani trattati bene, a volte benissimo a sentire i proprietari, sono un compendio di problemi. Essere un bel cane non significa aver dimenticato lo scopo per cui sei stato selezionato; è sempre lì, magari attutito, magari avvolto da una nebbia di dimenticanza, ma è lì. Un labrador è un Labrador e continuando a considerarlo solo un esemplare da esposizione comprimiamo ogni attitudine e così facendo creiamo un ingestibile insieme di caratteristiche nelle quali ogni componente degenera, esasperandosi, sino a non identificarsi più con alcun riferimento. Produrre questo è totalmente privo di etica. E’ così che il soggetto con una tempra molto alta si trasformerà in un cane rissoso e attaccabrighe, allo stesso modo in cui un’indole particolarmente docile riverserà su se stesso lo stress da inutilità a avremo i leccamenti compulsivi che arrivano sino all’automutilazione. Esagero? Certamente non per tutti i cani si raggiungono questi estremi, ma vi assicuro che mi sono occupato di svariati esemplari in queste condizioni. All’opposto creare i così detti cani da lavoro significa sbilanciare la selezione a tutto danno dell’equilibrio: vigilanza esagerata, struttura leggera per aumentare la velocità, reattività assolutamente sproporzionata per un retriever. Risultato: impazienza eccessiva, docilità dubbia, predatorio difficilmente controllabile. Se un cane così non lavora impazzisce letteralmente e se lavora ottiene grandi risultati in mano ad addestratori senza alcuno scrupolo che in nome della performance applicano modalità di intervento che definire poco rispettose del cane è un eufemismo buonista. Ancora: un lavoro che è uno splendido esempio di intesa nel binomio uomo-cane è così trasformato dalla cinofilia ufficiale in una sorta di “tritacani” nel quale una esitazione porta alla esclusione, una manifestazione di creatività da parte del cane è aborrita come mancanza di attenzione al conduttore, ogni iniziativa che potrebbe essere un modo originale di risolvere un problema diventa il problema da risolvere.

E’ così che non ci si pone più l’obiettivo di valorizzare il cane, con i suoi tempi, con modalità rispettose del suo sviluppo, con l’attenzione dovuta alle sue difficoltà e con l’originalità delle soluzioni per superarle; è così che l’unicità di ogni esemplare si appiattisce in meccaniche sequenze nelle quali nessuno è interessato a nessuno, ma ciò che conta è solo la precisione di un’esecuzione piatta, ma veloce che non si discosti da una ipotetica perfezione che trascina con sé, distruggendola, ogni originalità e ogni autentico valore; è così che si dimentica che il cane e l’uomo, insieme, aumentano le proprie possibilità…è così che si dimenticano quindicimila anni di coevoluzione. Un’ultima osservazione: i retrievers sono cani da caccia e pretendere che lavorare solo con il dummy assecondi la loro indole è pura follia. Ciò che non vedremo mai con il dummy è la vera natura del nostro retriever e, vi assicuro, la tensione al lavoro che riesce ad esprimere un retriever di fronte ad un selvatico non è immaginabile ai fautori dei percorsi “solo dummy”.
Come vedete parlare di rispetto del cane è un discorso che viene da lontano, ma noi sappiamo anche che può andare lontano e siamo certi che c’è un altro modo di allevare e un altro modo di accompagnare tanti proprietari lungo la scoperta di quel percorso affascinante che è il lavoro con il proprio cane nell’esperienza dell’intima soddisfazione di superare, ogni giorno, una difficoltà nuova senza alcuna costrizione, ma all’interno di un’intesa che diviene ogni giorno più profonda.
Troppo spesso mi capita di sentire frasi del tipo “il mio cane non ci riesce” o “no, questo non può farlo” o “ma non ne è capace, è inutile provare!” o ancora “questo è troppo difficile per lui, non lo farà mai!” e via dicendo. […]
Educazione e Addestramento
Troppo spesso mi capita di sentire frasi del tipo “il mio cane non ci riesce” o “no, questo non può farlo” o “ma non ne è capace, è inutile provare!” o ancora “questo è troppo difficile per lui, non lo farà mai!” e via dicendo.
Ci troviamo in un contesto nel quale cerchiamo di insegnare un comportamento, un esercizio al nostro amico a quattro zampe o stiamo cercando di fargli vincere qualche piccola insicurezza. Premetto che non mi permetto di parlare di situazioni particolarmente complesse riguardanti la rieducazione comportamentale, poiché di queste è meglio che ne parli un esperto e, di sicuro, l’argomentazione sarebbe molto vasta.
Io mi riferisco a piccole sfide quotidiane che il nostro amico a quattro zampe si trova o potrebbe trovarsi ad affrontare. Mi riferisco anche a “semplici” esercizi di base che abbiamo voglia di insegnargli per il nostro gusto personale o perché stiamo facendo un percorso di educazione. Con la dovuta cautela potremmo anche dire che “niente è impossibile!”, basta crederci e impegnarci.
Siamo ovviamente consapevoli che non tutti possono fare tutto allo stesso livello, ci sarà un cane che fa un “seduto” bello composto e un altro che preferisce sedersi con le zampette al lato; ci sarà un cane più portato a saltare e quello che magari lo eviterebbe… Ma il concetto di fondo è questo: non disperiamoci ma, soprattutto, non sminuiamo le capacità del nostro compagno di vita e cerchiamo di non dare per scontato che il nostro cane non possa farcela sostituendoci a lui!
Gli errori più grandi che possiamo fare sono proprio questi: sostituirci al cane non permettendogli di provare a superare una situazione e non avere nemmeno una briciola di fiducia in lui. Con questo ovviamente non voglio dire che dobbiamo sottoporre il nostro cane a situazioni di pericolo, stressanti e frustranti o situazioni che potrebbero traumatizzarlo pensando che tanto ce la fa…non passiamo da un eccesso all’altro! Voglio dire semplicemente che, una volta considerata la situazione, lo stimolo, l’esercizio e verificato il grado di difficoltà, possiamo provare ad aver fiducia nel nostro piccolo amico e permettergli di fare le sue esperienze!
Se partiamo dal presupposto, per esempio, che il nostro cane non salterà, così per partito preso, non stiamo né provando a farglielo fare, né stiamo avendo fiducia in lui. Di sicuro quel cane, investito dalle nostre preoccupazioni, sarà meno portato a farlo. Leggerà il nostro timore irrazionale e confermerà quello che stiamo pensando e cioè: non ce la farà mai! Certo, a volte invece ci “stupiscono” e ci dimostrano come invece sono abili a svolgere quell’esercizio o a superare quella piccola situazione. A volte ci guardano come per dire : “hai visto, ci sono riuscito…e tu che non ci credevi!”. Diciamolo, i cani sono proprio straordinari!

Spesso e volentieri capita anche che ci sostituiamo al nostro beniamino per un qualche istinto di maternità/paternità e così facendo non gli permettiamo di riuscire a svolgere nemmeno un semplicissimo compito come quello di trovare, per esempio, un piccolo oggetto a terra. Quanti di noi, accorgendoci che il nostro cane ci stava mettendo un po’ più di tempo a trovare quel gioco, glielo abbiamo indicato? Magari anche con tono scocciato “Eccolo! Ma non lo vedi? Sta proprio qui davanti agli occhi!” e ovviamente il cane lo trova, lo prende e se ne va soddisfatto non di averlo trovato da solo, bensì semplicemente soddisfatto di avere quell’oggetto.
Si tratta a volte di avere un po’ di pazienza: gli chiediamo qualcosa di nuovo e che per lui può risultare leggermente più impegnativo e aspettiamo…lasciamolo pensare. Molti di noi rimarranno piacevolmente sorpresi nel notare come, facendogli comprendere cosa vogliamo da lui passo dopo passo (la richiesta dev’essere ragionevole), aspettando un tempo adeguato e, soprattutto, avendo fiducia nelle possibilità del nostro amico a quattro zampe, quest’ultimo rifletterà su quello che gli abbiamo chiesto e lo metterà in atto!
A volte capita che non diamo la possibilità al nostro cane di pensare, andiamo sempre di fretta, vogliamo tutto e subito, e in questo modo i risultati che otteniamo non sempre sono soddisfacenti o come noi ce li immaginavamo. Quindi cerchiamo di aspettare i suoi tempi e, ripeto, lasciamolo ragionare, non tentiamo sempre di sostituirci a lui! Avere pazienza e fiducia delle capacità del nostro cane non è sempre semplice (soprattutto se non lo si è mai fatto), ma una volta che proviamo ad aspettare e a lasciarlo ragionare da solo vedremo il musetto del nostro quattro zampe illuminarsi…come se volesse dire “eureka! Ci sono riuscito!”
Tutto ciò può anche aiutare un cane insicuro ad acquisire più fiducia in sé stesso. In questo caso dovremo stare comunque molto attenti a non far si che entri in frustrazione, per questo è sempre bene rivolgersi ad un educatore cinofilo competente che sicuramente vi aiuterà a costruire al meglio gli esercizi in base alle caratteristiche del vostro cane!
Anno dopo anno le “care amiche” zecche e pulci sembrano diventare sempre più forti e bisogna ingegnarsi per scoprire quale prodotto funziona meglio sul nostro amico a quattro zampe. Recentemente ho avuto modo di conoscere un nuovo prodotto della Merial (si, quelli del Frontline), acquistabile dietro […]
Benessere e cura
Anno dopo anno le “care amiche” zecche e pulci sembrano diventare sempre più forti e bisogna ingegnarsi per scoprire quale prodotto funziona meglio sul nostro amico a quattro zampe. Recentemente ho avuto modo di conoscere un nuovo prodotto della Merial (si, quelli del Frontline), acquistabile dietro prescrizione veterinaria: il Certifect.
Il Certifect è un efficace trattamento delle infestazioni dei pidocchi masticatori, prevenzione delle infestazioni ambientali da pulci tramite l’inibizione dello sviluppo di tutti gli stadi immaturi delle pulci, elimina pulci e zecche entro 24 ore, previene successive infestazioni da zecche per 5 settimane e da pulci fino a 5 settimane, riduce indirettamente il rischio di trasmissione di malattie trasmesse da zecche infette per 4 settimane. Il prodotto è all’interno di una pipetta (alla quale basta tagliare la parte superiore) di modo che sia facile applicarlo sulla cute di Fido. Il costo è leggermente superiore a quello del Frontline ma si tratta davvero di qualche euro di differenza. Per capirci: una scatola da 3 pipette per un cane con un peso compreso tra i 10 e i 20 kg vi costerà circa 30 euro.

Perché è acquistabile solo dietro ricetta medico veterinaria?Il Certifect contiene amitraz, che è un inibitore delle monoamino ossidasi (I-MAO), quindi le persone in cura con medicinali contenenti I-MAO devono far attenzione nel maneggiare questo prodotto. Inoltre, come molti prodotti simili, può causare sensibilizzazione cutanea, reazioni allergiche ed irritazione oculare. Nel dubbio…potete sempre applicarlo all’aperto ed indossando dei guanti di lattice. Secondo gli studi condotti, la combinazione di principi attivi presenti nel Certifect, lo rende estremamente efficace. Fino ad ora, solo più prodotti combinati tra loro riuscivano ad ottenere un risultato simile. Certo è che gli effetti collaterali non mancano. Infatti, possiamo riscontrare: transitorie reazione cutanee ed, in rari casi, prurito ed alopecia diffusi. Se il cane si dovesse leccare potreste osservare ipersalivazione, vomito, iperglicemia, aumento della sensibilità agli stimoli, letargia, bradicardia e bradipnea. Però è’ stato riscontrato che tali reazioni, generalmente, si risolvono entro 24 ore e senza trattamenti. Di sicuro c’è un motivo per il quale questi medicinali non vanno applicati sulle zampe…non ce n’è uno che ingoiato dia dei benefici! Il buon senso è la prima cosa che dobbiamo applicare. Un altro buon consiglio può essere quello di testare il prodotto su una zona ristretta e procedere con l’applicazione dell’intera pipetta solo dopo esserci assicurati che il nostro cane lo tollera.
Al di là del fatto che vi conviene leggere sempre il foglietto illustrativo, qualsiasi sia il prodotto che volete utilizzare, vorrei sottolineare un’altra cosa importante circa il Certifect… Questo prodotto è stato ideato per essere utilizzato sui cani. Solo sui cani. L’amitraz contenuto al suo interno è altamente tossico per i gatti tant’è che, chi ha in casa entrambi gli animali, sarebbe meglio non ne facesse uso.
Ritengo che questo prodotto possa risultare particolarmente valido per chi vive in campagna, porta spesso i suoi cani in zone infestate da pulci e zecche, lascia i cani in giardino, etc… Va da sé che i cani che vivono in appartamento, in zone dove si può trovare una pulce sul cane in tutta l’estate, non ne hanno particolarmente bisogno. In questi casi anche il Frontline (Combo o meno) può andare bene. In Italia non è ancora molto diffuso (però bisogna tener conto che è stato approvato solo nel 2011) ma staremo a vedere. Se credete possa essere un prodotto che fa al caso vostro, chiedete informazioni al vostro medico veterinario di modo che possa fare una valutazione caso per caso tenendo conto di una varietà di fattori che assumono una grande valenza quando si tratta di somministrare un dispositivo medico.
A cura di Elena Callegaro – Educatrice Cinofila 366.4150792 – www.ilcaneinsegna.com Siamo talmente fuori strada nell’attribuire ai nostri cani vizi e perversioni mentali (che in realtà sono solo nostri) che capita spesso di sentir qualcuno che dice: “il mio cane mi fa i dispetti […]
Educazione e AddestramentoA cura di Elena Callegaro – Educatrice Cinofila 366.4150792 – www.ilcaneinsegna.com

Siamo talmente fuori strada nell’attribuire ai nostri cani vizi e perversioni mentali (che in realtà sono solo nostri) che capita spesso di sentir qualcuno che dice: “il mio cane mi fa i dispetti perché l’ho lasciato solo”, oppure ancora “il mio cane ha sporcato in casa per vendicarsi”. Nel far questo non ci rendiamo conto che la prerogativa di tenere il “broncio” è, invece, esclusivamente umana. Così come anche la complessa e inutile arte della preoccupazione, sia quella rivolta al passato, sia quella proiettata al futuro, sia quella incastonata nel presente. Il segreto della serenità? I nostri cani non fanno il muso lungo perché vivono nel “Qui e ora”.
Meno ci attacchiamo al come sarebbe potuto essere, o al come potrebbe essere, più ci vedremo bene, e più saremo veramente in grado di goderci, con piacere, ogni momento della vostra vita. Questa è una scelta che ripristina il nostro corretto funzionamento di esseri umani, perché nasce solo dall’accettazione che il bene, quello che in fondo tutti perseguiamo, per la sua propria natura non è perfetto, non è immobile, e non è “per sempre”. In altre parole vivendo solo nel presente accettiamo che l’errore, quello che noi chiamiamo errore, possa esistere. Gli animali tutto questo lo sanno già, e lo mettono in pratica: ecco perché i nostri cani non si fanno “seghe mentali”.
Da ciò consegue anche l’importanza di riuscire a cambiare il modo con cui ci parliamo dentro: una conversazione negativa, pessimista, sconfortata e sconfortante con se stessi può sempre e in qualsiasi momento essere trasformata, con una decisione consapevole e cosciente, in un discorso volto al positivo.
Tutto questo ha a che fare anche con l’immagine mentale che ci facciamo inconsciamente di noi stessi a forza di dirci sempre le stesse cose. Un esempio semplice: se uno studente continua a pensare “non ce la farò mai a superare quell’esame, sono un buono a nulla, non mi ricordo niente, non ci capisco niente ”, le possibilità che, a forza di dirselo, la sua prova vada davvero in malora sono molto più alte rispetto a un studente orientato positivamente. Forse vi starete chiedendo che cosa abbia a che fare tutto ciò con i cani. C’entra eccome! Sono tanti ormai gli educatori cinofili che conoscono bene quanto la visualizzazione (o focalizzazione) possa influenzare, positivamente o negativamente, il raggiungimento degli obiettivi desiderati con il nostro cane: se tu decidi dentro di te che non riuscirà mai a ottenere un certo risultato, e stai dunque già immaginando di non riuscirci, non ce la farai mai. Al contrario, se parti già creando dentro di te l’immagine tua e del tuo cane che vi godete felicemente soddisfatti la “vittoria”, e questa immagine la arricchisci più che puoi, la rendi nitida dentro di te, piena di particolari, allora puoi star certo che il cane avrà molte meno difficoltà a rispondere secondo le tue aspettative. Provate a mettere in pratica questa tecnica nell’esercitarvi a fare qualcosa che fin’ora non siete mai riusciti a fare con il vostro cane. Se ci credete davvero, vedrete che risultati!
Del resto gli animal communicator, coloro che usano la telepatia per mettersi in contatto con gli animali, sanno benissimo quanto sia influente, e in alcuni casi determinante, il nome che le persone danno ai loro animali. Infatti consigliano sempre di non usare mai vocaboli a forte connotazione negativa (es. Killer, Devil, Attila) proprio per non essere indotti a creare immagini a loro volta negative ogni volta che li chiamiamo, perché saranno quelle che noi staremo inviando loro.

Avete mai visto un cane che si guarda allo specchio e non si piace? E vi siete mai chiesti come mai la pet therapy è sempre più accreditata a scopo medico? Perché per una persona affetta depressione spesso il prendersi cura di un cane, o comunque di un animale, è straordinariamente risolutivo e guarente? Perché i nostri piedi toccheranno di nuovo la terra. Vale a dire che non saremo più portati a sprecare le nostre energie, capacità, potenzialità e risorse per idee di cose che non esistono. Impariamo ad accettare, la nostra situazione, noi stessi, quello che circonda, le persone con cui abbiamo a che fare, quello che abbiamo e che non abbiamo.
Spesso si fa fatica a comprendere la vera differenza tra accettazione e rassegnazione. Una differenza che è a dir poco abissale, perché il primo atteggiamento porta alla vita, il secondo alla morte, che in questo caso è proprio una morte in vita. L’unico modo per capire cosa sia davvero l’accettazione è aver compreso come funzioniamo.
Se tu sai, per certo, che sei energia, fai parte di una rete di energia dentro cui tutti siamo collegati, che matematicamente tutto quello che chiedi senza avere dubbi, e senza opporti al male con il male, ti verrà “spedito”, che problema c’è ad accettare quello che ti succede? Tanto fa tutto comunque parte del percorso che noi stessi ci siamo scelti per evolverci.
Quando viviamo una relazione ispirante con il nostro compagno a quattro zampe, allora ci rendiamo conto davvero che il cane ci insegna l’accettazione incondizionata. A lui non importa se siamo belli, brutti, ricchi, poveri, realizzati nel lavoro, se abbiamo la macchina nuova, se viviamo sotto un ponte o in una villa di lusso in riva al mare. Al nostro cane importa solo di stare con noi. Per un essere umano che ancora non sta bene questa affermazione è importantissima: perché il cane ci insegna che possiamo essere amati. Il cane ci ha già perdonato ancor prima che noi facessimo qualcosa che possa richiedere di essere perdonato. Ed essere accettati da un altro essere vivente, che amiamo, anche se crediamo di non esserne all’altezza perché siamo convinti di aver commesso errori imperdonabili, ha in sé una potente forza risanatrice. E’ per questo che il cane ci aiuta anche a recuperare fiducia in noi stessi, nei casi in cui l’abbiamo perduta.
Solitamente gli argomenti che trattiamo sono decisamente più allegri o riguardanti strettamente la cinofilia ed il cane, ma alla luce dei tristi avvenimenti che stanno colpendo i cani italiani mi sentivo in dovere di scrivere almeno due righe sull’argomento. Ogni mattina nelle mie scorribande su […]
Benessere e curaSolitamente gli argomenti che trattiamo sono decisamente più allegri o riguardanti strettamente la cinofilia ed il cane, ma alla luce dei tristi avvenimenti che stanno colpendo i cani italiani mi sentivo in dovere di scrivere almeno due righe sull’argomento.

Ogni mattina nelle mie scorribande su internet leggo che almeno un cane è stato avvelenato…minimo un cane al giorno: questo è agghiacciante!I metodi, ahimè, più “quotati” sono i cosiddetti “bocconcini avvelenati”, che spesso sono polpette di carne (quindi qualcosa di molto appetibile per il cane) ripieni di veleno. Il malcapitato quattro zampe goloso si avvicina al boccone e in men che non si dica ecco che ha ingurgitato la polpetta. Il piccolo non sa cosa l’aspetta altrimenti dubito che lo farebbe se sapesse che è a rischio la sua vita!
Ed ecco che comincia a stare male e i sintomi sono poi variabili rispetto al veleno ingurgitato e alla quantità presente nel boccone. E subito una corsa dal veterinario sperando di essere in tempo!
Un fatto davvero increscioso ha portato la città di Bruxelles, solitamente teatro di eventi piacevoli ed interessanti, alla ribalta sulle pagine dei giornali francesi: l’ordinanza che autorizza l’accesso dei cani d’assistenza ai luoghi pubblici troppe volte non viene rispettata. Già nel 2008 era stata emanata […]
Notizie dal Mondo
Un fatto davvero increscioso ha portato la città di Bruxelles, solitamente teatro di eventi piacevoli ed interessanti, alla ribalta sulle pagine dei giornali francesi: l’ordinanza che autorizza l’accesso dei cani d’assistenza ai luoghi pubblici troppe volte non viene rispettata.
Già nel 2008 era stata emanata l’ordinanza, modificata nel 2011, che permetteva ai cani d’assistenza di accedere ai ristoranti, caffé, centri commerciali e taxi. E siccome l’ordinanza in Francia è un atto avente forza di legge emanato dal Governo…si capisce subito che l’idea non era quella di lasciare ai gestori dei bar, dei negozi e di altre attività, la scelta di poter accettare o meno una persona disabile ed il suo fedele amico e aiuto a quattro zampe. Ed invece, sfortunatamente, in parecchi posti quest’importante ordinanza non viene rispettata. Marguerite, Antonia e Murielle hanno portato all’attenzione della stampa questa problematica.
Murielle, cieca dalla nascita, qualche anno fa ha adottato un labrador di nome Dario che, oltre ad essere per lei un amico che l’accompagna felice da una parte all’altra, l’aiuta nella risoluzione delle difficoltà quotidiane. Purtroppo, Dario non può accompagnarla sempre, così come sarebbe giusto che potesse fare, perché alcune persone hanno deciso di arrogarsi il diritto di stabilire chi è ben accetto e chi no. Murielle e Dario non possono entrare a fare le commissioni all’ Aldi ( catena di supermercati, N.d.R.) di Uccle senza essere apostrofati dal guardiano. Una volta, addirittura, questa povera signora si è vista sbarrare la strada da altri clienti…per motivi di igiene! Murielle racconta: “Ho proposto di legare Dario vicino all’ingresso del supermercato ma la guardia voleva che lo lasciassi fuori nel parcheggio, senza sorveglianza. Quindi, me ne sono andata senza fare le mie commissioni”. Murielle, per essere più precisa, afferma che ogni tanto la lasciano entrare con il suo amico a quattro zampe, ma dipende da chi sta lavorando in quel momento nel supermercato…

Da essere un diritto a dover sperare di essere ammessi. Dario potrebbe sbavare o perdere dei peli. A rigor di logica quelli dell’Aldi dovrebbero far entrare solo persone in possesso di un certificato medico che ne attesti lo stato di salute, persone depilate e calve. Non lo faranno, ovviamente. E sapete perchè? Perché (al di là dell’assurdità…) queste persone sarebbero una minoranza. E la minoranza non permette ad un centro commerciale di arricchirsi.
Antonia, cieca dall’età di vent’anni, per spostarsi si affida al suo labrador Elbe. E per fortuna che c’è Elbe a scortarla ovunque seppur a piedi, perché se Antonia dovesse affidarsi esclusivamente ai Taxi Verts (taxi della città di Bruxelles, N.d.R) avrebbe delle serie difficoltà. Quando questa signora li chiama, i Taxi si rendono disponibili…salvo sparire quando la vedono sul ciglio della strada con il cane. Antonia si è giustamente lamentata del servizio e gli è stato dato un consiglio davvero acuto (di quelli che ti chiedi se uno ci è o ci fa): annotare la targa! Ogni tanto qualche taxi si ferma e accetta Antonia ed Elbe come passeggeri, solo che devono pagare doppio. Come se Antonia potesse scegliere se portare Elbe con sé o meno….
Marguerite ed il suo Golden Retriever Képi Blanc, invece, sono stati cacciati da un bar vicino casa. All’arrivo dei poliziotti, Marguerite si aspettava di essere difesa. Ed invece…riferendosi al gestore del bar le è stato detto di lasciar lavorare “quel pover uomo”.
La cosa triste, ancor peggio di tutti questi soprusi, è che tutte e tre le donne hanno rinunciato a sporgere denuncia. Murielle racconta che “ci sono voluti quattro giorni per sporgere denuncia, le autorità non sapevano come procedere”. Tra le altre cose, la donna non ha mai ricevuto risposta e, dopo essere stata rifiutata nel giro di una settimana da una farmacia, un tram, un bus ed una friterie, osserva: “Pensate se dovessi denunciarli uno ad uno!”.

“Ah, l’Italia! Ma dove siamo arrivati…” direbbe qualcuno leggendo l’articolo in fretta o sentendo la notizia di sfuggita. Ed invece no, non si tratta sempre dell’Italia. Questa volta si tratta della capitale del Belgio, città splendida nonchè sede di importanti istituzioni dell’Unione Europea. Il punto è che, quando si tratta di ignoranza, mancanza di sensibilità ed egoismo, tutto il mondo è paese. Ed è davvero poco confortante notare come gli organi preposti alla tutela non alzino un dito e rendano le interazioni con loro alquanto macchinose e tempisticamente improponibili.
Speriamo che le cose possano cambiare presto. Magari partendo dal basso. Partendo da quel singolo individuo che, vedendo compiersi un sopruso, protesta a gran voce in difesa della vittima. E’ la nostra indifferenza che non aiuta. Come cambierebbero le cose, come si nasconderebbero certe persone se avessimo ancora l’innocenza del bambino che, in mezzo alla folla, gridò: “Guardate, il re è nudo!”.
A cura di Elena Callegaro – Educatrice Cinofila – 366.4150792 www.ilcaneinsegna.com Coraggio. Se vogliamo andare avanti, in qualsiasi campo della nostra vita, trovare la nostra strada, la realizzazione personale, c’è bisogno di coraggio, di scavalcare i muri che ci siamo innalzati un mattone dopo […]
Notizie Cinofile Notizie dal MondoA cura di Elena Callegaro – Educatrice Cinofila – 366.4150792
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Coraggio. Se vogliamo andare avanti, in qualsiasi campo della nostra vita, trovare la nostra strada, la realizzazione personale, c’è bisogno di coraggio, di scavalcare i muri che ci siamo innalzati un mattone dopo l’altro spinti dalla forza delle nostre paure. Ogni volta che prendiamo una decisione infatti muoviamo delle energie, in noi e nell’Universo: è come schiacciare il tasto “invio” al cambiamento. Quando si osa però è fondamentale farlo con la consapevolezza che comunque abbiamo già perso tutto, perché di nostro, non c’è proprio un bel nulla. Ecco perché affrontare le nostre paure con coraggio è il primo passo per curarsi dagli attaccamenti, di qualunque tipo essi siano. Metaforicamente parlando gli attaccamenti sono come dei collari a strozzo, ci limitano, ci impediscono il movimento, ci fanno del male, possono paralizzarci, in poche parole: ci tolgono la libertà. E, volendo allargare ancor di più la metafora, gli attaccamenti sono come un guinzaglio. A essere onesti infatti dobbiamo ammettere che quel pezzo di corda, per quanto esso possa esser stato pensato di fogge, colori, misure, materiali diversi, più o meno adatti all’uso che se ne deve fare, resta comunque una costrizione. Un guinzaglio serve a legare, a controllare un altro essere vivente. Possiamo giustificare a noi stessi il suo utilizzo con le regole del vivere comune, la sicurezza innanzitutto, nostra e degli altri, ma il significato rimane quello. Per contro non si può infatti non riconoscere che quando un essere umano e un cane vivono davvero una relazione che si basa sulla fiducia e non sulla paura, il guinzaglio diventa del tutto superfluo. Casi rari, ma ci sono. E’ come se tra i due ci fosse un guinzaglio invisibile, un filo sottile che tiene in vita un legame di pura libertà. In fondo, qui sta anche il nocciolo profondo di tutti i problemi vissuti in prima persona dai “proprietari” di cani che tirano al guinzaglio. Statisticamente uno dei motivi più frequenti per cui le persone si rivolgono, spesso in uno stato di esasperazione, agli educatori cinofili. E qui sta anche il motivo per cui condividere la propria vita con un cane può diventare un’esperienza spirituale. Questo tutti possiamo almeno intuirlo quando guardiamo negli occhi il nostro cane. Molti di voi l’avranno osservato, vi siete mai chiesti perché capita spesso di vedere un cane che si rifiuta di andare avanti, ma nel momento in cui il proprietario sgancia il guinzaglio, il problema scompare e il cane si mette a seguire repentinamente ogni movimento del suo compagno umano?
Paura come guinzagli, coraggio come libertà: i nostri cani queste similitudini le conoscono bene, anzi, loro le vivono proprio. E non solo perché di cani coraggiosi, che hanno rischiato la vita per salvare qualcuno, uomini o altri animali, sono piene la storia, la letteratura e la cinematografia. Ma anche perché lo vediamo con i nostri occhi ogni giorno nelle nostre case. Quanto coraggio ci vuole per convivere con le nostre fissazioni, le nostre malattie, i nostri movimenti privi di armonia, i nostri continui fraintendimenti? Pensateci bene. Proprio tanto. Risulta dunque comprensibile che a forza di specchiare le nostre emozioni, principalmente negative, ossessive e malsane, anche i cani che vivono con noi si ammalino e soffrano delle nostre stesse patologie. Basti pensare anche solo a questo: in natura esistono animali in sovrappeso? Decisamente no. Eppure tra i “pets”, cani, gatti, conigli, criceti e chi più ne ha più ne metta, l’obesità sta diventando una vera e propria piaga. Non vi ricorda per caso un altro mammifero (che cammina reggendosi su due zampe) a noi molto vicino?
Ora. Come si fa ad avere coraggio. Chiediamoci perché, almeno apparentemente, i cani sembra abbiamo più facilità di noi nell’avere, dimostrare e manifestare coraggio?
Il segreto sta nel mantenere ferma la fede nei propri desideri.

Sembra una di quelle frasi che troviamo stampate nella carta che avvolge i cioccolatini, ma la verità e la consapevolezza che possiamo ricavare da quelle parole dipende solo da come le intendiamo. Il cane, e gli animali in genere, non si sognano mai e poi mai di nutrire anche il più piccolo e infinitesimale dubbio sulla bontà dell’Universo. Non mettono in discussione il fatto che le cose, quelli che noi chiamiamo gli eventi, possano andare per il verso giusto, o sbagliato. Noi invece, sì. I cani non si mettono a criticare, né tanto meno danno giudizi. Ancora di più, non rifiutano quello che è già successo. Lo accettano, e vanno avanti. E’ automatico per loro agire così, tanto quanto per noi è meccanico per lo più disperarci intorno alle avversità della vita.
Proviamo a fare insieme un piccolo esercizio di immaginazione e cerchiamo di trasferire dunque il comportamento tipico di un cane a un essere umano. Quello che ne risulterebbe suonerebbe più o meno così: se tu sai che tutto va per il meglio, che quello che chiedi con cuore grato, matematicamente ottieni, allora non ti sognerai mai di provare dei dubbi e di abbandonare i tuoi desideri più profondi. Seguirai con fiducia piena, anticipata e grata, i tuoi progetti fino a quando li avrai realizzati, con certezza, osando, perché questa è una legge che non può essere disattesa.
Un esercizio per accumulare un po’ alla volta sempre più coraggio. Camminate più che potete a fianco al vostro cane, come fosse una meditazione (e in un certo senso lo è). In quel momento esistete solo voi.
Se il posto che avete scelto per la vostra passeggiata lo consente, meglio andare avanti a testa alta, senza guinzaglio. Senza guinzaglio il vostro cane, senza guinzagli spirituali voi. Più spazio per voi e più spazio per lui.
Oltre a farvi del bene fisicamente, aiutarvi ad eliminare le tossine, liberarvi la mente, allenare e distendere i muscoli, calmarvi, rendervi più intelligenti, questa camminata vi aiuterà a mantenere in voi costanza e fede nei vostri desideri. Vi aiuterà ad allinearvi con i vostri desideri più profondi perché diventerà uno strumento per vivere il più possibile nel presente. Come fanno loro appunto, i nostri cani.
Il quotidiano inglese The Independent qualche settimana fa ha pubblicato l’ennesima orribile vicenda che ha visto come protagonisti un neonato di poche settimane ed il cane di famiglia. Il piccolo è morto a causa delle lesioni alla testa causate da quella che pare essere un’aggressione […]
Notizie dal Mondo
Il quotidiano inglese The Independent qualche settimana fa ha pubblicato l’ennesima orribile vicenda che ha visto come protagonisti un neonato di poche settimane ed il cane di famiglia. Il piccolo è morto a causa delle lesioni alla testa causate da quella che pare essere un’aggressione immotivata da parte di PJ, un Jack Russel di 7 anni.
Dal momento che Harry, questo era il nome del neonato, stava dormendo quando è stato morso, l’aggressione pare davvero non poter trovare spiegazione e, sicuramente, in mancanza di informazioni più dettagliate è inutile anche solo provarci. La famiglia del piccolo non aveva mai avuto guai con la legge a causa di PJ e dell’altro cane di famiglia, un pastore tedesco, ed è stata descritta dai vicini come una famiglia che aveva cura dei cani e li teneva sempre sotto controllo.
Se su google o su youtube provate a digitare “cane e bambino” vi compariranno foto e video di bambini di ogni età abbracciati ai cani, che giocano con i cani, che vengono protetti o vezzeggiati da questi cani e così via. Naturalmente, più il cane è grande e più il bimbo sembra piccolo e questo, in linea di massima, suscita un “Ooooh ma che cariiiini!”. In effetti, gran parte del repertorio “cane e bambino” è davvero adorabile e non dubito che molti dei nostri amici a quattro zampe abbiano un occhio di riguardo per il “cucciolo” di casa.
Soltanto la settimana scorsa ho scritto un articolo riguardante gli effetti benefici del cane sulla salute dei neonato. Quando vedo una famiglia a spasso con il suo amico a quattro zampe non posso fare a meno di pensare che formano un bel quadretto e che quel bambino è davvero fortunato: un cane felice e ben integrato è davvero un ottimo amico e maestro. Però… Si, c’è un però. E riguarda la voglia dei genitori di creare situazioni divertenti e deliziose con Fido ed il bimbo come protagonisti.

Seppure è bello avere uno stretto rapporto di fiducia con il proprio cane, fiducia che porta i genitori a farlo relazionare tranquillamente con il bimbo, non dobbiamo dimenticare che molte volte Fido può non gradire determinati atteggiamenti e limitarsi a sopportarli per amor nostro. Ma perché mettere alla prova la sua pazienza giorno dopo giorno? Capitano a tutti le giornate no. Può capitare anche al vostro cane. Così può succedere che all’ennesima tirata di coda Fido decida di ringhiare. Ed apriti cielo… “Ehi!! Brutto cattivo vai via! Fila! Sparisci! Hai visto?! Ha ringhiato al bambino!”. Su quanto possano essere fastidiosi i bambini per un cane, però, non si sofferma a riflettere nessuno.
Non si deve permettere al bebè di stressare il cane di famiglia ogni volta che ne ha voglia. Si, anche se “è solo un bambino”. Da un punto di vista etologico, quella che per un cane è una reazione normale, può essere vista da noi come aggressiva o minacciosa nei confronti del bambino e, di fatto, può avere delle conseguenze anche molto serie. Non so perché il Jack Russel PJ ha azzannato a morte il piccolo Harry né sono in grado di poter parlare a nome di tutti gli amici pelosi del mondo, ma vi sono delle cose che valgono per la stragrande maggioranza dei cani: non amano essere abbracciati, non amano essere manipolati in modo brusco, non amano i pianti, le grida e le vocalizzazioni acute in generale.

Anche se il vostro cane è un cucciolo, le regole non cambiano. Così come al cucciolo non è permesso mordicchiare il “fratellino” umano, così a quest’ultimo non dev’essere permesso di trattare il cane come se fosse un giocattolo. Con i cani non possiamo fare dei discorsi ragionevoli (ragionevoli per noi, ovviamente) e spiegargli che il bebé non gli tira i peli con cattiveria, che vuole giocare, che è piccolo e delicato, etc… Se, secondo il linguaggio canino, un comportamento viene percepito come minaccioso, la reazione di Fido sarà la diretta conseguenza di questa sua interpretazione. E con la parola “interpretazione” non intendo assolutamente dire che il vostro amico a quattro zampe interpreti le cose a suo piacimento. I cani interagiscono tra loro seguendo degli schemi comportamentali che gli permettono di comunicare in modo estremamente efficace anche senza l’uso della parola. Noi, ed in modo particolare i bambini, abbiamo la straordinaria capacità di ignorare di continuo quelle che potremmo definire “le regole del galateo canino”.

Il momento del gioco tra Fido e il bambino può essere divertente e costruttivo per entrambi, purché venga guidato e tenuto sotto controllo da un adulto. Fido può fare involontariamente male al bimbo, magari in un eccesso di esuberanza, ed il piccolo può assumere degli atteggiamenti fastidiosi o minacciosi nei confronti del cane. Sta alla famiglia il gestire le interazioni tra i due in modo graduale e rispettoso per entrambi. Il fatto che il vostro amico a quattro zampe si dimostri amorevole e gentile nei confronti di vostro figlio non vi deve portare ad esagerare. Permettere al piccolo di gattonare fino alla cuccia dove il vostro cane sta dormendo e lasciare che vi entri è una di quelle cose che potrebbero suscitare in Fido una reazione di fastidio: un borbottio, uno sbuffo, l’allontanarsi repentinamente per andare a cercare un altro posto dove riposare, etc… Oppure Fido potrebbe ringhiare, potrebbe “pizzicare” o fare qualcosa che spaventerebbe o danneggerebbe il piccolo.
Il punto è che al vostro amico peloso viene naturale rapportarsi al bimbo come se fosse un cucciolo…ma un cucciolo di cane! Osservate come si comporta una mamma con la sua cucciolata e vi renderete conto delle differenze che ci sono tra il nostro modo di relazionarci con i cuccioli della nostra specie ed il modo in cui i cani si relazionano con i cuccioli della loro. Forse quì potremmo trovare alcune delle spiegazioni che potrebbero aiutarci a comprendere, almeno in parte, cosa può aver scatenato la reazione di PJ che è costata la vita al piccolo Harry.
Quindi, prima di assecondare ogni “buffa” idea del vostro bambino nei riguardi di Fido, chiedetevi quali potrebbero essere le conseguenze e come il vostro cane può interpretare quella situazione e che cosa può provare. E’ giusto che cani e bimbi si relazionino, ma le loro interazioni non devono essere lasciate al caso. Le mamme sanno cos’è giusto…ma solo per i cuccioli della propria specie.
L’estate sta arrivando, come diceva una vecchia canzone, e con il pensiero siamo già in ferie a goderci delle belle giornate al mare, scampagnate in montagna o anche solo del puro relax a casa nostra… Già pregustiamo il tempo libero e pensiamo a tutte le […]
Curiosità
L’estate sta arrivando, come diceva una vecchia canzone, e con il pensiero siamo già in ferie a goderci delle belle giornate al mare, scampagnate in montagna o anche solo del puro relax a casa nostra…
Già pregustiamo il tempo libero e pensiamo a tutte le attività che possiamo fare ora che siamo senza impegni, lavoro e ci stiamo disintossicando dallo stress accumulato durante l’anno!
Siamo già pronti a prenotare il primo volo per un qualche paradiso esotico quando….ci fermiamo e pensiamo: ma il nostro caro e tanto amato amico peloso?
Questa è come ogni anno la domanda base di chi ha il piacere di condividere la propria vita con un cane: durante le vacanze e i nostri viaggi anelati e meritati, il cane che tanto amiamo come possiamo gestirlo?

Non voglio nemmeno prendere in considerazione l’idea che viene ad un ahimè gran numero di persone e cioè la soluzione più agghiacciante: l’abbandono. Non voglio prenderla in considerazione semplicemente perché potrei iniziare con una sequela di insulti verso questi esseri che decidono di abbandonare i propri fedeli amici a quattro zampe. Credo fermamente che questi individui non abbiano nemmeno il diritto di essere identificati come “persone” e vorrei proprio sapere da loro come fanno, con che coraggio, con che spirito riescono a far scendere dalla macchina il loro ignaro amico a quattro zampe, allontanarsi, lasciarlo lì solo, spaesato, disorientato, impaurito e sentirsi a posto con la coscienza, magari partire per un bel viaggio rilassante senza pensare alla vergognosa azione che hanno appena compiuto….
Ma per questi esseri che considero ripugnanti mi sono già dilungata abbastanza!
Mi auguro di rivolgermi a persone che amano i loro amici e che piuttosto che abbandonarli sono disposti a rinunciare ad un viaggio dall’altra parte del mondo o alle vacanze… Spero di rivolgermi a queste persone, persone che mettono davanti a tutto il benessere del proprio cane!
Ebbene, allora continuiamo a parlare di estate e vacanze!
Effettivamente, per chi ha la fortuna di condividere le proprie giornate con un cane, l’estate è un periodo particolare e bisogna prestare attenzione ad un gran numero di cose. In primo luogo sentiamo vi sono le temperature diverse: comincia a fare davvero caldo e ci accorgiamo che i nostri amici pelosi cominciano a boccheggiare a causa delle alte temperature…

In estate é molto importante prestare attenzione ai momenti più caldi della giornata. Un buon consiglio è quello di non uscire quando vediamo il sole a picco poiché i nostri beniamini rischiano un’insolazione o un colpo di calore. Attenzione anche alla temperatura dell’asfalto. Noi abbiamo le scarpe che ci proteggono ma sappiamo bene che i nostri pelosi e i loro adorabili cuscinetti possono soffrire delle temperature roventi della strada, marciapiedi compresi! Quindi attenzione alle passeggiatine del caldo pomeriggio! Sarebbe indicato uscire la mattina presto, nel tardo pomeriggio, quando il sole non è più molto caldo e la sera… Una bella e lunga passeggiata serale magari gustando un buon gelato con la compagnia del proprio cane è bellissimo!
Con l’arrivo delle belle stagioni, primavera ed estate, abbiamo anche l’arrivo, purtroppo, di parassiti quali pulci, zecche e zanzare. La prima cosa da fare quindi è quella di proteggere il proprio amico con un antiparassitario in modo tale da non correre il rischio di un’infestazione da parassiti! E poi, soprattutto, in questo modo cerchiamo di non far ammalare il nostro cane di Lehismaniosi, malattia causata da un tipo di zanzara. La protezione del nostro piccolo quattro zampe peloso deve venire prima di tutto!!!!
Anche se credo che oramai lo sappiano tutti credo sia giusto scrivere lo stesso la regola numero uno: l’acqua non deve mai mancare nella ciotola! Attenzione anche per chi ha l’abitudine di lasciare il proprio cane per un po’ in macchina… Se proprio avete la necessità di farlo cercate di evitare le ore più calde, fate in modo che il tempo in cui il cane è da solo in macchina sia estremamente breve, parcheggiate SEMPRE all’ombra e lasciate i finestrini aperti. Insomma, prestate attenzione al benessere del vostro cane!!
E arriviamo ora a parlare dell’argomento cardine e cioè… Come e dove portiamo il cane in vacanza?

Allora, facciamo un piccolo passo indietro. Il nostro piccolo grande amico viene con noi o pensiamo di lasciarlo per un poco in una pensione? Non tutti sono in grado di gestire un cane in vacanza e non tutti i cani sono purtroppo abituati alla vita “mondana” dell’estate. Fate un’attenta valutazione del vostro cane e della vostra capacità di gestirlo e a quel punto decidete se portarlo con voi e passare delle belle vacanze tutti insieme o se volete invece lasciarlo in una pensione. Se la vostra decisione è la pensione allora vi consiglio di fare un elenco delle strutture nei dintorni, visitatele e parlate con chi si occupa dei cani. Insomma, pensate che il vostro amico passerà lì dei giorni senza di voi, quindi dovete essere convinti che sarà trattato bene, sarà fatto uscire per sgranchirsi le zampe, fare i bisogni e una corsetta se ne ha voglia, assicuratevi che sarà controllato,i box puliti ogni giorno…. Ricordatevi sempre: il benessere del vostro amico prima di tutto!!
Se invece la decisione è quella di portare in vacanza con noi il nostro cane allora dobbiamo innanzitutto valutare attentamente il luogo dove vorremmo passare le nostre tanto sognate ferie: mare, campagna, montagna, città, estero? Una volta scelta la destinazione che sia in linea con i gusti e le esigenze di tutti (piccolo amico peloso compreso ovviamente) allora cominciamo a ragionare sul tipo di viaggio che vogliamo fare: aereo? macchina? treno?
Per quanto riguarda l’aereo rivolgetevi direttamente alla compagnia aerea per sapere se accettano cani e assicuratevi che il vostro beniamino viaggi in una zona dell’aereo adeguata e che vengano eseguite le dovute accortezze riguardo la pressione della stiva. Ma anche qui devo fare una piccola digressione… Oramai sappiamo che al primo posto deve esserci il benessere psico-fisico del cane. Ebbene, prima di prendere decisioni affrettate e prima di far vivere al vostro amico lo stress del viaggio in aereo, rendetevi conto se il vostro cane riesce a vivere e sopportare un viaggio del genere per qualche ora. Pensate che ci sono persone che alla sola idea di un viaggio in aereo rabbrividiscono, quindi provate a pensare al nostro piccolo amico…come gli spieghiamo cosa sta succedendo? Come facciamo a dirgli che non si deve preoccupare? Quindi assicuratevi che il vostro cane abbia le caratteristiche per affrontare un viaggio in aereo! Meglio rinunciare ad un viaggio oltreoceano piuttosto che arrivare in un posto fantastico ma con un cane terrorizzato!!

Per quanto riguarda il treno bene o male i cani ora possono viaggiare con meno difficoltà ma di sicuro ci sono delle norme da rispettare come museruole, trasportini ecc. Considerate che i treni fanno un certo numero di fermate quindi fate in modo da permettere al vostro quattro zampe di sgranchirsi le zampe ogni tanto e fare i suoi bisogni!
La macchina (e comprendo anche i camper) è forse il modo più semplice per viaggiare con il nostro amico nel caso sia già stato abituato. Vi consiglio di fare delle belle soste durante il viaggio e se possibile partite con il fresco!
E dopo aver deciso il come ora pensiamo al dove! Solitamente la montagna o la campagna sono luoghi meno “problematici” dove portare il nostro amico, a parte assicurarsi che alberghi o campeggi accettino i cani, ulteriori “problemi” non ce ne sono. Tenete sempre il cane al guinzaglio ove richiesto, liberatelo solo ed esclusivamente se siete sicuri della buona educazione del vostro amico e solo se è consentito.
Solitamente il mare è la meta piùambita ma purtroppo siamo consapevoli del fatto che ci sono al momento poche spiagge dove i cani sono accettati. Secondo la legge non possiamo portare i cani in qualsiasi posto, anche le spiagge pubbliche gli sono precluse. Dobbiamo assicurarci di portare il nostro amico in una spiaggia dove i cani vengono accettati e soprattutto che sia attrezzata. Una spiaggia per cani deve avere delle caratteristiche leggermente diverse da una “normale” per esempio dovrebbe avere dei dispenser per le palette e bustine per raccogliere le feci, dovrebbe avere dei cestini appositi dive buttarle, acqua a disposizione, ombrelloni, ingresso in acqua accessibile ai cani… Insomma un lido a misura di cane! Prima di partire informatevi sulle spiagge “per cani” e dirigetevi lì. Se voi e il vostro cane amate il mare….non indugiate e divertitevi!!

Se invece optate per una vacanza in città o una vacanza “culturale” come si suol dire allora siate sempre consapevoli di dover fare delle opportune valutazioni sul posto e sui luoghi che volete visitare come musei, parchi o altro. Informatevi se i cani possono accedere, se ci sono ristoranti che accettano cani ecc….
Dopo questa carrellata di informazioni mi sento di dover comunque dire a tutti che è fondamentale la buona gestione del nostro amico. In spiaggia, montagna, città o qualunque altro posto è sempre buona norma tenere il cane al guinzaglio, raccogliere i suoi bisogni, portarsi sempre acqua fresca e rendere il soggiorno meno stressante possibile!
Ho ripetuto più di una volta il prestare attenzione al benessere del nostro cane… Se ci rendiamo conto che il nostro compagno di vita a quattro zampe ha delle difficoltà, prima di prendere in considerazione anche solo l’idea di una vacanza dovremmo pensare a come risolvere le piccole o grandi problematiche. Rivolgetevi ad un educatore capace e prendete in mano la situazione. Dobbiamo cercare di non sottoporre il nostro cane ad inutili ma forti stress, la vacanza è anche sua!
Ora, siete quasi pronti per partire e passare le vacanze con il vostro fedele amico! Divertitevi!!
A cura di Anna De Romita – Educatrice cinofila Bari Chi svolga la professione di educatore cinofilo avrà di certo avuto modo, almeno una volta, di sentirsi rivolgere la fatidica domanda: a che serve educare un cane? Perché chiedere la consulenza di un educatore? Oppure: […]
Educazione e Addestramento
A cura di Anna De Romita – Educatrice cinofila Bari
Chi svolga la professione di educatore cinofilo avrà di certo avuto modo, almeno una volta, di sentirsi rivolgere la fatidica domanda: a che serve educare un cane? Perché chiedere la consulenza di un educatore? Oppure: perché insegnare comportamenti o esercizi a un cane che non so quanto interesse abbia nell’eseguirli? E soprattutto: cosa c’entrano le cose che mi dici e mi chiedi e fai fare a me e al mio cane con il “problema” di cui ti ho parlato? I suddetti dubbi vengono espressi non solo da chi non si è mai rivolto ad un educatore e non pensa di farlo in futuro ma anche da chi decide di rivolgersi ad un professionista che possa risolvere nel più breve tempo possibile (…) un più o meno grande “problema” manifestato dal proprio cane.
Continuo a virgolettare la parola “problema” perché spesso si tratta di una situazione problematica relativa, cioè riguardante un’insoddisfazione o un rifiuto del proprietario di fronte a un comportamento naturale e normale del cane (problema comportamentale improprio). (altro…)
Non si capisce perché, ad un certo punto, anche la giovane mamma che è cresciuta con il cane di famiglia, inizia a pensare che Fido sia fonte di non so quali malattie. “Ed essendoci un bebé in casa…” pensa la neo-mamma. Per non parlare di quando […]
Curiosità In Evidenza
Non si capisce perché, ad un certo punto, anche la giovane mamma che è cresciuta con il cane di famiglia, inizia a pensare che Fido sia fonte di non so quali malattie. “Ed essendoci un bebé in casa…” pensa la neo-mamma. Per non parlare di quando il pupo inizia a gattonare e tocca tutto, ma proprio tutto, con le sue manine…che poi finiscono dritte in bocca. Slurp! E Fido non solo lo segue trotterellando per vedere cosa fa di bello, ma non gli risparmia certo le annusatine, lo spargimento di peli tutto intorno a lui e sopra la sua tutina, una bella leccatina sulla faccia e così via. E “il gattonatore”? Ah, la felicità! La felicità di tirare quei peli per sollevarsi, vedere quella enorme lingua rosa che non sai mai se riesci ad afferrarla al volo oppore no (però non smetti di provarci), fare la gara a chi arriva prima (quattro zampe a testa, si gioca ad armi pari)!
Chi non è felice di tutta questa bella situazione? La mamma. O la nonna. O lo zio. O che-ne-so. Tutti pronti ad essere iper-protettivi nei confronti del bimbetto, tutti in cerca del colpevole di quel raffreddore, di quella tosse. E chi, se non Fido? Con tutti quei peli, quella saliva, quei modi di fare di così dubbio gusto. Così il povero Fido diventa un untore.
E’ certo che far vivere i bambini in condizioni igienico-sanitarie alquanto discutibili, o permettergli di mangiare dalla ciotola del cane (al di là del fatto che perfino Lassie si potrebbe risentire di una cosa del genere…), o incitarlo a mettersi in bocca le manine impanate di peli e beva, non è cosa consigliabile. Però come si stupirebbero nel venire a sapere che i cani non solo non sono fonte di malattie, ma partecipano attivamente a mantenere il bimbo in salute.

Secondo uno studio americano pubblicato sulla rivista Pediatrics, i bambini che sono a contatto con i cani sono meno soggetti alle otiti e alle infezioni alle vie respiratorie rispetto a quelli che vivono senza. Lo studio è stato condotto su 397 bambini finlandesi: i genitori dovevano annotare su un diario lo stato di salute del bebé dalla 9° alla 52° settimana. I bimbi che vivevano con un cane o con un gatto avevano il 30% in meno di probabilità di contrarre otiti, tosse, febbre, raffreddore, riniti allergiche, etc… Molto probabilmente, a quanto dicono i ricercatori, questo è dovuto al fatto che i cani esaminati passavano buona parte della giornata nel giardino di casa. Il fatto di venire a contatto con l’ambiente esterno e poi con il bimbo, aiuta quest’ultimo a sviluppare meglio le difese immunitarie. Lo stesso studio è stato condotto anche sui gatti e, seppur anch’essi possano venir ritenuti fonte di benessere, passando più tempo in casa erano un po’ meno “efficienti” nell’aiutare le difese immunitarie del piccolo.
I ricercatori hanno dichiarato con orgoglio: “Noi mostriamo le prime prove del fatto che possedere un cane può essere una protezione contro le infezioni dell’apparato respiratorio durante il primo anno di vita”. Ed ancora: “Noi abbiamo formulato un’ipotesi secondo la quale il contatto con gli animali può aiutare a fare sviluppare il sistema immunitario di modo che le risposte immunitarie siano più efficaci e i periodi di malattia più corti”. Va da sé che i bambini che vivono in casa con un cane o un gatto, essendo più sani, hanno meno bisogno di antibiotici. E tutti sappiamo quanto sia deleterio per l’organismo, e soprattutto per un organismo giovane, l’uso prolungato di questi prodotti.

Negli anni passati erano stati effettuati degli studi simili e i risultati erano stati diversi tra loro. Alcuni non avevano riscontrato alcun beneficio nel vivere a contatto con gli animali, altri ritenevano che il contatto con l’animale potesse offrire una certa protezione contro i disturbi allo stomaco e il raffreddore. Gli autori del nostro studio, però, spiegano che il loro lavoro differisce dalle analisi effettuate in precedenza da altri ricercatori perché si concentra esclusivamente su il primo anno di vita e non include bambini più grandi.
Ad ogni modo, mamma e papà, ricordatevi sempre che c’è un elenco lunghissimo accanto a quello dei benefici che Fido può apportare alla salute. E’ l’elenco degli effetti benefici di Fido sull’umore del bimbo, sul suo sviluppo caratteriale e, attraverso il gioco e i momenti di condivisione, sul suo sviluppo cognitivo. Un cane a cui è stato insegnato a vivere in armonia con la sua famiglia sarà in grado di renderla felice con la sua presenza. E tutti conosciamo gli effetti della felicità sulla salute!
A cura di Elena Callegaro – Educatrice Cinofila – http://www.ilcaneinsegna.com/ – Cell. 366.4150792 Il tuo cane è il tuo specchio. L’indagine intorno ai meccanismi di riflessione emozionale (riflessione intesa sia nel senso di “immagine riflessa dallo specchio”, sia nel senso etimologico di re-flectere: ripiegarsi su se stessi, […]
Educazione e Addestramento
A cura di Elena Callegaro – Educatrice Cinofila – http://www.ilcaneinsegna.com/ – Cell. 366.4150792
Il tuo cane è il tuo specchio. L’indagine intorno ai meccanismi di riflessione emozionale (riflessione intesa sia nel senso di “immagine riflessa dallo specchio”, sia nel senso etimologico di re-flectere: ripiegarsi su se stessi, quindi guardare dentro a se stessi) che stanno sotto alla nostra relazione con il cane ha lo scopo non solo di migliorare la qualità della convivenza quotidiana con i nostri amici a 4 zampe, ma anche di agevolare il nostro sviluppo personale in quanto esseri umani. Il cane infatti ci invia continuamente dei segnali, di disagio, tranquillità, piacere, felicità, che sono lo specchio di un’emozione o di uno stato corrispondente all’interno di noi stessi. A volte sono blocchi, che possono trasformarsi in malattie. E il cane può essere un potente guaritore.
Il cane, terra di mezzo tra umano e non umano, creatura che ha scelto d’accompagnarsi agli esseri umani nel bene e nel male, ci fornisce lo spunto per addentrarci nel nostro viaggio, di gruppo ma anche e soprattutto individuale, verso il miglioramento delle nostre abitudini negative, il superamento di alcuni comportamenti irrazionali che rendono meno piacevoli le nostre vite, dei vizi che tratteniamo anche senza esserne pienamente consapevoli, di molte dipendenze fisiche e di pensiero.
“Pazienza” è la prima tappa del viaggio alla scoperta del messaggio d’evoluzione che il cane ci suggerisce.

“Seduto”, “seduto”, “seduto”, “SEDUTO”. Ci siamo passati tutti, probabilmente proprio la prima volta che ci siamo messi in testa di insegnare al nostro cane il comando “seduto”. Lo dico una volta pian pianino, non succede niente, lo ripeto, e niente, alzo leggermente la voce, ancora nulla, alzo ancora di più il tono e il volume, e il cane continua a guardarci come per dire: “Ma cosa vuole questo qui?”. A quel punto di solito succede che si comincia ad urlare, cercando di far recepire all’altro il nostro desiderio con l’imposizione. Costringendolo. Ma, osservando i risultati, vi sarete accorti che urlare contro il vostro cane, e in particolare modo insistere ad urlare, non porta mai all’obiettivo che avevate in mente, anzi, semmai si finisce per ottenere il contrario.
Al cane non si urla, ma si propone, sussurrando amorevolmente. Non è una questione morale o di gentilezza, ma di fisica quantistica, scienza della natura. Essendo che siamo tutti immersi in un grande campo elettromagnetico e che il suono è vibrazione, quindi energia e informazione, se urliamo informiamo (vale a dire diamo forma) malamente il nostro cane. Pensiamoci bene la prossima volta che ci verrebbe da dire: “che stupido cane sei se non mi ascolti…..”. Sarebbe bene prestare molta prudenza con le parole che escono dalla nostra bocca (ovviamente ancor di più vale il passo precedente, moltiplicando la cautela con i pensieri che creiamo).
Il problema è che noi esseri umani, in un maldestro tentativo, e disperato bisogno, di farci capire, siamo abituati a sbraitare. Ma proprio così facendo impediamo all’altro di capire, e di capirsi (e infatti, urlando, “informiamo” le altre persone in modo da renderle meno intelligenti. Voi riuscite a pensare lucidamente se avete davanti qualcuno che vi strilla contro?). E’ facile osservare come la nostra cultura dispensi tributi e onorificenze a chi urla di più, basta accendere la televisione e sintonizzarsi su qualsiasi canale nell’orario dei talk show, ancor meglio se parlano di politica, per averne la prova. Più uno alza la voce per sovrastare l’altro, più vuole dominare, più rende l’altro schiavo. Perché lo fa? Per paura.

Ma, di che cosa possiamo aver timore nel momento in cui ci mettiamo con insistenza ad alzare la voce con il nostro cane se egli non esegue immediatamente i comandi che gli chiediamo? (di solito diciamo che “non ci ubbidisce”) A questo punto ognuno deve guardare dentro di sé, in profondità ma soprattutto con onestà. Potrebbe esserci la paura di “fare brutta figura”, che quindi potrebbe trarre origine dall’insicurezza e dalla necessità di farsi benvolere ed accettare dagli altri, oppure quella di sentirsi poco considerati, quando ad esempio si arriva a pensare “se addirittura il mio cane non mi ascolta vuol dire che sono proprio una nullità”, oppure ancora, dietro ad un urlo impaziente e aggressivo potrebbe esserci la fissazione di avere sempre tutto sotto controllo, affetti, oggetti e situazioni. La terribile e diabolica mania che tutto sia perfetto. Le combinazioni, è facile intuirlo, possono essere tante quante sono gli esseri umani e i cani che vivono insieme sulla faccia della Terra. Il denominatore comune però, e anche la chiave per cominciare a comprendere qualcosa, sta nel fatto che se prestiamo attenzione agli atteggiamenti che adottiamo e agli stati emotivi in cui siamo immersi nel momento in cui ci mettiamo in contatto con il nostro cane, possiamo capire molto di noi stessi, di come stiamo, se e quanto siamo equilibrati. Come possiamo dunque anche solo pensare di andare d’accordo, comunicare e farci ascoltare dal nostro cane se noi siamo i primi ad infondergli paura?
Pazienza, ci suggeriscono vocabolari ed enciclopedie “è la facoltà umana di rimandare la propria reazione alle avversità, mantenendo nei confronti dello stimolo un atteggiamento neutro”, ma pazienza è molto di più.
E’ soprattutto saper mantenere il giusto atteggiamento durante l’attesa che ci separa dall’evento desiderato (o nel peggiore dei casi indesiderato). Può essere anche lunga e snervante. Il che significa essere in grado di mantenere la calma, ma anche serenità ed amorevolezza. Essere costanti e imperturbabili nei nostri desideri. Non arrabbiarsi, e non intestardirsi. In questa fase è fondamentale saper accettare che tutti i processi, e quindi tutti i cambiamenti, grandi o piccoli che siano, accadono in maniera graduale, in tempi diversi a seconda di ciascun essere vivente, e a seconda del momento che ciascuno di loro sta vivendo. Tutto questo tradotto in termini pratici, sul campo, ci suggerisce non solo come comportarci con il nostro cane quando ci troviamo in difficoltà, ma anche come cavarcela meglio, con più significato, nella vita di tutti i giorni.

Adottiamo un cane, che non è abituato a passeggiare con il guinzaglio. Quando lo portiamo fuori tira come un dannato, arpionando il terreno con le unghie, per andare avanti il più possibile. Ci trascina. Oppure, situazione opposta, si pianta per terra e non si muove più, né in avanti, né all’indietro, né di lato. Non c’è modo di farlo proseguire. Ora, cosa succederebbe se noi perdessimo subito la pazienza e cominciassimo a strattonarlo e a urlargli di fare esattamente quello che vogliamo noi? Strattonando, o a tirando per opporre resistenza, non arriveremo mai a fare una passeggiata tranquilla e rilassante con il nostro cane al guinzaglio. Bisogna mantenere la calma. Avere pazienza. Non lottare contro chi lotta, in questo caso si traduce in: non tirare chi tira. E’ un lavoro semplice, perché semplice è il principio, ma nello stesso tempo è anche molto impegnativo, perché la maggior parte di noi non è abituata a muoversi sempre con costanza e coerenza. E’ chiaro dunque che per fare qualcosa che viene considerato semplice, per non dire banale, l’unico modo per fare dei passi avanti è prima di tutto lavorare su noi stessi.
In fondo, a guardarli da questo punto di vista, gli esercizi che gli educatori cinofili propongono per imparare a gestire il cane al guinzaglio sono delle tecniche, alcune molto efficaci, altre meno, per allenarsi a portare pazienza, a lasciar andare con consapevolezza la volontà di imporsi su un altro essere vivente, ma anche di abbandonare la rigidità mentale e l’ostinazione che ci portano a volere sempre tutto. E subito.
Di stranezze riguardo quello che riusciamo a far subire ai nostri cani ne abbiamo scritte parecchie. Abbiamo parlato di cani con piercing e tatuaggi, di cani tinti o vestiti come bebè ma alla follia non c’è mai fine! Dalla cina arriva una moda alquanto discutibile: […]
Notizie dal MondoDi stranezze riguardo quello che riusciamo a far subire ai nostri cani ne abbiamo scritte parecchie. Abbiamo parlato di cani con piercing e tatuaggi, di cani tinti o vestiti come bebè ma alla follia non c’è mai fine!
Dalla Cina infatti arriva una nuova e alquanto discutibile moda che sta velocemente dilagando: far indossare ai cani dei collant (si si, avete capito bene, proprio i classici collant da donna) e altri accessori come scarpe col tacco, coroncine, ecc… Fotografarli e postare le loro foto sui maggiori social networks.
Questa moda ha già un nome Gou gou chuan siwa, tradotto in italiano, semplicemente: cani che indossano collant.
Tutto è nato il 2 Aprile di quest’anno dopo la pubblicazione di una foto di un cane in collant su un importante social network cinese. La foto ha ottenuto ben 16.000 commenti! L’autore della foto ha dato come semplice ma pressoché vergognosa spiegazione il fatto che “si annoiava” e in qualche modo con questo ha dato il via ad un trend che coinvolge tutti quelli che possiedono un cane, si annoiano e vogliono renderlo (leggete bene) “più sexy”!!
Tutto ciò ha dell’incredibile, non trovate?!
Già soltanto due cose mi fanno in qualche modo accapponare la pelle: la prima è che il proprietario di un cane non solo, per NOIA, ha sottoposto il proprio fedele amico a questa “tortura” ma in più ha anche avuto il coraggio di mettere quella foto su internet e farle fare “il giro del mondo”. Non esagero se dico che ha in qualche modo umiliato il suo dolce quattro zampe!
E la seconda è che ritiene che il proprio cane sia “sexy” agghindato in quel modo…sono davvero allibita! Ma, se si fosse fermata lì tutta la situazione avremmo avuto un proprietario irrispettoso, un cane forse triste e frustrato e basta, e invece…
A cura di Anna De Romita – Educatrice cinofila Bari Un giorno vi svegliate, siete bambini molto piccoli e non capite bene il senso delle parole che vi rivolgono i vostri familiari ma li seguite ciecamente, spinti da un misto di istinto, affetto e fiducia. […]
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A cura di Anna De Romita – Educatrice cinofila Bari
Un giorno vi svegliate, siete bambini molto piccoli e non capite bene il senso delle parole che vi rivolgono i vostri familiari ma li seguite ciecamente, spinti da un misto di istinto, affetto e fiducia. Fin dal primo giorno in cui avete visto la luce, loro sono stati il vostro punto di riferimento, il vostro rifugio, la vostra fonte di cure e apprendimento.
Quel giorno, come sempre, i vostri familiari sono al vostro fianco, si occupano delle vostre esigenze e vi parlano, vi coccolano, vi conducono con loro ovunque vadano. Notate strani movimenti di borse, borsoni, vestiti, scarpe e c’è entusiasmo nell’aria…tutti sembrano felici ed eccitati per qualcosa. Cosa sarà?
Forse ve l’hanno detto e spiegato ma voi non comprendete ancora bene il loro linguaggio e con lo sguardo e l’udito è piuttosto difficile cercare di comprendere cosa stia accadendo. Ma tutto sommato siete tranquilli. Loro sono il vostro punto di riferimento, il vostro rifugio, la vostra fonte di cure e apprendimento…la vostra sicurezza. Tutto sommato pensate di unirvi all’euforia generale perché siete certi che vi attenda qualcosa di bello anche per voi! (altro…)
A cura del Dott. Maurizio Dionigi – Istruttore Cinofilo del Centro “ Del Chiaro di Luna Cinofilia“ (Cesena) – Una mamma con i suoi cuccioli. Osservare decine di cucciolate, dalla nascita ai sessanta giorni. Osservare e trascrivere ciò che si vede; semplicemente osservare e trascrivere…… E’ […]
Educazione e Addestramento Problemi comportamentali
A cura del Dott. Maurizio Dionigi – Istruttore Cinofilo del Centro “ Del Chiaro di Luna Cinofilia“ (Cesena) –
Una mamma con i suoi cuccioli. Osservare decine di cucciolate, dalla nascita ai sessanta giorni. Osservare e trascrivere ciò che si vede; semplicemente osservare e trascrivere…… E’ da questo che occorre partire.
Non può esistere nulla che sostituisca questo. Leggere ciò che si è osservato e cercare di capire. Qual è il primo apprendimento del cucciolo? Che cosa è “altro” per un cucciolo di pochi giorni? Quale rapporto lo collega alla madre? Come avviene la scoperta di se stesso? Quando il cucciolo scopre i fratelli e quando comincia d interagire con loro? Quando ciò che avviene fuori dal cassone in cui è nato comincia a diventare significativo? Come si trasmette la conoscenza? Come fa il cucciolo ad impossessarsi del linguaggio canino? Come vive le dinamiche sociali? Come mi accorgo che il cucciolo ha compreso cosa significa “ritualizzazione dell’aggressività”? Perché i Rottweiler sono diversi dai Golden e in che cosa? Perché ogni razza è diversa dal’altra? Quando mi accorgo che ogni cucciolo è un individuo? Quanto riesco a comunicare con un cucciolo e da quando? E’ proprio vero tutto quello che si legge e, soprattutto, come faccio a giudicare ciò che è vero e ciò che non lo è se mi mancano le risposte a questi interrogativi ?
Scusate il lungo elenco di interrogativi. Devo parlare del Rieducatore, cioè di colui che si occupa dei cani che presentano comportamenti problematici. Già… comportamenti problematici, cioè “diversi” rispetto a ciò che noi ci aspettiamo e giudichiamo, come “normali”. E’ per questo che sono partito dalla mamma con i cuccioli. Se non siamo in grado di seguire lo sviluppo del cucciolo nei primi due mesi di vita è, a mio parere, molto difficile che riusciamo ad essere Rieducatori poiché non sappiamo , per conoscenza diretta, come avviene lo sviluppo di quelle che sono premesse indispensabili per il comportamento adulto. I primi sessanta giorni sono quelli in cui si creano le premesse per la crescita del cane; in quel cucciolo, da quando nasce, prende corpo la trama delle emozioni che regoleranno le interazioni inter e intra specifiche; è all’interno della cassa parto che nasce e si sviluppa la curiosità che è motore degli apprendimenti futuri; è nella cucciolata che si crea il terreno favorevole alla socialità dell’età adulta. In una parola è nella conoscenza di questi momenti di vita che colloco le basi del ruolo del Rieducatore.

Osservare. Siamo partiti da questo, ma occorre intendersi. Osservare non è interpretare; non è spiegare i comportamenti, ma registrarli. Solo dopo avverrà la rilettura dell’insieme dei comportamenti e si cercherà di individuare che cosa, collegandoli, ne fornisce una spiegazione plausibile. Diversamente nulla ha significato. Piegare alle mie spiegazioni un comportamento del cane, qualunque esso sia, senza impiegare tempo nell’osservazione non potrà mai portare ad alcun risultato.
Ho voluto cominciare dall’osservazione e dall’inizio della vita del cane per sottolineare quanto siano importanti questi presupposti per una professionalità che, troppo spesso, è mal interpretata. Ma ora possiamo definire più compiutamente la figura del Rieducatore Cinofilo.
I contorni che definiscono la “normalità” del comportamento del cane sono definiti dall’uomo. Questo determina il primo elemento della professionalità del rieducatore; è un imperativo etico: il rieducatore è sempre dalla parte del cane. Definendo i limiti del comportamento normale rischiamo, troppo spesso, di dimenticare che alla stessa origine della domesticazione c’è una sorta di patto non scritto secondo il quale il cane pone al servizio dell’uomo le sue capacità e riceve in cambio la risposta ai suoi bisogni fondamentali. E’ proprio di questi ultimi che non teniamo conto nel valutare i comportamenti. Accade in questo modo che il comportamento definito come problematico sia, molto spesso, espressione di una impossibilità di adattamento alla realtà dell’uomo; questa impossibilità può essere determinata proprio dalla non risposta a bisogni fondamentali del cane. Ecco allora che la lettura delle situazioni necessita di una figura che, avendo come primo interesse il benessere del cane, parta da questa per una nuova lettura della situazione stessa. Ritengo questa una condizione fondamentale. Il cane che abbaia continuamente, che combina danni distruggendo tutto, che sporca in modo improprio, che reagisce attaccando i suoi simili o, a volte, anche le persone è un cane che soffre e il comportamento è solo espressione di una sofferenza. Quanto affermato comporta la conoscenza dei bisogni fondamentali dei cani in quanto tali, dei bisogni dei cani in quanto appartenenti ad una specifica razza e dei bisogni del cane in quanto individuo. Certo non è semplice; è una conoscenza complessa che è tanto più costruttiva quanto più è diretta. Occorre conoscere il cane in ogni suo aspetto: i principi che regolano il suo sviluppo fisico, il suo evolversi mentale e gli elementi che lo favoriscono, le caratteristiche del suo apprendere, le sue dinamiche sociali. Ogni singola razza presenta poi attitudini che non possono essere ignorate semplicemente perché esistono e rappresentano pulsioni che determinano comportamenti. Vorrei che si tenesse conto del fatto che, molto spesso, la scelta del cane avviene per motivi che nulla hanno a che fare con le attitudini presenti nelle diverse razze e questo non può che ripercuotersi negativamente sulla quotidianità e, alla lunga, determinare problemi.

Un’altra caratteristica della professionalità che stiamo esaminando è la capacità di ascolto delle persone. Vediamo di chiarire. Qualunque sia la situazione del cane il cui caso ci viene sottoposto, per le persone che ci propongono la cosa quella realtà costituisce un problema; è vissuto come tale e come tale va affrontato. Ascoltare significa questo: farsi carico della situazione che ci viene proposta pesandone la gravità con la misura di chi la propone pur conservando il distacco necessario per valutarla nella sua portata reale, commisurandola però con tutto ciò che l’interessato non conosce. La capacità di ascolto implica un atteggiamento “benevolente”: devo cioè “pensare bene” delle persone che ho di fronte, e da questo bene prendere le mosse per costruire. A questo punto occorre un accenno ad un aspetto importante della figura del rieducatore: egli deve accreditarsi quale figura professionale. Accreditarsi come colui che può collaborare per produrre un cambiamento, migliorativo, nella situazione definita come problema. Non propone miracolistiche formule, non rappresenta la soluzione ma, dopo aver analizzato il quadro proposto, collabora alla ricerca del maggior miglioramento possibile. Va ricordato che lungo il percorso per ottenere il cambiamento ognuno deve mettersi in gioco. E’ così che emerge un’altra caratteristica del rieducatore: l’onestà intellettuale con la quale si propone l’analisi della situazione; è un’analisi che coinvolge, spesso, l’intero nucleo familiare in cui il cane è inserito; è un’analisi dalla quale emerge, quasi sempre, la necessità di cambiamenti profondi nella vita di quel nucleo familiare e, anche se tutto ciò va naturalmente parametrato con la realtà, non può essere colpevolmente ignorato poiché sappiamo bene che tentare di risolvere la maggior parte dei comportamenti problematici senza modificare la realtà in cui il cane è inserito non è possibile se si rispetta il cane. Con l’insieme di queste capacità è possibile accostarsi alla interpretazione del linguaggio del cane. Anche qui occorre capire bene.
Tante volte, durante seminari sulla comunicazione, ho sentito educatori ripetere più che adeguatamente il significato di posture o mimiche, ma troppo spesso, gli stessi sono incapaci di interpretare il cane che hanno di fronte. Capire il linguaggio del cane significa non dover ricorrere, ogni volta, ad una sorta di dizionario che traduca un significato; capire significa “prendere dentro” , vivere il linguaggio del cane come proprio e, attraverso questo vissuto comune, concretizzare la comunicazione empatica che, sola, ci conduce a “sentire” il cane. Non sono in grado di capire se non riesco a sentire quanto di più profondo si nasconde dietro un comportamento.
Certo tutto questo si può affrontare con lo studio dei numerosi contributi scientifici che, per fortuna, arricchiscono il mondo cinofilo ma, come è facile capire, tutto deve essere profondamente vissuto in una esperienza, direi in una vita, trascorsa con i cani e per i cani. Dubito fortemente che senza tale esperienza gli apporti scientifici possano essere recepiti con quell’indispensabile capacità critica che li rende poi utilizzabili.
Un’ultima caratteristica del bagaglio del rieducatore è la profonda capacità di educare il cane; è indispensabile, ma anche estremamente evidente, che un rieducatore debba sapere sempre come ottenere un comportamento.
Sembra semplice, ma non lo è. Non si può fare rifugiandosi dietro alle formule di moda sui diversi metodi; occorre conoscere le regole della comunicazione, saperle utilizzare, pianificare i cambiamenti necessari e definire i passi necessari per ottenerli. Ma non è finita qui, è indispensabile la verifica di quanto ottenuto. E’ proprio sulla verifica che si può reggere l’assunzione della responsabilità del cambiamento. Vi sono problematiche per le quali il rieducatore si deve rendere garante dei percorsi attuati ed è su tale garanzia che si regge la nuova vita del cane e del nucleo familiare in cui è inserito.
Non so se sono riuscito a dare un’idea di cosa occorra ad un rieducatore; lo spero.
Maurizio Dionigi – Istruttore Cinofilo del Centro “ Del Chiaro di Luna Cinofilia“ (Cesena)